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L'indagine
Quasi la metà degli italiani ritiene che le conseguenze del cambiamento climatico sulla salute siano gravi e riguardino tutti
Redazione
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Le conseguenze del cambiamento climatico preoccupano gli italiani anche quando si tratta di salute e di insorgenza dei piccoli disturbi. Secondo una ricerca di Human Highway per Assosalute, l'Associazione farmaci di automedicazione, presentata a Milano giovedì 23 maggio, il 78,5% degli italiani dichiara di aver sentito parlare in diversi contesti o di essersi interrogato sulla relazione tra salute e cambiamento climatico e degli effetti che gli agenti atmosferici possono avere sul benessere delle persone. Inoltre, quasi un italiano su due (47%) è convinto che, allo stato attuale, il cambiamento climatico abbia già delle gravi conseguenze sulla salute di tutti, non solo delle persone vulnerabili. A essere più in allarme sono le donne (l’84,2% rispetto al 64,4% degli uomini).

L’esposizione e, di conseguenza, la conoscenza del tema, aumenta con l'età: è relativamente più bassa tra i giovani tra i 18 e i 24 anni (68,6%) e molto alta tra gli over 65 (84%). Tuttavia, a essere più preoccupati non sono solo gli over 65 (53,5%), ma proprio i giovanissimi (50,7%), mentre il problema è meno sentito dai i 45-54enni (39,6%).

«I giovani - commenta Claudio Cricelli, presidente emerito della Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg) - sentendosi coinvolti in prima persona nel mondo attuale e in quello futuro, risultano particolarmente attenti e preoccupati per gli effetti del cambiamento climatico, anche se questo non si declina in un timore per la loro salute personale. Al contrario, le persone anziane sentono l'impatto delle problematiche ambientali sulla loro salute già oggi, con sintomi evidenti; queste due generazioni hanno, quindi, percezioni e preoccupazioni diverse: i giovani si proiettano nel futuro e vogliono agire oggi per prevenire problemi da anziani, mentre gli anziani desiderano soluzioni immediate per i problemi attuali».

L'84,2% del campione riconosce nelle conseguenze del cambiamento climatico le cause dei piccoli disturbi, in particolare: stanchezza diffusa, malesseri muscolo-scheletrici, sintomi influenzali fuori stagione (30%) e allergie prolungate (29,1%). Se la popolazione più anziana è maggiormente affetta da disturbi muscolo-scheletrici dovuti agli sbalzi termini, i giovani sono invece più suscettibili a influenze e allergie fuori stagione. Non solo si tratta di sintomi molto comuni, ma anche in crescita negli ultimi anni: il 75% delle persone con stanchezza diffusa riporta un peggioramento rispetto al passato, mentre il 60% osserva un aumento dei malesseri legati agli sbalzi termici, alle influenze fuori stagione e alla disidratazione causata dal caldo improvviso. 

«Sono molte - spiega Cricelli - le trasformazioni a cui si sta assistendo e che portano ad avere conseguenze sulla salute: la fioritura delle piante, ad esempio, o la stagionalità dei pollini, con conseguenze sul calendario delle allergie; o, ancora, su quella delle epidemie». Tutto ciò «ci fa riflettere sull'esistenza di una correlazione tra il clima e l'andamento delle epidemie – sottolinea il presidente emerito Simg - un tema su cui la ricerca scientifica sta già cominciando a fornire alcune risposte ma su cui è necessario approfondire».

Secondo l'indagine, in caso di piccoli disturbi correlati ai cambiamenti climatici, gli italiani si rivolgono al medico (45,2%) e fanno ricorso ai farmaci e di automedicazione (25,1%), a cui si tende ad affidarsi con l’aumentare dell’età, soprattutto tra i 45-54enni. Il 21% del campione opta invece per metodi naturali, mentre il 20,9% si affida al consiglio del farmacista. Solo l'11,7% cerca informazioni su sintomi e rimedi on line, comportamento molto diffuso tra gli under 24, mentre una quota simile (11,9%) non fa nulla, aspettando che il sintomo passi da se'.

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