C'è un dato che accomuna le aggressioni al personale sanitario non medico: a essere più frequentemente colpite sono le donne.
A dirlo sono due survey condotte una dalla Federazione delle professioni infermieristiche (Fnopi) e l'altra dalla Federazione degli ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (FNO TSRM e PSTRP), rese note nella Giornata di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari.
Per quanto riguarda gli infermieri, dalle 6 mila risposte al questionario proposto a gennaio scorso dalla Federazione, emerge che ciascuno di loro subisce in media sei episodi di violenza, soprattutto verbale, l'anno. Le più colpite si confermano appunto le donne.
Le adesioni maggiori sono state registrate in Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Piemonte, Regioni dalle quali sono arrivate la maggior parte delle risposte. L'88% sono infermieri e il 2% sono infermieri pediatrici.
In 2.771 hanno dichiarato di essere stati aggrediti negli ultimi dodici mesi: il 44% del totale; la maggioranza sono donne e lavorano nel settore pubblico.
Ciò che colpisce, sottolinea la Fnopi, è il numero delle aggressioni rilevate: superiore a quello delle persone aggredite. Gli episodi sono 12 mila per una media di appunto sei l’anno subiti da ogni dichiarante.
I luoghi in cui si verificano la maggior parte delle aggressioni sono ambulatori pubblici, spazi comuni delle strutture sanitarie, interni o esterni, reparti di degenza, pronto soccorso, servizi territoriali.
Quanto invece alle altre professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, la survey rileva che il 43% dei professionisti ha subito almeno un'aggressione negli ultimi dodici mesi e il 38,4% ha vissuto almeno un episodio nel corso della propria carriera. Più del 70% delle aggressioni sono di tipo verbale, mentre la violenza fisica riguarda circa un professionista su sei. Oltre che negli ospedali e nei Pronto soccorso, le aggressioni sono avvenute anche sul territorio, nelle RSA, nelle comunità riabilitative, negli studi privati, al domicilio degli assistiti, nelle scuole e durante attività di vigilanza e controllo.
Il sondaggio mette in evidenza che a seguito di episodi di violenza, un professionista su tre ha avuto una riduzione della serenità sul luogo di lavoro e stress persistente.
Tra gli aspetti più allarmanti portati alla luce dall’indagine, figura la sistematica sottosegnalazione. Il 57,3% dei professionisti non denuncia in alcun modo gli episodi subiti. Solo il 15% procede con una segnalazione formale.
La FNO TSRM e PSTRP propone da un lato di investire su specifici protocolli di prevenzione e contenimento (ritenuti inadeguati dal 52% dei rispondenti), potenziando la formazione del personale nella gestione dei conflitti (come richiesto dal 68,2% degli intervistati) e dall’altro lato di agire con misure strutturali, attraverso l’adeguamento degli organici e la realizzazione di modelli organizzativi più efficienti e sicuri.
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