Rapporto Osservasalute
Vecchia Italia, con meno buone abitudini e i conti della sanità che non tornano
  • Immagine
    People on Old Town Square
    Didascalia
    Immagine: Tiia Monto, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
Redazione
Il Rapporto Osservasalute traccia un ritratto contraddittorio dello stato di salute del Paese. Siamo longevi ma non sani, mangiamo sempre meno mediterraneo e fatichiamo a superare le diseguaglianze storiche

Un Paese che vive più a lungo, ma non necessariamente meglio; che ha superato lo shock della pandemia, ma ne porta ancora i segni; che invecchia rapidamente mentre fatica a riorganizzare il proprio sistema di cura. Un Paese attraversato da profonde disuguaglianze territoriali e sociali, dove la salute diventa sempre più una cartina di tornasole delle fratture economiche, demografiche e culturali. È l’immagine che emerge dalla XXII edizione del Rapporto Osservasalute pubblicato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute come Bene Comune, che ha sede presso l'Università Cattolica di Roma, presentato oggi a Roma.

Nel 2024, per la prima volta dal Covid-19, la speranza di vita torna a superare i livelli pre-pandemici: 81,4 anni per gli uomini e 85,5 per le donne. Un dato che, letto da solo, potrebbe suggerire un ritorno alla normalità. Ma basta approfondire per accorgersi che la normalità è fragile. La geografia della longevità resta spaccata: si vive di più nelle Province autonome di Bolzano e Trento, meno in Campania. E mentre la sopravvivenza migliora, crescono alcune ombre: la mortalità per malattie respiratorie è aumentata nel 2022, così come i decessi correlati alle infezioni, più che triplicati rispetto al 2006, soprattutto tra gli ultra 75enni.

Più vecchi più fragili 

Esiste però un’altra faccia della longevità. L’Italia sta diventando rapidamente un Paese anziano. Quasi un italiano su quattro ha più di 65 anni; entro il 2050 saranno oltre uno su tre. Nel frattempo, la popolazione complessiva diminuisce, l’età media cresce e la natalità continua a crollare. Nel 2024 il tasso di natalità è sceso a 6,3 nati per mille abitanti. Le conseguenze sono evidenti: aumenta l’indice di dipendenza, vale a dire il numero di anziani in rapporto alla popolazione attiva, crescono la spesa previdenziale e quella assistenziale, ma senza un corrispondente rafforzamento dei servizi di supporto.

La solitudine degli anziani emerge come una delle emergenze silenziose del Paese. Il 40% degli over 65 vive solo, spesso con risorse economiche limitate e con condizioni di salute precarie. Tra gli ultra 75enni, oltre un milione di persone non riceve un aiuto adeguato pur avendo gravi limitazioni funzionali. È una fragilità che non riguarda solo la salute, ma la tenuta stessa del tessuto sociale.

Più nordici meno mediterranei

Accanto all’invecchiamento, il Rapporto fotografa stili di vita ambivalenti. Il fumo tradizionale non diminuisce più, mentre cresce l’uso della sigaretta elettronica, soprattutto tra i giovani. Il consumo di alcol cambia volto: meno quotidiano, più concentrato nei fine settimana, più spesso fuori pasto e più simile ai modelli nord-europei. Aumentano i consumatori a rischio, compresi adolescenti che bevono nonostante i divieti. 

Anche a tavola l’Italia sembra allontanarsi dalla propria tradizione. Meno di un italiano su cinque aderisce pienamente alla dieta mediterranea. Frutta e verdura restano presenti, ma in quantità inferiori alle raccomandazioni, mentre l’eccesso di peso coinvolge ormai quasi la metà degli adulti e oltre un quarto dei minori. Ancora una volta, il Sud paga il prezzo più alto, confermando un intreccio persistente tra condizioni socioeconomiche e salute.

Non mancano i segnali positivi. La pratica sportiva cresce, soprattutto quella continuativa, e la sedentarietà diminuisce rispetto ai primi anni Duemila. Tuttavia, l’attività fisica resta fortemente diseguale: diffusa tra i giovani e nel Nord, rara tra gli anziani e nel Mezzogiorno. È una dinamica che riflette non solo scelte individuali, ma anche l’accessibilità agli spazi, alle infrastrutture e al tempo libero.

Sul fronte delle malattie croniche, l’Italia convive con un carico sempre più pesante. Ipertensione, diabete, patologie muscolo-scheletriche e cardiovascolari colpiscono milioni di persone, soprattutto anziane. Malattie che raramente uccidono subito, ma che compromettono autonomia e qualità della vita, alimentando una domanda crescente di cure continuative. 

Più spesa meno potere d’acquisto

Intanto, la spesa sanitaria pubblica, dopo l’impennata legata al Covid-19, è tornata a diminuire. Anche se i numeri sembrano avere una lettura ambivalente. 

La spesa sanitaria pubblica italiana in rapporto al Pil nel 2023 è stata pari al 6,14%. È un dato che ci piazza sotto alcuni Paesi europei con sistemi di sanità pubblica, come la Finlandia o il Regno Unito (8,2% e 8,9%, rispettivamente). Sopratutto, però, l’aumento della spesa in termini assoluti è stato più che neutralizzato dalla crescita dell’inflazione, fa notare il rapporto. 

“La spesa sanitaria pubblica in termini reali (prezzi 2015) elaborata dall’Eurostat mette in luce un dato che, dal 2014 al 2019, è rimasto sostanzialmente stabile, con un aumento medio annuo dello 0,3%”, spiega il segretario scientifico dell’Osservatorio Alessandro Solipaca. “Nel periodo della crisi sanitaria causata dal Covid, la spesa è aumentata del 5,7% nel 2020 e del 4,3% nel 2021; tra il 2021 e il 2023 la spesa reale è diminuita complessivamente dell’8,1% (-4,4% nel 2022 e -3,9% nel 2023)”. 

I conti continuano a non tornare: il disavanzo sanitario, su scala nazionale, nel 2023 si è aggravato rispetto al 2022, raggiungendo un livello di circa 1,85 miliardi di euro, corrispondenti a 31 euro pro-capite. Disavanzi più elevati si erano registrati solo fino al 2012. Tra le Regioni, quelle in equilibrio finanziario sono state soltanto 7: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Lazio, Campania e Sicilia. 

“I dati segnalano un progressivo deterioramento dell’equilibrio economico-finanziario. In particolare sulla capacità del sistema di welfare di sostenere le fragilità di alcune fasce di popolazione, soprattutto quella anziana”, ha affermato il direttore dell’Osservatorio Walter Ricciardi.

La prevenzione non decolla

Il Rapporto segnala con chiarezza un altro nodo cruciale: la prevenzione. Le coperture vaccinali, pur migliorate rispetto agli anni più critici della pandemia, restano sotto la soglia del 95% raccomandata dall’Oms. Le differenze regionali sono marcate e in alcuni territori preoccupanti. Lo stesso vale per gli screening oncologici: mammella, cervice uterina e colon-retto mostrano livelli di adesione insufficienti e un netto divario Nord-Sud.

La salute mentale è un altro capitolo che racconta un disagio diffuso e in parte sommerso. I disturbi alimentari colpiscono soprattutto giovani e giovanissimi, con un’impennata dopo la pandemia. Parallelamente, il consumo di antidepressivi continua a crescere in tutto il Paese, con forti differenze territoriali. 

Infine, lo sguardo sugli stranieri residenti restituisce un’Italia sempre più multiculturale, ma non ancora pienamente inclusiva. Gli stranieri sono più giovani, fanno meno ricorso all’ospedale, ma presentano vulnerabilità specifiche. Le disuguaglianze di salute, in questo caso, riflettono difficoltà di integrazione, precarietà lavorativa e barriere nell’accesso ai servizi.

Ricevi gli aggiornamenti di HealthDesk

The subscriber's email address.

Su argomenti simili

Città sempre più inquinate, alimenti ultraprocessati, sedentarietà diffusa: non è uno scenario distopico, ma una realtà quotidiana che solleva interrogativi sempre più urgenti sul rapporto tra ambiente e salute. Se non contrastati, questi fattori possono contribuire all’aumento del rischio di sviluppare patologie oncologiche, con conseguenze… Leggi tutto

Il 20% dei teenager italiani d’età compresa tra i 15 e i 19 anni non pratica mai alcuna forma di attività fisica o sport; un comportamento scorretto che supera il 25% complessivo nei giovani, con il risultato che il 19% dei bambini è sovrappeso e il 9% è addirittura obeso. Purtroppo non è l'unico comportamento scorretto: il 10% dei giovani fuma… Leggi tutto

La partecipazione continuativa ad attività sportive organizzate durante l’infanzia è associata a una riduzione dei comportamenti oppositivo-provocatori nella prima adolescenza, in particolare tra i ragazzi.

A dimostrarlo è un nuovo studio condotto da Matteo Privitera, affiliato al Dipartimento di Sanità pubblica, medicina sperimentale e… Leggi tutto

Scadenza, salute e igiene: sono le tre parole che più frequentemente gli italiani associano alla sicurezza alimentare casalinga rilevate nelle risposte al questionario “Mangiasicuro!” dell’Istituto superiore di sanità, nell’ambito del progetto Sac (Sicurezza alimentare casalinga).

Sulla base di risultati del questionario gli esperti dell'… Leggi tutto

Esistono evidenze «ad alta certezza» che le sigarette elettroniche (e-cig) contenenti nicotina aumentano i tassi di cessazione del fumo rispetto alla terapia sostitutiva della nicotina (NRT) ed evidenze «a certezza moderata» che probabilmente aumentano i tassi di cessazione rispetto alle e-cig senza nicotina. Le evidenze che confrontano le e-… Leggi tutto

Giovani più consapevoli a tavola, ma ancora troppo disattenti quando si tratta di prevenzione e attività fisica. È questo il ritratto che emerge dall’ultima indagine dell’Osservatorio Sanità di UniSalute in collaborazione con Nomisma, condotta su un campione di mille under 40 italiani. 

Sul tema della prevenzione, i dati parlano… Leggi tutto

Quasi 120 mila visitatori e oltre 42 mila tra screening, vaccinazioni e check up gratuiti: è stata una quindicesima edizione da record quella di Tennis and Friends - Salute e Sport, la manifestazione promossa dalla Onlus Friends For Health, in collaborazione con la Asl Roma 1 e il supporto del Policlinico Gemelli di Roma. Anche quest’anno l’… Leggi tutto

In Italia solo il 60% della popolazione adotta uno stile di vita salutare: nonostante che il 98% della popolazione riconosca l‘importanza di vivere in modo sano, persiste dunque un divario significativo tra intenzione dichiarata e azione concreta. E anche sul fronte della prevenzione, se da una parte cresce l’attenzione per esami e visite di… Leggi tutto

Il 45% dei tumori mammella è causato da quantità inferiori ai 20 grammi di alcol al giorno, mentre la combinazione di alcol e fumo aumenta di 35 volte il rischio di cancro orale.

Di cifre come queste cifre si è parlato nell'incontro organizzato a Roma mercoledì 7 maggio in un convegno organizzato dal Medical Observatory on Harm… Leggi tutto

Nel nostro Paese quasi la metà (il 45%) delle morti per tumore è riconducibile a fattori di rischio modificabili, sia comportamentali (cioè stili di vita scorretti) sia ambientali. In numeri assoluti sono circa 80 mila dei 180 mila morti stimati per cancro ogni anno, cioè più di 200 al giorno. Nonostante ciò, l’Italia investe ancora troppo… Leggi tutto

Nelle donne tra i 18 e i 34 anni è significativamente aumentata l'incidenza del cancro al pancreas, del tumore gastrico, del mieloma e delle neoplasie del colon-retto.

A questa evidenza è giunto un nuovo studio promosso e coordinato dall’Istituto nazionale tumori Regina Elena (Ire) di Roma e dall’Istituto di Biochimica e biologia… Leggi tutto

“Scuole che promuovono salute” (Sps) è un programma dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che ha l'obiettivo di rendere la scuola un luogo che sostiene attivamente la salute e il benessere degli studenti. Ebbene, da una survey realizzata dalla Fondazione Gimbe alla quale, da giugno a dicembre 2023, hanno risposto 493 scuole italiane,… Leggi tutto

In Italia, i bambini e le bambine di 8-9 anni in sovrappeso sono il 19% e con obesità il 9,8%, incluso il 2,6% di quelli con obesità grave. Sono i dati relativi al 2023 elaborati da OKkio alla SALUTE, il sistema di sorveglianza coordinato dal Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e promozione della salute (Cnapps) dell’Istituto… Leggi tutto