La ricetta dell'OMS. Antibiotici in cassaforte per combattere l’antibiotico-resistenza

La battaglia

La ricetta dell'OMS. Antibiotici in cassaforte per combattere l’antibiotico-resistenza

Una riserva protetta di medicine da usare solo come ultima risorsa
redazione

Extrema ratio. È uno dei titolo che si addice alla categoria di antibiotici che l’Organizzazione Mondiale della Sanità vorrebbe proteggere in modo speciale, tenendoli in luoghi riservati accessibili solamente in casi estremi. 

Una delle ultime strategie della lotta contro l’antibiotico resistenza consiste infatti nella classificazione degli antibiotici in tre categorie, a seconda dell’uso indicato: al bisogno, raramente, mai o quasi mai. I primi possono essere impiegati per le infezioni comuni e ricevono dall’Oms l’indicazione “access”. I secondi, che ricadono nella categoria “watch”, vanno assunti con maggiore attenzione, mai come prima o seconda opzione terapeutica. Dell’ultimo gruppo fanno parte quelle medicine da assumere solamente quando tutte le altre terapie antibiotiche hanno fallito, quelle da mettere in un armadietto sigillato e inaccessibile. 

«Queste medicine dovrebbero essere protette e considerate  come obiettivi chiave nei programmi di gestione degli antibiotici per preservarne l’efficacia», spiega Marie-Paule Kieny, assistente direttore generale per i sistemi sanitari e l'innovazione dell’Oms.

L’intento della nuova lista dei medicinali essenziali che contiene per la prima volta la divisione degli antibiotici nelle tre categorie è quello di aiutare i sistemi sanitari e i medici a mantenere intatta l’efficacia delle medicine sempre più minacciate dal fenomeno della resistenza. 

Un esempio per tutti: la ciprofloxacina non dovrebbe essere prescritta per le infezioni del tratto urinario o delle vie respiratorie superiori, come invece accade spesso. 

«Abbiamo visto che là dove gli antibiotici vengono preservati  - dice Kieny - attraverso programmi di gestione negli ospedali, il fenomeno della resistenza si riduce». 

Un altro farmaco da tenere come ultima risorsa è la colistina, un vecchio antibiotico che può funzionare come arma estrema nei confronti alcuni batteri multiresistenti, come Pseudomonas aeruginosa, Klebsiella pneumoniae e Acinetobacter. Gli esperti sono infatti preoccupati per la recente diffusione del gene mcr-1 che rende i batteri resistenti alla colistina.

«Non vogliamo che la colistina venga usata tanto di frequente. Anzi non vogliamo che venga usata affatto», dice Suzanne Hill, che all’Oms dirige il settore delle medicine essenziali, consapevole però di dovere trovare un modo per non penalizzare le aziende farmaceutiche che producono i farmaci intoccabili.  «Bisognerà trovare altre forme di compensazione - dice Hill - come premi in denaro o l’acquisto di licenze».