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L'indagine
Osservatorio sulla salute mentale in Italia: il 90% degli specialisti segnala un aumento dell’aggressività nei giovani
Redazione
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Aumentano i casi di suicidio, aumenta l’aggressività tra i giovani, aumentano i disturbi mentali nelle persone che hanno avuto Covid. Non si assiste però a un corrispondente aumento degli specialisti che si occupano di persone affette da disturbi mentali. Il servizio sanitario fatica a soddisfare i bisogni dei pazienti. È quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio sulla salute mentale in Italia presentati in Senato durante l’incontro “Salute Mentale - Scenari, azioni e attori” promosso da Beatrice Lorenzin, già ministro della Salute e Presidente dell’Osservatorio. 

«I dati ci restituiscono gravi deficienze legate alla carenza di personale e strutture, oltre a un’impossibilità cronicizzata nel creare delle catene assistenziali sufficienti: l’80 per cento dei sanitari intervistati pensa che il numero di specialisti non sia congruo al numero dei cittadini, non garantendo quindi continuità nell’assistenza ai pazienti. Più della metà dei professionisti ha poi notato un aumento dei tentativi di suicidio nei propri pazienti e nel 90 per cento dei casi ci viene segnalato un aumento dell’aggressività nei giovani», ha affermato  Armando Piccinni, presidente Fondazione BRF - Istituto per la ricerca scientifica in psichiatria e neuroscienze. 

Circa il 75 per cento degli specialisti intervistati ha notato un aumento di sintomi psichici (disturbi del sonno, sintomatologia ansiosa) e di sintomi fisici (stanchezza persistente, facile faticabilità) nelle persone che hanno avuto Covid. 

L’indagine ha raccolto anche il punto di vista dei cittadini offrendo informazioni utili per i decisori politici. 

«Un quarto dei cittadini ha praticato l’automedicazione assumendo ansiolitici nel tentativo di ridurre manifestazioni acute di ansia (palpitazioni, nodo alla gola, difficoltà a respirare) e disturbi del sonno. Circa il 50 per cento ha paura degli psicofarmaci e l’85 per cento riporta difficoltà nell’accedere alla sanità pubblica per il trattamento dei disturbi psichici», ha spiegato Piccinni.
L’Italia non è un caso isolato. Le diagnosi di disturbi mentali sono in continua crescita in tutto il mondo, con aumenti del 30 per cento soprattutto nelle categorie più fragili e nei più giovani: i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità contano un 10-20 per cento di bambini e adolescenti colpiti, con il 75 per cento delle malattie psichiatriche che insorge prima dei 25 anni e la metà che dà sintomi entro i 14. Depressione e altre malattie psichiche saranno le più diffuse nel mondo già prima del 2030. In Italia le spese dirette e indirette incidono per il 4 per cento del prodotto interno lordo, cui bisogna aggiungere l’impatto sul lavoro.

«I dati servono per centrare il problema, dobbiamo avere una road map più ampiamente condivisa per riuscire a ottenere più risorse per la salute mentale, prendere le best practice come esempio per poterle sviluppare anche in altri contesti, trovare un modello diverso di finanziamento e poi c’è un grande lavoro da fare sulla qualità del capitale umano che riguarda tutto il personale sanitario. Nel prossimo G7 è fondamentale discutere di questi temi», conclude Beatrice Lorenzin. 

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