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Burnout dei medici: la colpa non è (quasi) mai dei pazienti
Redazione
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Basso riconoscimento del merito, carichi di lavoro eccessivi, risorse scarse. Sono queste le cause principali del burn out professionale per i professionisti sanitari, secondo una ricerca realizzata da ISTUD Sanità e Salute. 

La ricerca (“La vita nelle organizzazioni sanitarie”) ha raccolto tra dicembre 2023 e gennaio 2024, le voci e i punti di vista di 176 professionisti sanitari, che si sono narrati in anonimato, facendo emergere il proprio vissuto professionale. 

L’indagine ha rivelato che il “disagio totale” dal punto di vista emotivo è presente nel 43% delle narrazioni interpretate, mentre l’agio completo nel 21%. È chiaro che l’origine del rischio di burn out non sia quasi mai legato alla relazione tra professionisti sanitari e pazienti. Ma risiedono altrove. Sono «poco valorizzata per le competenze acquisite, le qualità e risorse personali, non coinvolta in progetti nonostante la disponibilità e i titoli», dice qualcuno. E qualcun altro: «la sanità pubblica non mette più al centro la salute del cittadino quindi frustrata». Sono «sottoutilizzato per le mie capacità professionali. Sottopagato per le responsabilità che mi assumo. Poco o nulla tutelato dal punto di vista medico-legale. Frustrato per non vedere chiare possibilità di carriera». 

Le analisi cognitive dei professionisti invece sottolineano spesso le lacune organizzative delle strutture sanitarie:  “il servizio da me svolto dovrebbe avere maggiore integrazione con gli altri specialisti perché si possa parlare davvero di cura”, afferma un professionista. Penso “che ci sia bisogno di una spinta innovativa che metta al centro le persone tutte, sia professionisti che utenti”, un altro. E ancora: ritengo “che potremmo organizzare meglio tempo e risorse, che spesso di tutta la fatica e gli sforzi che mettiamo in campo ne emerga solo una piccola parte” e anche, penso che “ci sia lo spazio per lavorare con umanità facendo della relazione un prezioso tempo di cura”. 

Infine, le aspirazioni. C’è chi dice che vorrebbe “continuare ad amare questo lavoro”, e chi “possibilmente essere d’aiuto”, chi vuole "resistere fino alla pensione”, e chi invece dice: “voglio andare via”, voglio “lasciare il lavoro”, “volevo…ora faccio il mio e basta”. 

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