Vietare l'esposizione a smartphone, tablet e altri dispositivi digitali nei primi tre anni di vita, rafforzare il sostegno alle famiglie fin dalla gravidanza e promuovere ambienti educativi privi di schermi per la prima infanzia. Sono gli obiettivi di un progetto di legge presentato su iniziativa della senatrice Simona Malpezzi e promossa insieme alla Società italiana di pediatria (Sip) e alla Fondazione Terre des Hommes Italia.
Il provvedimento, sostenuto da parlamentari di diversi schieramenti politici, intende introdurre Linee guida nazionali sull'esposizione ai dispositivi digitali durante l'infanzia. In particolare, il testo indica di evitare l'utilizzo di schermi nei bambini fino ai 36 mesi e prevede indicazioni sui tempi e sulle modalità di accesso alle tecnologie digitali nelle fasce d'età successive, fino ai 18 anni.
«Questo disegno di legge - precisa Malpezzi - mette al centro la tutela dei più piccoli attraverso un potenziamento dell’informazione e della formazione, soprattutto dei genitori. E questo è fondamentale per arrivare alla consapevolezza di un uso critico di quegli strumenti che fanno parte della vita quotidiana, ma che ormai sappiamo fanno malissimo ai nostri giovani e quindi in maniera maggiore ai più piccoli».
La proposta si basa su un crescente numero di studi scientifici che collegano l'esposizione precoce agli schermi a possibili effetti sullo sviluppo neurocognitivo, fisico e relazionale. Una revisione della letteratura realizzata dalla Commissione dipendenze digitali della Sip, che ha analizzato 78 studi, evidenzia come un aumento del tempo trascorso davanti agli schermi possa essere associato a un maggiore rischio di ritardo del linguaggio, oltre che a difficoltà nell'attenzione, nella regolazione delle emozioni, nella qualità del sonno e nelle interazioni tra adulto e bambino.
«Nei primi anni di vita il cervello attraversa una fase di straordinario sviluppo – spiega Rino Agostiniani, presidente della Società di pediatria – e ha bisogno soprattutto di esperienze reali: relazione, contatto, movimento, gioco, ascolto e interazione con l’adulto. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di evitare che venga introdotta troppo presto e che sottragga spazio a esperienze fondamentali per la crescita».
Il disegno di legge si sviluppa su quattro direttrici principali. La prima riguarda l'elaborazione di Linee guida nazionali che il ministero della Salute dovrebbe predisporre, insieme agli altri ministeri competenti, entro sei mesi dall'eventuale entrata in vigore della legge.
La seconda punta a coinvolgere le famiglie attraverso una rete composta da ostetriche, neonatologi, pediatri, consultori e punti nascita.
Il terzo pilastro riguarda i servizi educativi per i bambini da zero a tre anni. Il testo propone di escludere l'impiego di dispositivi digitali nelle attività educative, privilegiando il gioco, il movimento, le relazioni e lo sviluppo del linguaggio, accompagnando queste misure con una formazione specifica del personale.
Infine, la proposta prevede percorsi formativi dedicati ai professionisti che operano con bambini e famiglie, affinché possano riconoscere precocemente eventuali situazioni di rischio e fornire indicazioni basate sulle evidenze scientifiche.
«Da tempo sentivamo il bisogno di poter incidere in modo più efficace nella tutela dei bambine e bambini, che vediamo tutti i giorni, loro malgrado, esposti ai dispositivi digitali in così tenera età, per via di scelte educative spesso dovute alla mancanza di conoscenza dei danni che ne derivano» racconta Federica Giannotta, responsabile Advocacy e Progetti Italia di Terre des Hommes Italia.
Il testo prevede anche l'istituzione al ministero della Salute di un Tavolo tecnico nazionale permanente sulla salute digitale dei minori che avrebbe il compito di monitorare l'applicazione della legge, aggiornare periodicamente le Linee guida, promuovere attività di ricerca sugli effetti dell'esposizione ai dispositivi digitali e presentare una relazione annuale al Parlamento.
«Questo disegno di legge è frutto di tantissimi anni di lavoro a contatto con i più giovani – sottolinea Marisa Marraffino, avvocata, consulente legale di Terre des Hommes Italia - e mira a porre l’Italia all’avanguardia in Europa e non solo, creando le prime best practices condivise per trattare e prevenire i disturbi connessi alla sovraesposizione al digitale».
