Si stima che il 40% delle di tumore del rene nei maschi italiani sia causato dalle sigarette, il 25% nelle donne. E che i tabagisti presentino un rischio del 50% più elevato di sviluppare la più diffusa forma di tumore rene, il carcinoma a cellule renali, rispetto a coloro che non hanno mai fumato. Nel 2017 sono state stimate 13.600 nuove diagnosi in Italia (9 mila uomini e 4.600 donne).
Alle nuove strategie nella lotta contro questa neoplasia è dedicato un incontro che si è svolto venerdì 20 luglio a Milano. Per i pazienti colpiti dalla malattia in fase avanzata, per esempio, è ora disponibile una terapia mirata, tivozanib, in grado di migliorare la qualità di vita grazie a un ottimo profilo di tollerabilità.
«Tivozanib appartiene a una classe di farmaci a bersaglio molecolare che hanno la capacità di colpire obiettivi cellulari precisi e impedire la crescita del cancro» spiega Camillo Porta dell’Oncologia medica del Policlinico San Matteo di Pavia.
In attesa che nei prossimi mesi si concluda l’iter per la rimborsabilità della molecola con l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), da luglio è partito il Programma di uso terapeutico tivozanib (Expanded Access Program) per il carcinoma a cellule renali (RCC) che consente ai pazienti del nostro Paese di accedere in prima linea a questa terapia innovativa. «Sappiamo che servono circa due anni perché un farmaco approvato in Europa sia disponibile nel nostro Paese – precisa Porta - per cui la decisione di avviare il programma di uso terapeutico è molto importante».
I sintomi della malattia «non sono specifici e possono essere sottovalutati o confusi con altre condizioni come la calcolosi renale – sottolinea Giuseppe Procopio, responsabile dell’Oncologia medica genitourinaria dell'Istituto dei tumori di Milano. Quando presenti, i segnali più frequenti sono rappresentati da presenza di sangue nelle urine, da dolore sordo al fianco o dalla presenza di una massa palpabile nella cavità addominale a livello del fianco. Il 60% delle diagnosi avviene infatti casualmente, come diretta conseguenza dell’impiego, sempre più diffuso, della diagnostica per immagini in pazienti non sospetti in senso oncologico. «Nel cancro del rene la chemioterapia e la radioterapia – ricorda Procopio - si sono dimostrate, storicamente, poco efficaci. Pertanto la disponibilità di nuove armi con un impatto positivo sulla qualità di vita potrà migliorare in maniera significativa la capacità di gestione complessiva di questa neoplasia».
Circa il 30% dei pazienti arriva alla diagnosi in stadio avanzato e in un terzo la malattia si sviluppa nella forma metastatica dopo l’intervento chirurgico con limitate possibilità di trattamento. I principali siti metastatici riguardano polmoni, fegato, ossa e cervello. Quindi solo il 30% dei casi guarisce grazie alla sola chirurgia. Oltre al fumo, tra i principali fattori di rischio vanno ricordati il sovrappeso e l’obesità (all’eccesso ponderale è attribuito circa un quarto dei casi), l’ipertensione arteriosa (associata a un incremento del 60% delle probabilità rispetto ai normotesi) e l’esposizione professionale a sostanze tossiche.
«Il bisogno terapeutico dei pazienti affetti da tumore del rene metastatico – sostiene Bruno Rago, direttore generale e amministratore delegato di EUSA Pharma, azienda produttrice di tivozanib - è ancora largamente insoddisfatto. Per questo, vogliamo collaborare con le società scientifiche e con le associazioni di pazienti per promuovere la cultura e la sensibilizzazione verso questa neoplasia».
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