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Lo studio
Oltre il 70% delle decisioni cliniche dipende dalle analisi di laboratorio
Redazione
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Più del 70% delle decisioni cliniche si basa sui risultati degli esami, che rappresentano le prestazioni più richieste dai cittadini. Per questo è necessario armonizzarne i costi: in occasione del completamento del percorso di valorizzazione economica dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), la Società italiana di biochimica clinica e biologia molecolare clinica – Medicina di laboratorio (Sibioc), ha presentato uno studio nazionale sull’applicazione del Nuovo nomenclatore tariffario, introdotto nel 2024.

L’iniziativa è nata dal II Strategic Conference Sibioc e in particolare dalla tavola rotonda dedicata alle delegazioni regionali, che ha evidenziato l'eterogeneità dei modelli organizzativi della Medicina di laboratorio nelle diverse realtà regionali.

«La Medicina di laboratorio – osserva Sabrina Buoro, presidente Sibioc – richiede, oggi più che mai, strumenti condivisi di governo, valutazione e programmazione. In questo contesto, Sibioc ha ritenuto strategico offrire un contributo operativo per il sistema sanitario, promuovendo una analisi scientifica finalizzata a fornire elementi oggettivi di supporto alle future decisioni istituzionali».

L’analisi ha preso in esame tutti i nomenclatori tariffari regionali attualmente vigenti, confrontandoli con il nuovo Nomenclatore tariffario nazionale del ministero della Salute. I risultati riguardano 25 prestazioni, selezionate tra più di 2 mila tipologie di esami, rappresentative di oltre il 62% dell’attività complessiva e fotografano una significativa variabilità nell’applicazione del nomenclatore sul territorio nazionale: per esempio, per glicemia e creatinina i rimborsi variano rispettivamente da un minimo di 1 e 1,10 euro a un massimo di 2; per la proteina C reattiva da un minimo di 1,90 a 10 euro; per l’emocromo da 2,30 a un massimo di 5,30 euro.

«Le decisioni che saranno assunte nei prossimi mesi – sottolinea Buoro - potranno incidere sull’organizzazione dei servizi, sull’equità di accesso e sulla sostenibilità del sistema: per questo riteniamo indispensabile che siano supportate da evidenze scientifiche e da metodologie trasparenti. L’obiettivo – precisa - non è un semplice allineamento delle tariffe: sarà necessario promuovere un confronto scientifico e istituzionale sull’evoluzione dei modelli di finanziamento, affinché siano in grado di riconoscere non soltanto il numero delle prestazioni erogate, ma il valore generato per il paziente, gli esiti clinici, l’appropriatezza prescrittiva e la sostenibilità del Ssn, con un modello che non remuneri esclusivamente la singola prestazione, ma che consideri percorsi diagnostici integrati».

Per la Federazione italiana delle società scientiche di medicina di laboratorio (Fismelab) il lavoro prodotto dalla Sibioc è «di fondamentale importanza» sostiene Pierangelo Clerici, presidente Fismelab, e «crediamo fermamente che la direzione indicata sia quella corretta per una giusta caratterizzazione della diagnostica di laboratorio all’interno del Ssn, che, come viene ampiamente dimostrato, risulta costituita da 21 sistemi regionali che non essendo armonizzati tra loro creano situazioni di sofferenza in alcune Regioni sia per i pazienti che per i professionisti che vi operano».

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