Il legame
La tristezza fa male agli anziani: aumenta il rischio di malattie neurodegerative e demenza
  • Immagine
    Didascalia
    Immagine: © Jorge Royan / http://www.royan.com.ar
Redazione
Il malumore non passa, non ci si riesce a liberare dei pensieri negativi. È la cosiddetta inerzia emotiva, la difficoltà a passare facilmente da un’emozione a un’altra. Che in età avanzata può provocare cambiamenti delle connessioni neuronali associati a malattie neurodegerative e demenza

Potrebbe essere una buona notizia per le persone umorali: cambiare rapidamente emozioni fa bene alla salute mentale. Al contrario, l’inerzia emotiva, la difficoltà di passare da un’emozione a un’altra soprattutto per liberarsi dei brutti pensieri, dell’ansia e della depressione può favorire lo sviluppo di malattie neurodegenerative e della demenza. 

Un pessimismo ostinato, in età avanzata, può accelerare il declino cognitivo provocando dei cambiamenti prolungati nelle connessioni neurali della corteccia cingolata posteriore e dell’amigdala, due regioni del cervello coinvolte nella regolazione emotiva e nella memoria autobiografica. 

L’hanno scoperto i ricercatori dell’Università di Ginevra che hanno descritto su Nature Aging l’impatto delle emozioni sul cervello dei giovani e degli anziani. 

Gli scienziati hanno condotto un esperimento su due gruppi di volontari, il primo composto da 27 persone over 65 e il secondo da 29 persone di circa 25 anni. Ai partecipanti sono stati mostrati alcuni brevi filmati che ritraevano individui in condizioni di sofferenza, perché colpiti da un evento catastrofico o da drammi famigliari, alternati a immagini emotivamente neutre. Durante la visione, i volontari erano sottoposti a esami di risonanza magnetica funzionale. Le immagini del cervello hanno mostrato che l’inerzia emotiva, la difficoltà a sganciarsi da emozioni negative, provocava dei cambiamenti nella connettività neuronale tra la corteccia cingolata posteriore e l’amigdala associati a un aumento del rischio di malattie neurodegenerative. 

I capelli bianchi è risaputo, portano saggezza ma anche, inaspettatamente, una visione della vita più positiva. Le persone anziane riescono più facilmente dei giovani a vedere il bicchiere mezzo pieno, ma, a differenza dei giovani, quando sperimentano emozioni negative vi restano ancorati più a lungo. E questa prolungata permanenza in una condizione di ansia e di depressione in età avanzata può arrivare a trasformare un fisiologico declino cognitivo in una patologia neurodegenerativa. 

Ma, la domanda arriva puntuale, viene prima l’uovo o la gallina? «È la scarsa regolazione emotiva e l’ansia che aumentano il rischio di demenza o viceversa? Ancora non lo sappiamo. La nostra ipotesi è che le persone più ansiose hanno minore capacità di distacco emotivo. Il meccanismo dell'inerzia emotiva nel contesto dell'invecchiamento sarebbe quindi spiegato dal fatto che il cervello di queste persone rimane "congelato" in uno stato negativo mettendo in relazione la sofferenza degli altri con i propri ricordi emotivi», spiega Sebastian Baez Lugo, tra gli autori dello studio. 

Alla luce die risultati viene naturale ipotizzare che un maggiore distacco emotivo possa in qualche misura ridurre il rischio di andare incontro a demenza o a malattie neurodegenerative in età avanzata. I ricercatori si sono chiesti, infatti, se la meditazione, per esempio, possa proteggere il cervello dai danni dell’inerzia emotiva. La risposta arriverà non appena sarà completato uno studio di 18 mesi attualmente in corso per valutare gli effetti della meditazione sulle performance cognitive. Il confronto è con l’apprendimento di una nuova lingua. 

«Per affinare ulteriormente i nostri risultati, confronteremo anche gli effetti di due tipi di meditazione: la mindfulness, che consiste nell'ancorarsi al momento presente per concentrarsi sui propri sentimenti, e quella che è nota come meditazione “compassionevole”, che mira a potenziare le emozioni positive nei confronti degli altri», specificano gli autori.

Ricevi gli aggiornamenti di HealthDesk

The subscriber's email address.

Su argomenti simili

Un gruppo di ricerca internazionale ha individuato i meccanismi molecolari alla base DEE85, una rara encefalopatia epilettica pediatrica causata da varianti del gene SMC1A, caratterizzata da esordio precoce delle crisi, grave disabilità intellettiva ed epilessia resistente ai farmaci.

Lo studio è stato guidato dal Consiglio nazionale… Leggi tutto

Nasce la Italian Society of Neuromodulation and Neurotechnologies (ISNeT), una Società scientifica che si pone l’obiettivo di integrare le più avanzate tecnologie digitali con la pratica clinica quotidiana. Fondata sulla necessità di colmare il divario tra innovazione tecnologica e medicina applicata, ISNeT rappresenta una rete… Leggi tutto

Un investimento da 700 mila euro per trasformare la ricerca di base in possibili terapie contro le malattie neurodegenerative. È quanto ottenuto da PepTiDa, start-up e spin-off dell’Università degli Studi di Milano, sostenuta dal programma Mnesys, il più ampio progetto di ricerca sul cervello attivo in Italia, che coinvolge oltre 800… Leggi tutto

Un atlante del cervello umano lungo l’intero arco della vita, dalla nascita ai cento anni, per capire come cambiano nel tempo le connessioni tra le diverse aree cerebrali e in che modo queste trasformazioni siano legate allo sviluppo cognitivo, all’apprendimento e all’invecchiamento. È il risultato di uno studio pubblicato su… Leggi tutto

Uno studio dell’Università statale di Milano propone un possibile quadro interpretativo di come la stimolazione transcranica a corrente continua (tDCS) possa contribuire a miglioramenti nella malattia di Alzheimer: il campo elettrico della tDCS può modificare la “superficie” delle fibrille di amiloide e ostacolarne l’allungamento, un processo… Leggi tutto

Mondo scientifico, volontariato e terzo settore per affrontare una delle principali sfide sanitarie globali: la crescita delle patologie neurologiche. In occasione della Settimana del Cervello (16-22 marzo), la Società Italiana di Neurologia, la Croce Rossa Italiana e la Fondazione Aletheia hanno firmato nella Sala Nassirya del Senato un… Leggi tutto

Un team di ricerca dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-In) e dell’Università di Firenze ha individuato un meccanismo fondamentale della percezione visiva: una forma di memoria che ci permette di "vedere" gli oggetti anche quando scompaiono temporaneamente dalla vista, per esempio dietro un ostacolo.

Leggi tutto

Con l’avanzare dell’età la memoria tende a diventare meno affidabile. È una convinzione diffusa, quasi un luogo comune. Eppure non è una regola universale: alcune persone restano mentalmente lucide anche a cento anni, mentre altre iniziano a sperimentare difficoltà già nella mezza età. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica… Leggi tutto

Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica *Nature Communications* segna un importante passo avanti nella comprensione molecolare della sindrome NEDAMSS, una rara malattia del neurosviluppo. La ricerca è stata condotta dal team del laboratorio di Neurobiologia e genetica molecolare diretto da Ferdinando Fiumara, del Dipartimento di… Leggi tutto

Uno studio internazionale ha rivelato un collegamento sorprendente tra la fisica quantistica e i modelli teorici alla base dell’intelligenza artificiale.

La ricerca, nata dalla collaborazione tra l’Istituto di Nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nanotec), l’Istituto italiano di tecnologia (Iit) e la Sapienza… Leggi tutto

Portare al centro del dibattito pubblico un tema spesso trascurato, ma cruciale per migliaia di famiglie italiane: la piena attuazione delle norme sulle cure palliative nelle malattie neurologiche gravi. È stato questo l’obiettivo della conferenza stampa che si è svolta in Senato, promossa dalla Società delle Scienze Neurologiche Ospedaliere (… Leggi tutto

Combattere lo stigma attraverso informazione corretta, visibilità pubblica e strumenti concreti di supporto. È con questo obiettivo che in occasione della Giornata internazionale per l'epilessia del 9 febbraio la Lega italiana contro l’epilessia (Lice) ha presentato la Campagna nazionale 2026.

Lunedì 9 febbraio il Colosseo si è illuminato… Leggi tutto

L’autismo non colpisce (quasi) solo i maschi. Una ricerca svedese pubblicata sul British Medical Journal mette in discussione l’idea consolidata che la condizione sia molto più comune tra i ragazzi: i tassi di autismo tra maschi e femmine potrebbero essere invece più simili di quanto si pensasse.

Negli ultimi trent’anni, la prevalenza del… Leggi tutto

Rafforzare le difese naturali del cervello attraverso lo sviluppo di una piccola molecola “smart”. È questa, in sintesi, la nuova strategia nella lotta all'Alzheimer proposta da uno studio coordinato dall’Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Pozzuoli (Cnr-Icb), pubblicato sul Journal of… Leggi tutto

Un passo avanti nella conoscenza del cervello umano. Un gruppo di ricercatori dell’Università degli Studi di Milano e dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio ha identificato un circuito cerebrale essenziale per l’esplorazione visiva nello spazio. La ricerca, pubblicata su Nature Communications, potrebbe rivoluzionare la neurochirurgia,… Leggi tutto

Uno studio pubblicato sulla rivista Child Development dimostra come i bambini che più spesso mangiano da soli sono in grado, già a un anno, di sviluppare competenze comunicative più avanzate.

Mangiare in modo autonomo è una delle tappe evolutive più significative nel percorso di crescita di ogni bambino. Generalmente è un’abilità che… Leggi tutto

Una ricerca internazionale ha identificato un meccanismo molecolare in grado di rallentare la crescita del medulloblastoma, il tumore cerebrale maligno più frequente in età pediatrica. Alla ricerca, coordinata dall’Institut Curie, hanno partecipato anche ricercatori della Sapienza Università di Roma. I risultati sono stati pubblicati sulla… Leggi tutto

Per la prima volta, uno studio basato su un campione di pazienti dimostra che la schizofrenia è associata a un rilascio significativamente maggiore di serotonina nella corteccia frontale, un’area del cervello cruciale per la motivazione e la pianificazione. L’eccesso di serotonina risulta strettamente correlato alla gravità dei cosiddetti… Leggi tutto