Cosa accomuna l’atleta Matteo Sartori, l'artista Saverio Raimondo e la giornalista Monica Guerzoni? Sono tutti testimoni e protagonisti di “Una vita a metà”, documentario che utilizza il linguaggio del cinema per raccontare l'emicrania, patologia tanto diffusa quanto poco legittimata.
Scritto e diretto da Donatella Romani e Roberto Amato, prodotto da Telomero Produzioni e realizzato con il contributo non condizionante di AbbVie, il documentario è stato proiettato mercoledì 8 aprile alla Casa del cinema di Roma, dopo essere stato presentato al Giffoni Innovation Hub durante l'ultima Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia per poi approdare, all’inizio del 2026, su Amazon Prime video.
Il documentario dà voce alle persone che convivono quotidianamente con una patologia invalidante capace di influenzare profondamente la sfera personale e lavorativa. Ciò che li accomuna è la scelta di condividere la propria esperienza con l’obiettivo di incoraggiare chi soffre di emicrania a vivere pienamente, continuando a coltivare sogni e progetti.
Per Francesca Cavallin, voce e volto del documentario, «derubricare l’emicrania alla solita scusa del mal di testa significa non rispettare l’aspetto disabilitante di questa patologia. Se una persona che soffre di emicrania ti dice che ha mal di testa, non si deve pensare sia una scusa: è una condizione che lede profondamente anche il più semplice gesto quotidiano».
L’emicrania «non deve essere considerata come un malessere passeggero» conferma Pietro Barbanti, professore di Neurologia all'Università San Raffaele di Roma e membro del Direttivo della International Headache Society. «Si tratta in realtà di una vera malattia neurologica – precisa - accompagnata da altri sintomi più o meno gravi e ricorrenti, come la nausea, la sensibilità alterata alla luce, ai suoni e agli odori».
Per Alessandra Sorrentino, presidente di Alleanza efcalalgici-Al.Ce. della Fondazione CIRNA, «per molte persone l'emicrania è un'esperienza totalizzante perché è una ladra di tempo e di vita. Una malattia che costringe a continue rinunce e costanti riadattamenti delle proprie abitudini quotidiane, oltre a numerose incomprensioni con chi ci circonda».
«Conoscere i protagonisti di “Una vita a metà” è stata una esperienza di grande forza ed emozione. Le loro storie toccano profondamente – raccontano Romani e Amato - e sono un esempio di come sia possibile trovare un equilibrio fra il buio della malattia e la luce della vita, per superare lo stigma di chi pensa che l’emicrania sia solo un banale mal di testa».
In questo percorso di sensibilizzazione e racconto, si inserisce anche l’impegno dell’azienda nel promuovere nuove modalità di dialogo con il pubblico.
«Ci piacciono i progetti innovativi che, come in questo caso, ci portano a esplorare e a misurarci con contesti narrativi nuovi- commenta Irma Cordella, Corporate Affairs Director di AbbVie Italia - consentendoci di raggiungere il grande pubblico restando fedeli alla nostra mission di avere un impatto significativo sulla vita delle persone».
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