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DidascaliaImmagine: Bill Branson, National Cancer Institute, Public domain, via Wikimedia Commons
Più di un miliardo di persone nel mondo convivono con l’obesità. Entro il 2035 oltre la metà della popolazione globale vivrà in sovrappeso o con obesità, con un impatto economico stimato in 3,23 mila miliardi di dollari già nel 2030. I bambini e gli adolescenti in eccesso ponderale nel 2025 sono 543 milioni; ogni anno 1,7 milioni di decessi prematuri per malattie non trasmissibili sono attribuibili a sovrappeso e obesità.
Sono i dati diffusi dalla World Obesity Federation in occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità, che si celebra il 4 marzo. In Italia l’evento è stato presentato oggi in Senato su iniziativa della senatrice Daniela Sbrollini, in collaborazione con l’Intergruppo parlamentare Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili.
Lo slogan scelto per il 2026 è «8 Billion Reasons To Act on Obesity», «8 miliardi di motivi per agire contro l’obesità», a richiamare l’urgenza di strategie fondate su evidenze scientifiche, politiche efficaci di prevenzione e trattamento e un deciso contrasto allo stigma.
I numeri italiani
Secondo l’Italian Barometer Obesity Report 2025, pubblicato da IBDO Foundation su dati dell’ISTAT e dell’Istituto Superiore di Sanità, l’11,8 per cento della popolazione adulta italiana vive con obesità, in crescita rispetto all’11,4 per cento del 2022. Il 36,1 per cento è in sovrappeso, con un incremento progressivo nell’ultimo decennio.
L’obesità infantile resta un nodo critico: circa il 19 per cento dei bambini tra 8 e 9 anni è in sovrappeso e il 9,8 per cento è obeso. L’impatto è più marcato nelle regioni meridionali e nelle aree socioeconomicamente svantaggiate.
La prima legge al mondo
Lo scorso ottobre il Parlamento ha approvato in via definitiva la legge n. 149, “Disposizioni per la prevenzione e la cura dell’obesità”, prima normativa al mondo mirata su questa patologia, che ne riconosce la natura cronica e ne prevede l’inserimento nei Livelli essenziali di assistenza. Il provvedimento, promosso dall’onorevole Roberto Pella, si affianca all’inclusione dell’obesità nel Piano Nazionale della Cronicità e all’istituzione di un Fondo dedicato per il triennio 2025-2027.
«Il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica e il suo inserimento nel Piano Nazionale della Cronicità rappresentano un passaggio fondamentale: non un atto simbolico, ma risposte concrete ai bisogni delle persone», dichiara il ministro della Salute Orazio Schillaci. «Il Ministero della Salute continuerà a rafforzare il proprio impegno per la prevenzione, per una presa in carico sempre più efficace e per un accesso equo alle cure su tutto il territorio nazionale, affinché nessun cittadino sia lasciato solo. Così come continueremo a contrastare lo stigma nei confronti di chi è affetto da questa patologia».
La “Carta di Erice 2026”
Nel corso dell’evento è stata presentata la “Carta di Erice 2026 sull’Obesità”, promossa dalla Società Italiana dell'Obesità con il coinvolgimento di venti organizzazioni scientifiche e associazioni di pazienti.
«Con questa Carta il mondo scientifico italiano assicura il proprio fermo impegno a riconoscere l’obesità come malattia cronica e garantire accesso equo ed appropriato a tutte le possibilità di cura, incluse quelle farmacologiche e chirurgiche», afferma Silvio Buscemi, presidente della Società Italiana dell’Obesità. Tra gli obiettivi, la promozione di una presa in carico omogenea su tutto il territorio nazionale e il contrasto alle disuguaglianze.
Andrea Lenzi, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche e di Open Italy, sottolinea la necessità di sviluppare «una rete regionale di centri multidisciplinari in grado di accogliere i pazienti» e di garantire l’accesso alle cure tramite l’inserimento dell’obesità nei Livelli essenziali di assistenza.
Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia, richiama la stretta correlazione tra obesità e diabete e la necessità di «percorsi terapeutici personalizzati e multidisciplinari».
Prevenzione e lotta allo stigma
Tra le priorità indicate dalle organizzazioni aderenti alla Giornata vi sono lo sviluppo di strategie integrate di prevenzione e trattamento e il contrasto allo stigma. «L’obesità è una malattia eterogenea e multifattoriale influenzata da fattori genetici, ambientali e psicologici», ricorda Luca Busetto, vicepresidente per l’area sud della European Association for the Study of Obesity. «Occorre un linguaggio corretto, rispettoso e scientificamente accurato».
Giuseppe Fatati, presidente dell’Italian Obesity Network, sottolinea che «la responsabilità per la prevenzione e il trattamento dell’obesità non ricade solo sulle professioni sanitarie, ma coinvolge istituzioni politiche, sistemi sanitari, scuole, luoghi di lavoro e cittadini».
Un messaggio condiviso anche dalle associazioni dei pazienti, che chiedono «pari dignità» e pieno accesso alle terapie.
La sfida, convergono istituzioni e comunità scientifica, è sanitaria ma anche culturale: riconoscere l’obesità come malattia cronica, garantire cure appropriate e costruire un’alleanza stabile tra politica, sanità e società civile per ridurre un fenomeno in crescita che mette sotto pressione i sistemi sanitari e incide in modo crescente sulla qualità della vita di milioni di persone.
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