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DidascaliaImmagine: Kennedy, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
Sono 9,8 milioni gli italiani che soffrono di dolore cronico di intensità moderata o severa, pari al 19,7 per cento della popolazione adulta. In altri termini: due su dieci. In particolare: il dolore cronico colpisce il 14,7 per cento dei giovani, il 21,1 per cento degli adulti e il 20,9 per cento degli anziani. Con una prevalenza femminile: il 21,2 per cento delle donne rispetto al 18,1 per cento degli uomini.
È quanto emerge dal 1° Rapporto Censis-Grünenthal «Vivere senza dolore», una fotografia dettagliata dell’impatto del dolore cronico sulla salute degli italiani e sulla servizio sanitario nazionale.
I costi
I costi sociali sono elevatissimi, stimati in quasi 62 miliardi all’anno. La cifra è data dalla somma delle spese a carico dei malati, del costo delle prestazioni sanitarie a carico del Servizio sanitario nazionale, della mancata produttività dei pazienti, dei servizi di assistenza di cui necessitano e il “care” informale.
Entrando nel dettaglio: sono stimati in 6.304 euro in media all’anno per paziente, di cui 1.838 euro di costi diretti e 4.466 euro di costi indiretti. I costi diretti sono in capo ai pazienti per 646 euro e 1.192 euro ricadono sul Servizio sanitario nazionale.
Le spese private pesano “molto” o “abbastanza” sul bilancio familiare per il 66,5 per cento dei malati, per il 28 per cento pesano in misura ridotta e solo per il 5,5 per cento non incidono significativamente. Le spese private pesano “molto” o “abbastanza” sui budget familiari del 76 per cento delle persone con redditi bassi e del 48,3 per cento delle persone più abbienti.
Il duro impatto sulla qualità della vita
Tutto è faticoso per chi soffre, dalle semplici attività della vita quotidiana come afferrare oggetti o fare una camminata a movimenti più complessi come l’attività fisica. Per il 67,8 per cento dei malati il dolore cronico di intensità moderata o severa incide “molto” (11,1%) o “abbastanza” (56,7%) negativamente sulla vita quotidiana e sul proprio benessere. Per il 28,2 per cento incide negativamente ma in misura ridotta e solo per il 4 per cento non ha effetti negativi. In ogni caso, per il 92,8 per cento dei malati il dolore cronico di intensità moderata o severa condiziona le proprie attività quotidiane e solo il 7,2 per cento ci convive senza rilevanti effetti negativi. I vincoli nella vita quotidiana sono: le difficoltà nel sollevare oggetti (per il 60,2%), fare ginnastica o altro esercizio fisico (59,3%), dormire (50,5%), passeggiare (49,0%), svolgere le faccende domestiche (48,5%), partecipare alle attività sociali e ricreative (36,8%), guidare l’automobile (23,6%), gestire le relazioni con i familiari e con gli amici (23,2%), il desiderio e le relazioni sessuali (22,7%), le ordinarie attività quotidiane come lavarsi e vestirsi (22,6%), l’alimentazione (18,6%). Il 48,8 per cento degli intervistati avverte apatia, perdita di forze, debolezza, il 38,2 per cento tende facilmente alla commozione, il 37 per cento vive stati di ansia e di depressione, il 30,8 per cento soffre di vertigini. Perciò al 38,2 per cento capita di dover ricorrere a forme di supporto da parte di familiari, amici o volontari.
Le difficoltà nel lavoro
Nei casi più gravi si arriva a dover lasciare il lavoro. Per molti altri è comunque necessario ridurre l’orario o cambiare l’attività professionale. Per il 40,6 per cento dei malati l’insorgenza della patologia ha avuto conseguenze negative sul proprio lavoro. Il 35,4 per cento ha dovuto mettersi in malattia, il 30,8 per cento ha dovuto chiedere permessi per recarsi dal medico e per effettuare le terapie, il 27,7 per cento ha dovuto assentarsi spesso dal lavoro, il 25 per cento ha ridotto il rendimento (e quindi le opportunità di carriera), il 13,3 per cento ha dovuto cambiare mansioni, l’11,8 per cento ha dovuto ridurre l’orario ricorrendo al part time (cui corrisponde una retribuzione ridotta), il 5,8 per cento ha dovuto lavorare da casa, il 3,8 per cento è stato costretto a cambiare lavoro perché l’impiego non era più compatibile con le problematiche legate al dolore. Addirittura, l’11,1 per cento dei malati ha dovuto smettere di lavorare a causa del dolore cronico e l’1,2 per cento è stato licenziato. Inoltre, il 41,3 per cento dei malati occupati dichiara che la propria condizione viene talmente sottovalutata al lavoro da essere considerata un pretesto per assentarsi o per impegnarsi di meno.
Vite quotidiane tra solitudine e incomprensione
Il dolore cronico incide anche sulla salute mentale. Il 62,1 per cento dei malati riesce a tenere il dolore sotto controllo grazie a farmaci, terapie e trattamenti. Tuttavia, il 56,5 dei malati ritiene che nessuno capisca veramente la sofferenza causata dal dolore cronico e il 46,7 per cento si sente solo con il proprio dolore. Il 36,4 per cento ha la sensazione che persino il proprio medico sottovaluti la patologia. Più in generale, per il 72,5 per cento dei malati il dolore nella nostra società è decisamente sottovalutato.
Che cosa si aspettano i malati. Per l’81,7 per cento il dolore dovrebbe essere riconosciuto come una patologia a sé stante. Per l’86,2 per cento è fondamentale istituire, nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, uno specialista di riferimento per il dolore cronico di intensità moderata o severa o un servizio specificamente dedicato.
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