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L'incontro
Steatosi epatica, sfida emergente per la sanità pubblica italiana
Redazione
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La diagnosi è spesso tardiva e questo comporta alti costi diretti e indiretti a causa della non-gestione della malattia. È necessario, quindi, il confronto tra comunità scientifica, Istituzioni e Associazioni per migliorare la presa in carico dei pazienti, ridurre la mortalità e contenere la spesa pubblica sanitaria, rimettendo al centro il ruolo dell’epatologo.

È questa la sintesi del convegno che si è svolto martedì 10 marzo a Roma per iniziativa della senatrice Ylenia Zambito, al quale hanno partecipato rappresentanti della comunità scientifica, delle Istituzioni e delle Associazioni di categoria.

La forma più aggressiva della steatosi epatica, nota anche come steatoepatite (MASH), è caratterizzata dalla presenza di danno cellulare e infiammazione del fegato e, se non diagnosticata e trattata precocemente, comporta un rischio significativo di sviluppare fibrosi con progressione a cirrosi, insufficienza epatica e carcinoma epatocellulare. A causa della cirrosi metabolica e delle sue complicanze, tra cui l’epatocarcinoma, ogni anno in Italia, circa 16 mila persone muoiono e circa 1.700 necessitano di trapianto di fegato. Attraverso una presa in carico mirata dei pazienti con fibrosi epatica avanzata e grazie all’innovazione terapeutica, mortalità e costi associati potrebbero essere ridotti in maniera significativa.

La steatosi epatica, insieme alla sua forma più progressiva, è oggi «una delle principali cause di danno epatico nei Paesi occidentali -ricorda Giacomo Germani, segretario dell’Associazione italiana per lo studio del fegato (Aisf) e direttore dell’Unità Trapianto multiviscerale dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Padova - e avrà un impatto sempre maggiore sull’insorgenza di cirrosi, epatocarcinoma e insufficienza epatica, con conseguente aumento della necessità di trapianto di fegato».

Specialmente nei suoi stadi avanzati, la steatosi epatica «non può più essere considerata una condizione transitoria: è una malattia seria – interviene Massimiliano Conforti, presidente dell’Associazione EpaC - e va affrontata con la stessa attenzione riservata alle altre patologie croniche del fegato. Per questo è fondamentale che i pazienti vengano seguiti da specialisti epatologi, gli unici in grado di garantire un percorso diagnostico-terapeutico appropriato e tempestivo». Per Conforti è inoltre «urgente che la steatosi epatica venga finalmente inserita nei Livelli essenziali di assistenza e che venga creato uno specifico codice di esenzione, all’interno dell’attuale codice 016 dedicato alle epatiti croniche: un passo indispensabile per tutelare i pazienti, garantire equità di accesso e costruire percorsi di cura realmente efficaci».

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