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Giornata mondiale dell’udito
Sette milioni di italiani a rischio esclusione sociale per ipoacusia
Redazione
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Prevenire, fare diagnosi precoce e prendersi cura dei disturbi uditivi. Sono le tre azioni al centro del World Hearing Day, la Giornata mondiale dell’udito che l’Organizzazione mondiale della sanità ha istituito ogni 3 marzo per richiamare l’attenzione su un tema spesso sottovalutato: la salute dell’udito.

La perdita dell’udito è una delle condizioni croniche più diffuse a livello globale. Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, oltre 1,5 miliardi di persone, quasi il 20 per cento della popolazione mondiale, convivono con una riduzione della capacità uditiva; di queste, 430 milioni presentano una forma invalidante. Entro il 2050 si prevede che saranno più di 700 milioni le persone con una perdita dell’udito tale da incidere in modo significativo sulla qualità della vita. In Italia le persone ipoacusiche sono circa 7 milioni.

In questo scenario assume un ruolo centrale una figura sanitaria spesso poco conosciuta: il tecnico audiometrista. A sottolinearne l’importanza è la Commissione di albo nazionale dei tecnici audiometristi della Federazione nazionale degli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione. Si tratta di professionisti specializzati nell’esecuzione di esami strumentali audiometrici e vestibolari, fondamentali per valutare la funzionalità dell’apparato uditivo e dell’equilibrio.

Nei Paesi industrializzati circa 1-2 neonati ogni 1.000 presentano problemi uditivi permanenti sin dalla nascita. La prevalenza cresce con l’età, passando a 2-3 casi ogni mille a cinque anni e a 3-4 ogni mille in adolescenza. In Italia le forme di sordità da gravi a profonde, a maggiore impatto sociale, colpiscono lo 0,72 per mille e rappresentano tra il 20 e il 30 per cento di tutte le perdite uditive; spesso non sono correggibili con protesi tradizionali e possono richiedere un impianto cocleare.

I tecnici audiometristi lavorano in collaborazione con medici otorinolaringoiatri, audiologi, logopedisti e tecnici audioprotesisti, contribuendo alla definizione del quadro clinico attraverso esami specialistici come audiometria tonale e vocale, impedenzometria, potenziali evocati uditivi ed esami vestibolari. La loro attività non si limita però alla diagnosi: partecipano a campagne di screening e a iniziative di prevenzione, anche in ambito occupazionale, per contrastare l’ipoacusia da rumore, ancora tra le principali malattie professionali.


 


 

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