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Sclerosi laterale amiotrofica: identificati geni che possono favorire la malattia
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    Immagine: Andy Leppard, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
Redazione
Dalla genetica arrivano nuovi elementi per comprendere la sclerosi laterale amiotrofica. Uno studio suggerisce il ruolo di varianti rare e individua possibili geni coinvolti. Le applicazioni cliniche sono però lontane

La comprensione della sclerosi laterale amiotrofica compie un ulteriore passo avanti grazie a un ampio studio internazionale che punta a chiarire il ruolo delle componenti genetiche nella comparsa della malattia. L’indagine, pubblicata sulla rivista scientifica Nature Genetics, è frutto di una vasta collaborazione internazionale che ha coinvolto anche ricercatori italiani. Tra i centri partecipanti figurano l’Università Statale di Milano, l’Irccs Istituto Auxologico Italiano e il Centro Dino Ferrari.

La ricerca si è concentrata sull’identificazione di nuovi geni potenzialmente associati alla malattia, una patologia neurodegenerativa che può presentare una componente ereditaria. In molti casi, il rischio di sviluppare la sclerosi laterale amiotrofica è infatti influenzato da varianti genetiche rare, il cui ruolo non è ancora del tutto chiarito.

Per approfondire questo aspetto, gli scienziati hanno analizzato uno dei più ampi insiemi di dati di sequenziamento dell’esoma disponibili ad oggi, ovvero la porzione di DNA utilizzata per individuare malattie genetiche rare o complesse. I dati provenivano da 13.138 persone affette da sclerosi laterale amiotrofica e 69.775 soggetti di controllo. I risultati sono stati poi sottoposti a una fase di verifica su ulteriori 4.781 pazienti e 130.928 controlli.

Alla ricerca hanno preso parte numerosi gruppi internazionali, tra cui quelli guidati da , e da Nicola Ticozzi,  dello stesso istituto, entrambi attivi presso il Centro Dino Ferrari.

«L’analisi congiunta dei dati provenienti da 22 coorti ha permesso di ottenere risultati solidi e confrontabili», spiega Nicola Ticozzi, professore associato di neurologia e direttore dell’unità operativa di neurologia alll’Università Statale di Milano. «I dati confermano in gran parte le conoscenze già acquisite sulla genetica della sclerosi laterale amiotrofica e suggeriscono anche nuovi possibili geni associati alla malattia. In particolare, i geni YKT6 e ARPP21 mostrano associazioni significative sia nella fase iniziale dello studio sia in quella di conferma. Altri geni, tra cui KNTC1, HTR3C e GBGT1, risultano di interesse ma richiedono ulteriori studi per essere meglio compresi».

Accanto a queste evidenze, emergono anche indicazioni su specifici meccanismi biologici coinvolti. «L’analisi evidenzia inoltre un possibile coinvolgimento di geni legati ai processi di splicing dell’RNA e segnala alcuni geni candidati, come CAPN2, UNC13C, KIF4A e TTC3, che condividono caratteristiche con geni già noti nella sclerosi laterale amiotrofica», aggiunge  Vincenzo Silani Vincenzo Silani, docente dell’ateneo milanese e direttore del Dipartimento di Neuroscienze e del laboratorio di neuroscienze dell’Irccs Istituto Auxologico Italiano. «Questi risultati contribuiscono a migliorare la comprensione dei meccanismi biologici della malattia, ma non hanno al momento un impatto diretto sulla pratica clinica».

Lo studio rafforza l’ipotesi che la sclerosi laterale amiotrofica sia una patologia geneticamente complessa, determinata dall’interazione di più fattori. In questo contesto, il contributo di grandi collaborazioni scientifiche internazionali si conferma essenziale per ampliare le conoscenze e aprire, nel lungo periodo, nuove prospettive per lo sviluppo di strumenti diagnostici e strategie terapeutiche.

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