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DidascaliaImmagine: Jaber Jehad Badwan, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons
Il conflitto nella Striscia di Gaza ha generato 61 milioni di tonnellate di rovine, l'equivalente in volume a 25 torri Eiffel. Si stima che il 15% di queste rovine sia contaminato da amianto, rifiuti industriali o metalli pesanti. Una vera e propria catastrofe ambientale, che si aggiunge alle vittime della guerra. L’amianto mescolato alle macerie rappresenta il principale ostacolo a qualsiasi operazione di bonifica. Per decenni la popolazione della Striscia resterà esposta al rischio di sviluppare tumori come il mesotelioma pleurico, il carcinoma del polmone, della laringe e dell’ovaio, cioè le principali neoplasie legate all’esposizione alle fibre di amianto. Dall’altro lato, l’assistenza oncologica nei territori palestinesi è stata del tutto azzerata.
I conflitti armati non sono solo un evento geopolitico: interrompono diagnosi e trattamenti, danneggiano ecosistemi, infrastrutture e catene di approvvigionamento di farmaci, espongono operatori e pazienti a vulnerabilità estreme.
Gli oncologi italiani hanno ora deciso di aderire al manifesto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), pubblicato su “The Lancet”, per migliorare la cura delle persone colpite dal cancro nei contesti bellici.
Nella Striscia distrutto nel 2025 l'unico ospedale specializzato in cure oncologiche
A Gaza, ricorda Massimo Di Maio, presidente dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), «la situazione era già al limite prima del 7 ottobre 2023, giorno dell’attacco di Hamas a Israele. A causa del conseguente assedio totale imposto a Gaza dalle autorità israeliane, gli ospedali hanno sofferto una grave mancanza di farmaci, cibo e carburante. Dopo la distruzione, nel 2025, dell’ospedale turco-palestinese, l’unica struttura specializzata per il trattamento del cancro nella Striscia, circa 10 mila pazienti oncologici non hanno più ricevuto le diagnosi e le cure specialistiche, i farmaci e i trattamenti necessari». L’ospedale disponeva di 200 posti letto ed era il centro di riferimento per chemioterapia e formazione oncologica. «Oggi a Gaza l’oncologia non esiste più – aggiunge il presidente Aiom - e i pazienti palestinesi continuano a incontrare difficoltà a ottenere il permesso di lasciare la Striscia attraverso Rafah per ricevere cure mediche specializzate. Si stima che siano 5 mila i pazienti oncologici in attesa di ricevere l’autorizzazione a partire. Secondo i medici di Gaza, le persone colpite dal cancro nella Striscia stanno morendo a un ritmo da due a tre volte superiore rispetto a prima dell’inizio della guerra».
In Ucraina ripristinato l'accesso alle cure oncologiche essenziali, ma prevenzione e screening sono in secondo piano
A Erice, dove Aiom e Fondazione Aiom dedicano le due Giornate dell’etica (18 e 19 settembre) ai temi della “Guerra, salute globale e oncologia” si parla anche del conflitto in Ucraina dove, nonostante i danni, la carenza di personale sanitario e le interruzioni delle forniture, l’accesso alle cure oncologiche essenziali, nelle aree controllate dal Governo, è stato in gran parte ripristinato entro sei mesi dall’invasione russa del febbraio 2022. Oggi la maggior parte dei pazienti riceve assistenza nei centri regionali più vicini al proprio domicilio, mentre coloro che necessitano di farmaci innovativi o terapie non disponibili continuano a recarsi all’estero grazie alla protezione temporanea della Commissione europea, che garantisce agli ucraini un accesso all’assistenza sanitaria pari a quello dei cittadini dell’Unione europea.
Tuttavia, come osserva Francesco Perrone, presidente della Fondazione Aiom, «nei contesti di guerra, prevale la preoccupazione per la sopravvivenza immediata, pertanto screening oncologici e prevenzione restano in secondo piano. Questo determina una riduzione delle diagnosi precoci e, in pochi anni, un incremento della mortalità per tumore evitabile. In secondo luogo, si interrompono gli studi clinici e la continuità terapeutica, anche per le difficoltà di spostamento dei pazienti, la riconversione degli ospedali verso la medicina d’urgenza e la rottura delle catene di approvvigionamento dei farmaci. Preoccupa che l’attacco alle strutture sanitarie sia sempre più frequente nei conflitti a livello globale, in aperta violazione delle Convenzioni di Ginevra».
Oltre alla distruzione dell’ospedale turco-palestinese a Gaza, va ricordato l’attacco russo nel luglio 2024 contro il centro di oncologia pediatrica più grande dell’Ucraina, l’Okhmatdyt Hospital di Kiev, nel quale sono rimasti feriti 300 pazienti pediatrici e 600 sono stati evacuati.
I conflitti generano una “biosfera di guerra” carica di inquinanti
«Oltre ai morti e ai feriti e agli enormi ostacoli alla cura dei pazienti oncologici, le attività belliche creano una “biosfera della guerra” nella quale l’aria e l’acqua sono contaminate con metalli pesanti e sostanze cancerogene, che derivano dai residui bellici e dalle macerie» sottolinea Rossana Berardi, presidente eletta Aiom. «Salute dell’ambiente e delle persone – prosegue - sono strettamente legate, in un approccio One Health. In particolare, l’amianto rappresenta un fattore di rischio oncologico presente in numerose aree di conflitto. A Gaza siamo di fronte a una trappola chimica con macerie miste a residui contaminati. Anche in Ucraina questo materiale è stato utilizzato in maniera estensiva in edilizia fino a tempi recenti» ed è stato vietato solo nel 2017 (in Italia nel 1992).
Il manifesto dell'Oms per le cure in zone di guerra
Alla fine del 2023, si è svolto il primo summit globale su guerra e cancro. Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel discorso di apertura, ha evidenziato la vulnerabilità dei pazienti oncologici. Il summit si è concluso con la predisposizione di un manifesto, successivamente pubblicato su The Lancet.
Tra l'altro, gli autori del manifesto elencano sette raccomandazioni per garantire la salvaguardia dei servizi oncologici durante i conflitti, tra cui il pieno rispetto delle Convenzioni di Ginevra per la protezione del personale medico, il divieto di attacchi contro le strutture sanitarie e la tutela dei diritti dei malati.
«Aiom aderisce ai principi del manifesto – conclude il presidente Di Maio - ed è pronta a contribuire concretamente alla cooperazione internazionale, mobilitando le competenze e l’impegno dei propri soci e dell’intera comunità oncologica italiana, promuovendo iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e sollecitando le Istituzioni ad assumere impegni e interventi concreti per tutelare il diritto alla cura dei pazienti oncologici anche nei contesti di guerra».
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