La maggior parte dei giovani italiani tra 18 e 35 anni di età ha sentito parlare di biotecnologie, specialmente in ambito salute, ma il 74% ne sottostima il ruolo nelle Life Sciences e l’80% sottovaluta la quota di investimenti in ricerca da parte del biotech. Solo poco più della metà, il 55%, ritiene che gli investimenti nelle biotecnologie producano valore per la società e avanzamento per la ricerca.
Sono alcuni dati di una ricerca condotta da YouTrend, presentati giovedì 24 ottobre a Roma in occasione della seconda edizione del Forum Incyte sulla ricerca, promosso dall’azienda biofarmaceutica Incyte Italia, in collaborazione con Formiche e Healthcare Policy.
Puntare sulla ricerca come volano strategico di competitività per l’Italia e per l’Europa; assicurare l’attrazione di capitali economici e investimenti, strutturando una strategia volta a supportare chi fa ricerca; garantire la capacità di formare, trattenere e attrarre i talenti della comunità scientifica del futuro: sono stati questi i temi al centro dell'incontro che ha visto la partecipazione di diverse componenti del sistema Paese per un confronto sulla ricerca in Italia e in Europa. Il gap di innovazione che separa l’Unione europea dagli Stati Uniti e dalla Cina si sta, infatti, ampliando e la ricerca in settori ad alta innovazione, come il biotech, è una delle leve principali per poter recuperare terreno.
Al centro della discussione anche l’importanza di valorizzare il capitale umano, mediante percorsi di formazione adeguati e soprattutto strumenti che aiutino i ricercatori a trasferire i frutti della ricerca sul mercato, generando valore per la società. I ricercatori italiani sono i secondi più premiati in Europa (61 Starting Grant ottenuti nel 2024), ma l’Italia scivola al quinto posto se si considerano i grant ricevuti come Paese (41).
«La ricerca scientifica è motore di innovazione – sottolinea Chiara Ambrogio, professoressa e Group leader al Centro di Biotecnologie molecolari dell’Università di Torino, vincitrice del Career Development Award nel 2018 e membro del Comitato di selezione Summer School della Armenise Harvard Foundation - e i protagonisti di questa attività sono proprio i giovani. Creare percorsi di formazione innovativi e infrastrutture di ricerca capaci di attrarre e trattenere i ricercatori è prioritario per garantire la competitività della nostra comunità scientifica».
Tra i settori chiave in materia di innovazione e ricerca, le Scienze della vita sono il primo comparto al mondo per investimenti in Ricerca e svilupp, in valore assoluto e in percentuale sul fatturato: si stima che tra il 2025 e il 2030 le aziende farmaceutiche investiranno su questo fronte 2 mila miliardi di euro, per l’80% destinati a network di ricerca.
«Oggi la pipeline farmaceutica è al massimo storico – ricorda Fabrizio Greco, presidente di Assobiotec, l'Associazione nazionale di Federchimica per le biotecnologie – e dei circa 20 mila farmaci in sviluppo nel mondo, circa il 45% è di origine biotech. Le biotecnologie svolgono un ruolo chiave nell’affrontare le sfide geopolitiche attuali e future, anche in termini di salute pubblica. A oggi, però, l’Unione europea sta perdendo competitività – avverte Greco - soprattutto nella Ricerca & sviluppo, dove nel 2023 gli USA hanno investito il 52% del totale globale, mentre l’Europa solo il 16%. Se guardiamo poi all’Italia, la fotografia è di un Paese leader nella produzione farmaceutica, con il 18% del totale europeo, ma con solo il 6% degli investimenti continentali in R&S. Per rimanere competitivi in questo settore – avverte il presidente di Assobiotec - il nostro Paese deve quindi diventare più attrattivo per gli investimenti esteri, combinando incentivi per la R&S a semplificazione, stabilità e certezza delle regole».
L’Italia «ha un peso importante nell’attività di ricerca – osserva infine Onofrio Mastandrea, Regional Vice President e General Manager di Incyte Italia – grazie agli eccezionali standard qualitativi delle istituzioni di ricerca che supportano i trials clinici. Da quando siamo arrivati in Italia, nel 2016, a oggi abbiamo portato avanti 63 studi clinici, di cui il 25% in Fase I, coinvolgendo più di 400 clinical sites. Alla luce di questo impegno, abbiamo voluto inaugurare un percorso di dialogo sul tema della ricerca. Il Forum – conclude - diventerà un appuntamento annuale, un’occasione per riflettere insieme sulle aree in cui è urgente intervenire con politiche strutturate e mirate per richiamare investimenti e talenti e rendere il Paese competitivo e attrattivo anche sul fronte della ricerca».
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