Inserire l’emicrania nel Piano nazionale della cronicità (Pnc) e nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), per garantire uniformità di accesso alle cure su tutto il territorio nazionale.
È questo, in sostanza, il messaggio lanciato dagli esperti giovedì 13 novembre nella tappa romana del Road Show “Innovazione terapeutica che spinge all’innovazione organizzativa: Focus Emicrania”, promosso da Motore Sanità con il contributo non condizionante di Pfizer. L’iniziativa punta a sensibilizzare Istituzioni e operatori sull’impatto clinico, sociale ed economico dell’emicrania, una patologia che in Italia colpisce circa 6 milioni di persone. Il costo complessivo per il Paese è stimato in 3,5 miliardi di euro l’anno tra spese sanitarie e perdita di produttività. Il 15% dei pazienti soffre di oltre quattro crisi mensili, il 4,2% di più di otto e il 5% perde più di cinque giorni di lavoro al mese.
Oggi i servizi variano da Regione a Regione, nonostante la presenza di una rete articolata su tre livelli: ambulatori specialistici, Centri Cefalee di diagnosi e terapia e Centri di terzo livello dedicati anche alla ricerca e alla formazione.
«Le cefalee costituiscono un grave problema di salute pubblica – sottolinea Fabrizio Vernieri, professore di Neurologia all'Università Campus Bio-Medico di Roma - che colpisce entrambi i sessi e tutte le fasce di età. Tra le cefalee l’emicrania ha una prevalenza del 12% nella popolazione generale e risulta stabilmente tra le prime tre cause di disabilità a livello mondiale, la prima in assoluto nelle donne tra i 15 e i 49 anni. In Italia la cefalea cronica è riconosciuta come malattia sociale dalla legge 81 del 14 luglio 2020. Solo un miglioramento nell’organizzazione e nella gestione del percorso di cura delle cefalee può contenere l’evoluzione verso condizioni disabilitanti e croniche. Esistono raccomandazioni internazionali per l’organizzazione e la distribuzione dei servizi sanitari per le cefalee con un modello strutturato su tre livelli interdipendenti in relazione alla complessità clinica e al livello di capacità assistenziale: cure primarie, specialistica ambulatoriale, centri cefalee con competenze multidisciplinari e possibilità di ricovero ospedaliero».
Le nuove terapie per la profilassi e la gestione dell’attacco acuto offrono risultati promettenti, migliorando la qualità di vita dei pazienti e riducendo l’impatto economico complessivo grazie al recupero di produttività. Per questo, concludono gli esperti, è urgente un approccio organizzativo integrato che riconosca l’emicrania come vera e propria malattia cronica e ne assicuri una presa in carico omogenea in tutto il Paese.
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