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L'iniziativa
Una Rete accademica europea per formare gli studenti di Medicina sulle conseguenze dei cambiamenti climatici
Redazione
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Dotare nei prossimi tre anni almeno 10 mila studenti di Medicina delle conoscenze e delle competenze necessarie per rispondere all'impatto dei cambiamenti climatici sulla salute delle persone e fornire un'assistenza sanitaria più sostenibile.

È questo l'impegno assunto da 25 Università europee in occasione del World Health Summit 2024 (Berlino, 13-15 ottobre). La rete dei 24 Atenei è presieduta dall'Università di Glasgow e sostenuta dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e da importanti aziende farmaceutiche attraverso la Sustainable Markets Initiative Health Systems Task Force.

L'European Network on Climate & Health Education (ENCHE), fondato da Scuole di Medicina di Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Polonia, Portogallo, Slovenia, Svezia, Spagna, Svizzera e Regno Unito, inserirà l'insegnamento sul clima e la salute nei programmi di studio con l’obiettivo di aiutare i futuri medici a riconoscere, prevenire e trattare il crescente peso della crisi climatica sulla salute pubblica, oltre che offrire soluzioni sanitarie sostenibili.

«Per la nostra generazione – sottolinea Esther Ngoy, studentessa di Medicina dell'Università di Glasgow - la crisi climatica è una delle questioni più urgenti e allarmanti che siamo chiamati ad affrontare in questo momento. Per il bene dei pazienti, delle comunità e della società, è fondamentale che i medici del futuro siano istruiti e preparati ad affrontare frontalmente questa sfida».

Attualmente la formazione medica non include sempre un insegnamento sui legami tra clima e salute, materia nella quale la formazione dipende spesso dalle conoscenze dei singoli membri della Facoltà e dal coinvolgimento di gruppi di studenti. La Rete si pone quindi come obiettivo di offrire nei programmi di laurea le conoscenze e competenze per affrontare le minacce per la salute legate al clima. In futuro, la Rete potrebbe valutare la possibilità di un ampliamento per coinvolgere altri operatori sanitari e collaborare in altre aree geografiche, con lo scopo di promuovere la resilienza climatica nei sistemi sanitari.

«La diffusione di malattie infettive e le ondate di calore sempre più letali – osserva Iain McInnes, Vice-Principal and Head of College of Medical, Veterinary and Life Sciences University of Glasgow e Co-Chair dell'ENCHE - rendono gli impatti sulla salute legati al cambiamento climatico sempre più pericolosi. Come educatori, è nostra responsabilità garantire che la prossima generazione di medici, professionisti della salute e leader sanitari abbia le competenze necessarie per affrontare queste sfide e possa fornire ai pazienti la migliore assistenza possibile».

La rete diventerà un polo regionale del Global Consortium on Climate and Health Education (GCCHE) della Columbia University Mailman School of Public Health che metterà a disposizione competenze e consulenza, oltre a promuovere la collaborazione transatlantica sulla formazione in tema di clima e salute.

Secondo l'Oms, il 99% delle persone respira aria inquinata e ogni anno muoiono 7 milioni di persone a causa dell'inquinamento atmosferico, mentre in assenza di un intervento urgente i decessi legati al calore potrebbero triplicare da qui al 2050.

Tedros Ghebreyesus, Director-General of the World Health Organization, avverte che «gli impatti sulla salute causati dal cambiamento climatico non sono minacce ipotetiche per il futuro; sono qui, adesso. L'Oms sta supportando i Paesi nel costruire sistemi sanitari resilienti al clima e rispettosi dell'ambiente, il che include fornire agli operatori sanitari le competenze necessarie per affrontare questa grande sfida per la salute pubblica».

Come membro della Task Force Sustainable Markets Initiative Health System, il Rettore dell'Università di Pavia, Francesco Svelto, si dichiara «molto lieto che le principali Scuole di Medicina europee stiano collaborando con i leader della sanità globale per affrontare le sfide del clima e della salute che ci troviamo ad affrontare, che sono interconnesse tra loro. Lavorando insieme oltre i confini nazionali – conclude - possiamo contribuire a creare soluzioni per migliorare la salute delle persone e del Pianeta».

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