L'appello
Medici ambientali: Indispensabile integrare l'epigenetica nelle pratiche di prevenzione
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    Maurizio Pesce from Milan, Italia, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
Michele Musso
Inquinamento, alimentazione, stress, fumo e alcol impattano sulla salute già dal concepimento

I primi mille giorni di vita influenzano la salute di un essere umano per l'intera sua esistenza, con effetti che talvolta si trasmettono anche alle generazioni successive. Per questo la nuova frontiera della prevenzione passa anche dalla comprensione di come l’ambiente “accenda o spenga” i nostri geni.

Di questo si è parlato martedì 16 settembre a Roma, nel corso della presentazione della seconda Conferenza internazionale di medicina ambientale, organizzato dalla Società italiana di medicina ambientale (Sima), in collaborazione con l'Università “Gabriele D’Annunzio” di Chieti e Mdpi, dedicata all’epigenetica, un insieme di meccanismi che regolano l’espressione genica senza cambiare il codice ereditario.

«Questi processi sono estremamente sensibili alla nutrizione, all’inquinamento atmosferico, alle sostanze chimiche, al fumo, all’alcol, allo stress e al sonno – sottolinea il presidente Sima, Alessandro Miani - soprattutto nei primi mille giorni di vita, dal concepimento ai due anni di età, quando si “programmano” numerosi sistemi biologici. Le evidenze mostrano che le impronte epigenetiche acquisite in questa fase possono influenzare lo sviluppo metabolico, cardiovascolare, oncologico e neurocognitivo per tutta la vita, con effetti che talvolta si trasmettono anche alle generazioni successive».

L'inquinamento è tra i principali fattori ambientali che incidono in chiave epigenetica: per esempio, è ormai provato che il particolato fine e i gas ossidanti modificano la metilazione del Dna in tessuti chiave come apparato respiratorio e cardiovascolare, oltre che nella placenta, influenzando lo sviluppo del feto. Un altro fronte riguarda gli interferenti endocrini e gli inquinanti persistenti, come bisfenolo A, ftalati e Pfas, la cui esposizione è stata collegata ad alterazioni epigenetiche con conseguenze sul neurosviluppo, sulla fertilità e sull’invecchiamento cellulare.

Altrettanto determinante è l'alimentazione. In Italia il consumo eccessivo di alimenti ultra-processati è correlato a obesità, sindrome metabolica, infiammazione sistemica e alterazioni epigenetiche. Nel nostro Paese si contano circa 5 milioni di adulti con diabete, situazione che appare ancora più delicata in età pediatrica: il 20,4% dei bambini risulta sovrappeso, il 9,4% obeso e il 2,4% gravemente obeso.

Anche fumo, abuso di alcol, mancanza di sonno e sedentarietà incidono direttamente sulla regolazione genica. Studi recenti riportano anche un declino della fertilità maschile.

La “finestra d'oro”. Dalla gravidanza ai due anni di vita del bambino si apre una “finestra d’oro” in cui il patrimonio epigenetico è particolarmente plasmabile. Una dieta equilibrata in gravidanza, l’assenza di fumo e alcol, la riduzione delle esposizioni a sostanze tossiche, un sonno regolare e la promozione dell’allattamento sono interventi semplici, ma capaci di orientare lo sviluppo metabolico, immunitario e cognitivo in senso positivo. Tuttavia la prevenzione comincia ancora prima, nel periodo pre-concepimento. La qualità della salute dei futuri genitori incide sulla qualità di ovociti e spermatozoi e, di conseguenza, sull’epigenoma del futuro bambino.

«Occorre che la comunità medica miri alla prevenzione primaria, cioè a non fare ammalare le persone – interviene Prisco Piscitelli, segretario generale della European Medical Association (Ema) - cambiando totalmente la propria visione in tema di prevenzione iniziando proprio dai bambini, integrando l’epigenetica nelle pratiche quotidiane, e che i decisori politici mettano la salute dei bambini al centro delle agende ambientali ed economiche. Non si tratta solo di garantire il diritto fondamentale a crescere sani – avverte - si tratta di difendere la continuità stessa della società»

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