Nove persone con Parkinson in fase avanzata patiscono anche disturbi del sonno.
Il dato viene da un recente sondaggio dell’Associazione internazionale PD Avengers a cui hanno risposto in Italia 234 pazienti e 80 caregiver. Riduzione della mobilità, rigidità e nocturia sono i problemi che maggiormente condizionano l'addormentamento e causano risvegli frequenti, impedendo una buona qualità del sonno. I disturbi del sonno, però, possono avere un forte impatto sulla quotidianità di chi ne soffre In Italia circa un adulto su quattro soffre di insonnia cronica o transitoria, con una maggiore incidenza tra le donne (circa il 60%).
Il rapporto tra sonno e Parkinson è stato il focus dell’evento “Sogno di una notte di mezza estate. Nuove prospettive per i pazienti con Parkinson”, organizzato da AbbVie il 20 giugno a Milano.
Il Parkinson è la seconda malattia neurodegenerativa più frequente al mondo e colpisce circa 6,1 milioni di persone. Si tratta di una patologia complessa causata dalla morte progressiva di alcune cellule del cervello che producono dopamina, un neurotrasmettitore che controlla i movimenti del corpo.Si manifesta per lo più attorno ai sessanta anni con circa il 10% di pazienti sotto i cinquanta.
«Il sonno è un bisogno umano. Il riposo notturno – spiega Pietro Cortelli, professore di Neurologia all’Università di Bologna - ci aiuta a consolidare i ricordi e a rinforzare le nostre capacità cognitive. Dormire bene serve a ripulire il cervello dalle tossine prodotte dai neuroni durante il giorno, oltre che da memorie inutili. La deprivazione del sonno, invece, ha conseguenze tangibili sul benessere psico-fisico dell’organismo. E se questo accade nei soggetti sani, tanto più ha conseguenze nei pazienti di Parkinson in fase avanzata che spesso non riescono a ottenere una buona qualità del sonno con le terapie tradizionali».
Le recenti innovazioni terapeutiche «rappresentano un passo importante per i pazienti con malattia di Parkinson – interviene Ioannis Ugo Isaias, direttore del Centro Parkinson e parkinsonismi del Gaetano Pini Cto di Milano - laddove le terapie orali non siano più sufficienti a migliorare le fluttuazioni motorie. La sfida adesso sarà garantire a tutti i pazienti, nelle diverse Regioni d’Italia, un accesso omogeneo alla cura».
Secondo una ricerca Censis sui familiari dei malati di Parkinson, il 79% ha ripercussioni sulla propria salute. Sono soprattutto donne, impegnate in media dieci ore al giorno, nel 30% dei casi senza alcun aiuto.
«In Italia sono oltre 300 mila le persone che convivono con il Parkinson – ricorda Giangi Milesi, presidente di Parkinson Italia Onlus - calcolate a partire dalle diagnosi e dai trattamenti ma tale cifra non considera tutte le persone che negano la malattia o la nascondono. Inoltre, l’Oms ci conferma che entro il 2040 i malati potrebbero raddoppiare, considerando l’invecchiamento della popolazione e un esordio sempre più anticipato. Sembra evidente, quindi, che questa malattia sia sottostimata nel numero, nell’incidenza e nello stigma che crea. Ancora oggi il percorso per una corretta diagnosi non è semplice, eppure una diagnosi precoce permette di attivare tempestivamente una cura farmacologica “sartoriale”, perché ciascuno ha il proprio Parkinson e ha bisogno della propria cura. Un altro passo importante che va fatto – aggiunge Milesi - è quello di convincere i pazienti in fase avanzata, che non rispondono più alle terapie orali, che possono beneficiare di soluzioni terapeutiche innovative che permettono loro di ritrovare parte della propria quotidianità».
«Negli anni – sottolinea Fabrizio Greco, General Manager di AbbVie Italia - la nostra ricerca e sviluppo si è indirizzata sempre più verso lo studio di soluzioni che permettono ai pazienti e alle loro famiglie una migliore gestione della patologia e della propria quotidianità anche nelle ore più difficili, come quelle serali e notturne, e la nuova terapia di recente approvazione può aiutare i pazienti a prolungare il periodo in cui i sintomi sono ben controllati. Soprattutto in un contesto di risorse economiche limitate – osserva infine Greco - è necessario collaborare con le Istituzioni, le Società scientifiche e le Associazioni dei pazienti per identificare le priorità di salute pubblica e definire regole e risorse che permettano di riconoscere il valore dell’innovazione e di renderla disponibile in modo rapido e ampio a tutti coloro che ne hanno bisogno».
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