Malattie renali: i nuovi farmaci riducono i danni, ma la salute dei reni va preservata in anticipo

Il congresso  

Malattie renali: i nuovi farmaci riducono i danni, ma la salute dei reni va preservata in anticipo

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Immagine: Museum of Veterinary Anatomy FMVZ USP / name of the photographer when stated, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
A Torino si farà il punto sulle nuove terapie, più sicure ed efficaci, sulle opportunità di gestione della malattia offerte dalle nuove tecnologie e sulle strategie di prevenzione del danno renale nelle persone a rischio. Guardare al futuro con l’entusiasmo di sempre

Telemedicina, intelligenza artificiale, cure domiciliari, nuove opportunità terapeutiche. L’innovazione è pronta a rivoluzionare la vita dei pazienti con malattie renali. Ed è verso questi nuovi orizzonti della medicina che è rivolto lo sguardo degli esperti, dei professionisti e dei ricercatori di nefrologia da tutto il Paese che parteciperanno al 64° congresso della Società Italiana di Nefrologia  (Torino dal 4 al 7 ottobre). L’obiettivo, come suggerisce il titolo, “Con l'entusiasmo delle origini, verso nuovi orizzonti”,  è quello di  proseguire un lungo viaggio nella gestione delle patologie renali fatto di continui e importanti progressi ma anche di traguardi non ancora raggiunti che ora sembrano più vicini. 

I problemi renali continuano infatti a colpire una percentuale considerevole della popolazione, dal 7 al 10 per cento, uomini e donne in eguale misura, le terapie innovative, le nuove tecnologie e la dialisi a domicilio possono migliorare notevolmente la qualità di vita dei pazienti, ma i servizi più efficaci non sono sempre disponibili e resta da colmare una disparità nel trattamento della malattia sul territorio. 

Occuparsi dei reni anche se non si ha una malattia renale

È un punto su cui i nefrologi della Sin insistono periodicamente: chi soffre di una malattia ad alto rischio di presentare un danno renale, dovrebbe controllare in maniera sistematica la salute dei suoi reni. Il messaggio è ricolto a chi soffre di diabete, per esempio, o di pressione alta, condizioni che possono silenziosamente compromettere la funzionalità dei reni. Il rischio è di accorgersi del danno troppo tardi. 

«I reni sono spesso coinvolti in malattie e condizioni non renali come il diabete, l’ipertensione arteriosa e le malattie cardiovascolari oltre che in alcune malattie sistemiche, in particolare quelle reumatologiche, molto spesso in modo subdolo. I reni, infatti, hanno dei meccanismi di compenso e i sintomi appaiono solo quando la funzione renale si è molto ridotta, almeno sotto al 60 per cento» spiega Stefano Bianchi, Presidente della Società Italiana di Nefrologia. 

Nuove terapie per migliorare la qualità di vita

Negli ultimi anni, sono entrate nel mercato nuove opportunità terapeutiche capaci di contrastare la progressione del danno renale o di limitare le conseguenze collaterali della malattia. Fra queste c’è il finerenone, usato nei pazienti con e senza diabete: la sua azione contrasta la progressione della malattia renale e anche lo sviluppo delle sindromi cardio-renali. Il roxadustat è invece in grado di contrastare l’anemia da malattia renale cronica, che si sviluppa nel 90 per cento dei pazienti e che influisce pesantemente sulla qualità di vita. Il difelikefalin ha dimostrato di lenire il prurito sistemico, un sintomo invalidante che colpisce il 40 per cento dei pazienti, soprattutto dializzati. 

«Con l'entusiasmo delle origini, questa edizione del congresso riflette l'ottimismo e la volontà di guardare verso nuovi orizzonti. In un mondo che sta affrontando molteplici sfide sanitarie, il campo della nefrologia sta dimostrando di essere al passo con l'innovazione e la ricerca per migliorare la salute dei pazienti», afferma Stefano Bianchi, presidente Sin.

Innovazione nella cura delle malattie rare

Le patologie che possono colpire i reni sono molte, in alcuni casi si tratta di malattie rare ma non per questo meno gravi. Tra queste  ci sono le  glomerulonefriti, alcune di origine genetica, patologie che colpiscono i giovani e che rappresentano una delle principali cause di insufficienza renale terminale. Per alcune di queste patologie è oggi disponibile una nuova molecola, sparsertan, che ha dimostrato di ridurre i danni a carico dei reni. 

Un’altra novità riguarda la nefrite lupica, una delle conseguenze del lupus erimatoso sistemico, che colpisce soprattutto le donne. Si tratta di  voclosporina, un’opzione più efficace e di semplice gestione rispetto a quanto a disposizione fino a oggi. Infine, una grande speranza arriva dalla terapia genica contro la malattia di Fabry, causata da un aumento anomalo di lipidi a livello dei lisosomi cellulari, specialmente nei tessuti viscerali e nell’endotelio vascolare di tutto l’organismo. 

«La terapia, che è stata approvata per la sperimentazione clinica in fase II fino a oggi solo in Canada, agisce attraverso un vettore virale che trasporta all’interno delle cellule del fegato una versione sana del gene GLA, la cui mutazione è alla base della malattia. L’idea è quella di far produrre dalle cellule in cui è stato inserito il gene sano la versione funzionante dell’enzima alfa-galattosidasi A (GLA), che così potrebbe entrare in circolo riducendo l’accumulo di lipidi nei tessuti dei pazienti», spiega Sandro Feriozzi, responsabile scientifico del 64° Congresso SIN e Direttore UOC Nefrologia e Dialisi Viterbo-Università Campus-Biomedico Roma.

Dialisi a domicilio

La dialisi domiciliare rappresenta un vantaggio per il servizio sanitario e un beneficio per il paziente. Riduce i costi della terapia legati alla attività del centro specializzato e migliorare la qualità di vita delle persone che possono gestire meglio il loro tempo. «Eppure la diffusione di questa opzione è ancora molto limitata su tutto il territorio, con un dispendio di tempo e risorse. Ci sono tuttavia alcuni casi virtuosi in Italia che ci permettono di guardare verso nuovi orizzonti di cura. Che è il nostro impegno quotidiano per migliorare aspettativa e qualità di vita dei pazienti, riducendo i costi per il SSN e rendendo più efficienti gli ospedali, attraverso la creazione di percorsi assistenziali integrati fra ospedali e territorio»,  spiega Mariacristina Gregorini, segretario Sin e direttore S.C. Nefrologia e Dialisi AUSL- IRCCS di Reggio Emilia.

Il contributo delle nuove tecnologie 

Le prospettive aperte dalla telemedicina e dall’assistenza da remoto sranno analizzate nel dettaglio in un documento in fase di elaborazione  da parte dell’Istituto Superiore di Sanità e dalla Società Italiana di Nefrologia che  stabilisce i requisiti indispensabili per offrire servizi innovativi, come la teleassistenza, la televisita e il teleconsulto. 

Il trapianto

Nella sessione dedicata al trapianto renale si spazierà dai problemi consolidati, come la recidiva delle glomerulonefriti nell’organo trapiantato, fino agli aspetti più innovativi di biologia molecolare per l’esecuzione e il monitoraggio del trapianto stesso. Verranno infine approfondite le novità che arrivano dagli Stati Uniti dove è stato eseguito negli scorsi mesi un trapianto di un rene di maiale geneticamente modificato su un paziente clinicamente deceduto.

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