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DidascaliaImmagine: Official Navy Page from United States of AmericaKRISTOPHER RADDER/U.S. Navy, Public domain, via Wikimedia Commons
Negli ultimi vent'anni la disponibilità complessiva di personale sanitario è cresciuta in modo significativo, ma profonde disuguaglianze geografiche, unite all'invecchiamento demografico e alla transizione di carriera dei professionisti, mettono a rischio la stabilità dei sistemi sanitari di tutto il mondo. È quanto emerge dal rapporto pubblicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità ("National health workforce accounts: health workforce levels and trends 2026").
Crescita generale e divari territoriali
Stando ai dati diffusi, il numero complessivo degli operatori sanitari nel mondo ha superato quota 70 milioni. La densità globale del personale sanitario, cioè il numero di lavoratori della sanità disponibili in rapporto alla popolazione, è aumentata del 52% a livello globale, passando dai 44,8 operatori ogni 10 mila abitanti registrati nel 2006 ai 67,9 rilevati nel 2025.
Tuttavia, l'Oms sottolinea come questo miglioramento generale celi forti disparità tra le diverse aree del pianeta. Le carenze di organico e la distribuzione ineguale continuano infatti a limitare l'accesso ai servizi sanitari essenziali per ampie fette della popolazione mondiale. Un esempio evidente riguarda il divario tra le regioni: la concentrazione dei medici è tredici volte superiore, e quella di infermieri e personale ostetrico è sei volte superiore, nella Regione europea dell'Oms rispetto a quella africana.
La doppia pressione dell'invecchiamento
A ciò si aggiungono i timori per il futuro. L’aumento dell'età media dei cittadini farà impennare la domanda di cure e servizi assistenziali. Allo stesso tempo, però, l'avanzamento d'età dei professionisti della salute sta aggravando le carenze strutturali, con una stima di deficit che potrebbe raggiungere gli 11,1 milioni di operatori sanitari a livello globale entro il 2030.
Infatti, secondo i dati raccolti in 122 Paesi, quasi 1 medico su 4 ha più di 55 anni e si appresta a lasciare la professione nel corso del prossimo decennio. Nelle nazioni ad alto reddito questa percentuale sale vertiginosamente, arrivando a quasi un medico su tre. Il rapporto stima inoltre che sessantasette Paesi non disporranno di un numero sufficiente di operatori sanitari per soddisfare i bisogni di salute della popolazione entro il 2030.
«Nonostante i progressi nella produzione di forza lavoro e nella rendicontazione dei dati, permangono carenze disomogenee e gravi di operatori sanitari e di cura, e la densità del personale sanitario rimane fortemente correlata al reddito nazionale. Affrontare queste ineguaglianze è essenziale per raggiungere la salute per tutti», ha affermato Khassoum Diallo, a capo dell'Unità per le politiche e i dati sulla forza lavoro sanitaria dell'Oms.
«L'invecchiamento è la crisi nascosta della forza lavoro sanitaria che richiede attenzione urgente. Sta creando una doppia pressione sui sistemi sanitari, principalmente nei Paesi ad alto reddito. Sappiamo che dati migliori guidano politiche migliori, e questi risultati rafforzano l'importanza di un'azione orientata al futuro per rafforzare la pianificazione, l'istruzione, l'occupazione e la fidelizzazione della forza lavoro sanitaria», ha concluso.
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