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DidascaliaImmagine: Destiny Deffo, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
Il cammino verso un mondo più sano sembra aver perso il passo. Nonostante i significativi passi avanti compiuti nell'ultimo decennio, la salute globale si trova oggi davanti a un nuove sfide: soprattutto le disuguaglianze crescenti e una ripresa post-pandemica che fatica a consolidarsi. È questo il quadro che emerge dal World Health Statistics 2026 pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Il documento scatta una fotografia impietosa: il mondo è attualmente fuori strada rispetto agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati per il 2030. Se da un lato milioni di persone hanno beneficiato di migliori trattamenti e servizi, dall'altro le sfide persistenti ed emergenti rischiano di annullare i successi ottenuti con fatica.
Un decennio di conquiste sotto assedio
I dati mostrano che il progresso non è un miraggio. Tra il 2010 e il 2024, le nuove infezioni da Hiv sono diminuite del 40%, mentre il consumo di tabacco e alcol ha registrato una flessione costante. Anche la lotta alle malattie tropicali neglette ha dato frutti sperati, con una riduzione del 36% delle persone che necessitano di interventi.
Notevoli passi avanti si registrano anche nelle infrastrutture di base: tra il 2015 e il 2024, oltre un miliardo di persone ha ottenuto l'accesso ad acqua potabile gestita in sicurezza e a servizi igienico-sanitari.
Eppure, questa spinta propulsiva sembra essersi esaurita. L'incidenza della malaria, ad esempio, è aumentata dell'8,5% dal 2015, allontanando l'obiettivo della sua eradicazione.
«Questi dati raccontano una storia di progresso ma anche di persistente disuguaglianza, con molte persone – specialmente donne, bambini e coloro che vivono in comunità sotto-servite – a cui sono ancora negate le condizioni di base per una vita sana», ha affermato il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, secondo cui la soluzione risiede in un cambio di passo negli investimenti: «Investire in sistemi sanitari più forti ed equi, inclusi sistemi di dati sanitari resilienti, è essenziale per indirizzare gli sforzi, colmare le lacune e assicurare l'osservanza degli impegni».
L'ombra lunga della pandemia e la crisi dei costi
Il rapporto evidenzia come la pandemia da Covid abbia agito da catalizzatore per le fragilità sistemiche. Tra il 2020 e il 2023, l'eccesso di mortalità legato direttamente o indirettamente al virus è stato stimato in 22,1 milioni di decessi, una cifra tre volte superiore ai numeri ufficialmente dichiarati. Questo impatto devastante ha invertito un decennio di guadagni nell'aspettativa di vita.
Parallelamente, la strada verso la Copertura Sanitaria Universale si è fatta in salita. Nel 2022, circa 1,6 miliardi di persone sono state spinte verso la povertà a causa delle spese sanitarie pagate di tasca propria.
«Questi dati fanno emergere troppi decessi che avrebbero potuto essere evitati», ha dichiarato Yukiko Nakatani, assistente del direttore generale per i sistemi sanitari. «Con l'aumento dei rischi ambientali, le emergenze sanitarie e una peggioramento della crisi del finanziamento sanitario, dobbiamo agire d'urgenza, rafforzando l'assistenza sanitaria primaria e investendo nella prevenzione».
Il "buio" dei dati: una sfida per il futuro
Un ostacolo inaspettato al miglioramento della salute pubblica è rappresentato dalla mancanza di informazioni certe. Alla fine del 2025, solo il 18% dei paesi era in grado di comunicare i dati sulla mortalità entro un anno, e quasi un terzo delle nazioni non ha mai fornito statistiche sulle cause di morte. Senza dati di alta qualità, progettare risposte efficaci diventa una missione quasi impossibile.
«Le lacune nei dati limitano gravemente la capacità di monitorare le tendenze sanitarie in tempo reale», ha affermato Alain Labrique, direttore del dipartimento per i Dati e la Salute Digitale dell’Oms. «Gli sforzi dei paesi per investire in sistemi più forti e standard di rendicontazione migliorati sono incoraggianti e devono essere sostenuti».
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