Sla: la combinazione di due farmaci rallenta la malattia. Ma la sperimentazione è solo ai primi passi

Lo studio

Sla: la combinazione di due farmaci rallenta la malattia. Ma la sperimentazione è solo ai primi passi

Una nuova terapia ha dimostrato di riuscire a rallentare la progressione della Sla. Nell’arco di 6 mesi chi ha assunto il farmaco ha sviluppato i sintomi 6 settimane più tardi rispetto a chi ha assunto un placebo. Resta da capire se gli effetti sono duraturi e se migliora la sopravvivenza

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Immagine: Pink Sherbet Photography from Utah, USA / CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)
di redazione

Henry Louis Gehrig, nato nel 1903 e morto a soli 38 anni nel 1941, è entrato nella storia del baseball, ma anche, suo malgrado, in quella della medicina. Il suo nome è legato ai successi ottenuti in dieci anni di carriera nei New York Yankees ma anche alla malattia che lo ha costretto al ritiro e portato prematuramente alla morte, la sclerosi laterale amiotrofica nota anche, per l’appunto, come malattia di Lou Gherig.

Dal caso di Gherig, il più celebre insieme a quello del fisico Stephen Hawking, a oggi non è stata individuata alcuna cura in grado di arrestare o rallentare significativamente la progressione della malattia che porta alla paralisi dei muscoli volontari impedendo ai pazienti di muoversi, mangiare, parlare e infine respirare. 

Nessuno degli oltre 50 trial clinici condotti negli ultimi 25 anni si è concluso con delle buone notizie. Gli unici due farmaci indicati per la malattia (riluzolo e l’edaravone) sono in grado di ritardare di pochi mesi la comparsa dei sintomi più gravi.

Per questo uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine offre uno spiraglio di speranza: ha dimostrato infatti che la combinazione di due farmaci riesce a rallentare la malattia. La sperimentazione - un trial clinico randomizzato in doppio cieco con placebo - è stata condotta su 137 pazienti con Sla divisi in due gruppi: uno trattato con la terapia sperimentale e uno con il placebo. 

I pazienti che avevano ricevuto il placebo raggiungevano in 18 settimane condizioni cliniche che i pazienti trattati con la coppia di farmaci non sperimentavano prima delle 24 settimane. In sostanza, la terapia sembrerebbe ottenere un rallentamento di 6 settimane nell’arco di 6 mesi. Un risultato non risolutivo, ma molto promettente che però dovrà essere confermato nella fase successiva della sperimentazione. I dati attuali riguardano infatti la fase 2 del trial clinico durante la quale l’efficacia e la sicurezza del trattamento sono state testate su un numero di pazienti molto più basso rispetto a quello richiesto dagli enti regolatori per approvare la terapia. La strada futura è obbligata: alla fase 2 deve seguire la fase 3. A meno che le associazioni di pazienti non riescano a convincere le autorità regolatorie a concedere una scorciatoia rispetto all’iter standard. Un'eventualità prevista dalla normativa data l’attuale mancanza di terapie paragonabili alla nuova per eefficacia.  

Secondo quanto riporta il New York Times la A.L.S. Association, la principale associazione di pazienti americana, ha già abbracciato la causa e sta raccogliendo la documentazione per ottenere dall’ente regolatorio il percorso accelerato di approvazione e dalla azienda farmaceutica Amylyx l’uso compassionavele del farmaco (permettere ai pazienti di accedere alla nuova terapia mentre è ancora in corso la sperimentazione).  

Il farmaco sperimentale si chiama AMX0035 ed è la combinazione di due molecole, il fenilbutirrato di sodio e il taurursodiolo. 

Il primo è un farmaco per il disturbo pediatrico del ciclo dell’urea e il secondo è un integratore. Insieme le due molecole sembrerebbero capaci di proteggere i neuroni prevenendo le disfunzioni di alcune strutture cellulari (i mitocondri e il reticolo endoplasmatico). 

Le prime prove dell’efficacia della loro efficacia combinata erano arrivate dagli esperimenti sugli animali. I ricercatori avevano osservato che la terapia sperimentale preservava il 95 per cento dei neuroni in topi colpiti da una malattia simile alla Sla. Da qui alla sperimentazione sugli esseri umani il passo è stato breve. 

I ricercatori hanno reclutato 137 pazienti che avevano sviluppato i primi sintomi della malattia entro i 18 mesi precedenti all’inizio del trial e che avevano almeno tre regioni del corpo già coinvolte dalla patologia. I due terzi dei partecipanti hanno ricevuto AMX0035 sotto forma di polvere solubile in acqua da bere due volte al giorno. Il principale obiettivo dello studio era quello di rallentare il declino di 12 abilità fisiche, tra cui camminare, parlare, ingoiare, vestirsi, scrivere e respirare. I progressi venivano valutati su una scala di 48 punti usata per monitorare l’avanzamento della malattia. Nel corso di 24 settimane i pazienti trattati con placebo mostravano un peggioramento di 2,32 punti in più rispetto ai pazienti che avevano assunto il farmaco. 

Resta ancora da scoprire se gli effetti sono duraturi e se il farmaco incide anche sulla sopravvivenza dei pazienti. La successiva fase della sperimentazione tenterà di dare una risposta a questi quesiti.