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La denuncia
Libano, sette bambini uccisi in 24 ore. L’allarme dell’Unicef: «La violenza deve finire»
Redazione
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    On 3 March 2026, in Mount Lebanon, families sit in a public school turned into a shelter. UNICEF team is on the ground providing emergency supplies including mattresses, blankets, water, hygiene, baby and dignity kits. The escalation in hostilities pushed many families to leave their homes from different villages in the south of Lebanon and southern suburbs of Beirut seeking shelters in the public schools.
    Didascalia
    Immagine: © Unicef, Fouad Choufany
Corpo

Sette bambini uccisi e trentotto feriti nelle ultime ventiquattro ore. È il bilancio della nuova escalation di violenza che sta investendo il Libano che l'Unicef definisce «drammatico».

Secondo quanto riferito dal Ministero della Salute Pubblica, nelle ultime ventiquattro ore gli attacchi aerei che hanno colpito diverse zone del Paese hanno provocato un elevato numero di vittime tra i più piccoli, oltre a massicci sfollamenti che aggravano una situazione umanitaria già fragile, sottolinea l'organizzazione internazionale.

Solo nell’ultimo giorno, quasi 60 mila persone — tra cui 18 mila bambini — sono state costrette ad abbandonare le proprie case. Si aggiungono alle decine di migliaia già sradicate nelle settimane precedenti. Oltre 12 mila famiglie hanno trovato riparo in più di 300 centri di accoglienza aperti sull’intero territorio nazionale, molti dei quali risultano già al completo.

«Nessun bambino dovrebbe mai essere ucciso o costretto a portare per tutta la vita le cicatrici fisiche ed emotive della violenza», ha dichiarato Marcoluigi Corsi, rappresentante dell’Unicef in Libano. «La violenza deve finire. I bambini devono essere sempre protetti».

La risposta umanitaria

Con il crescere dei bisogni, l’Unicef ha intensificato la risposta di emergenza per raggiungere famiglie e minori con beni e servizi essenziali. Squadre di pronto intervento sono state dispiegate nei rifugi collettivi per distribuire beni di prima necessità, mentre forniture mediche urgenti vengono consegnate alle strutture sanitarie pubbliche in coordinamento con il Ministero della Salute Pubblica.

Le unità mobili di assistenza sanitaria primaria sostenute dall’agenzia delle Nazioni Unite sono state ampliate a 37, con l’obiettivo di garantire consulenze, vaccinazioni e cure urgenti alle famiglie sfollate. È stato inoltre mantenuto il sostegno agli ospedali per assicurare l’accesso ai servizi di terapia intensiva neonatale e pediatrica ai bambini più vulnerabili.

Nei centri di accoglienza, l’Unicef e i partner locali stanno dando priorità al sostegno psicosociale, ai servizi di protezione dell’infanzia e alla continuità dell’apprendimento, anche attraverso piattaforme di istruzione online e a distanza. Sono state predisposte scorte alimentari, mentre le squadre specializzate stanno identificando e assistendo i minori feriti, non accompagnati o separati dalle famiglie.

È inoltre in preparazione un programma di assistenza monetaria di emergenza destinato fino a 45 mila famiglie vulnerabili con bambini, facendo leva sui sistemi nazionali di protezione sociale già esistenti.

Appello ai finanziatori e alle parti in conflitto

Il Piano di risposta e preparazione dell’Unicef richiede 48 milioni di dollari per raggiungere un milione di persone in stato di necessità. Finora, tuttavia, è stato coperto soltanto il 16 per cento dei fondi richiesti.

L’organizzazione ha ribadito l’appello «a tutte le parti» affinché rispettino gli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario, proteggendo i civili — in particolare i bambini — e garantendo un accesso sicuro e senza ostacoli agli aiuti.

Nel Paese, già segnato da una lunga crisi economica e istituzionale, l’ennesima fiammata di violenza rischia così di tradursi in una nuova emergenza generazionale, con migliaia di minori esposti non solo ai pericoli immediati del conflitto, ma anche alle sue conseguenze sanitarie, psicologiche e sociali di lungo periodo.

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