Influenza suina, il caso del Regno Unito: un nuovo ceppo del virus individuato in un essere umano

L’annuncio

Influenza suina, il caso del Regno Unito: un nuovo ceppo del virus individuato in un essere umano

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Immagine: NIAID, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
L’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria ha rilevato un singolo caso confermato di influenza A(H1N2)v in una persona nel North Yorkshire. Il virus in questione è diverso dall’H1N1 che ha provocato la pandemia nel 2009 ed è simile a quello diffuso tra i maiali. Si sospetta lo spillover

I sintomi erano quelli di un tipico malanno stagionale, nulla di diverso da una comune influenza. Ma i risultati del sequenziamento genomico hanno dimostrato che l’infezione respiratoria che ha portato una persona del North Yorkshire, nel Regno Unito, a consultare il proprio medico di famiglia aveva tutt’altra spiegazione. La causa è un nuovo ceppo del virus dell’influenza suina, nominato A(H1n2)v, simile a quello che sta attualmente circolando tra i maiali nel Regno Unito. È la prima volta che il virus viene individuato in un essere umano nel Regno Unito. La variante inglese non è geneticamente correlata agli altri 50 casi di influenza da A(H1N2)v registrati nel mondo a partire dal 2005 ma sembrerebbe appartenere a un clade (1b.1.1) simile a quello osservato tra gli animali. 

L’annuncio è stato dato lo scorso 27 novembre dall’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito (UK Health Security Agency, Ukhsa) che ha ufficialmente informato l’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’accaduto. 

«Come di consueto all’inizio degli eventi di infezione emergenti, l’UKHSA sta lavorando a stretto contatto con i partner per determinare le caratteristiche dell’agente patogeno e valutare il rischio per la salute umana», fanno sapere dalla Ukhsa.

La vicenda suggerisce che il sistema di sorveglianza inglese sia stato rapido ed efficace.  L’individuo, di cui non si  conoscono le generalità, si è recato dal proprio medico di base riferendo una serie di sintomi leggeri tipicamente influenzali. Il 9 novembre il medico (General Practitioner) ha eseguito un test di routine come previsto dal protocollo della sorveglianza nazionale per l’influenza e, in seguito al risultato ignoto, ha inviato il campione prelevato ai laboratori incaricati dell’analisi. Il nuovo virus è stato successivamente individuato dagli esperti dell’agenzia Uksha ricorrendo alla tecnica della reazione a catena della polimerasi (in breve PCR, dall’inglese polymerase chain reaction) che ha consentito di avere materiale sufficiente per il sequenziamento genomico. 

«È grazie alla sorveglianza di routine dell’influenza e al sequenziamento del genoma che siamo stati in grado di rilevare questo virus. Questa è la prima volta che rileviamo questo virus negli esseri umani nel Regno Unito, sebbene sia molto simile ai virus rilevati nei maiali.Stiamo lavorando rapidamente per tracciare contatti stretti e ridurre qualsiasi potenziale diffusione. Secondo i protocolli stabiliti, sono in corso accertamenti per conoscere le modalità con cui il soggetto ha acquisito il contagio e per valutare se vi siano ulteriori casi associati», ha dchiarato Meera Chand, Incident Director della Ukhasa.

Le indagini molecolari sono ancora in corso, ma alcune informazioni sono già disponibili. Il virus decifrato non appartiene allo stesso ceppo di quello che causò la pandemia di influenza suina nel 2009 responsabile di circa 284mila morti. Allora si trattava di H1N1, il virus che circola stagionalmente negli esseri umani che è diverso dai virus che circolano oggi nei suini. L'influenza suina può anche essere causata dai sottotipi H1N2 e H3N2.

Dal 2005 sono stati segnalati solamente 50 casi umani di H1N2 in tutto il mondo. Il nuovo caso emerso per la prima volta nel Regno Unito non è geneticamente correlato ai precedenti casi di H1N2.

Come richiede il protocollo, ora le autorità sanitarie stanno monitorando i contatti stretti del paziente che ha ospitato il nuovo patogeno e che nel frattempo è completamente guarito. Ancora non è nota l’origine dell’infezione.  Tra le ipotesi proposte c’è quella di un possibile contatto con uno o più animali infetti che abbia favorito il salto di specie, il cosidetto spillover, un fenomeno piuttosto comune, come noto, nel caso delle infezioni respiratorie, dall’influenza a Covid. 

Gli epidemiologi sono ora interessati a capire se il virus può trasmettersi da una persona a un’altra. Per ora non ci sono prove di contagio tra esseri umani. 

«Le persone con qualsiasi sintomo respiratorio dovrebbero continuare a seguire le linee guida esistenti, evitare il contatto con altre persone mentre i sintomi persistono, in particolare se le persone con cui entrano in contatto sono anziane o hanno patologie preesistenti», avvisa l’agenzia sanitaria del Regno Unito.