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A 15 anni dalla legge 38 ancora scarsa la consapevolezza della “malattia dolore”
Redazione
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Diffondere una cultura capillare del dolore cronico attraverso una corretta informazione sulla condizione e sulle effettive possibilità di curarla; garantire programmi di formazione continua e aggiornata del personale socio-sanitario; potenziare le reti di terapia del dolore, anche attraverso un maggiore coinvolgimento della medicina di prossimità nelle nuove articolazioni territoriali create dal Pnrr.

Sono queste, in sintesi, le raccomandazioni contenute nel “Nuovo Manifesto sul dolore” presentato a Roma martedì 25 febbraio.

Il dolore cronico non è solo il segnale di una malattia, ma anche una condizione clinica, spesso difficile da comprendere per gli stessi pazienti e per gli operatori sanitari, eppure fortemente invalidante per chi ne soffre. In Italia interessa oltre 10 milioni di persone, sei volte su dieci donne, in molti casi senza trovare un’adeguata risposta nonostante le cure disponibili e una legge, la 38/2010, che sancisce il diritto a non soffrire.

Proprio in occasione dei 15 anni dall’approvazione della legge, un’alleanza di Società scientifiche, professionisti sanitari, Associazioni di pazienti e cittadini ha redatto il Nuovo Manifesto per sollecitare interventi che promuovano una maggiore consapevolezza della “malattia dolore” e garantiscano una presa in carico mirata e tempestiva.

Per dolore cronico si intende un dolore che perdura da più di tre mesi in modo persistente, continuo o ricorrente. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità si tratta di uno dei maggiori problemi di salute pubblica a livello globale, per il peso epidemiologico e per l’impatto multidimensionale: chi ne soffre, è meno produttivo sul lavoro, meno efficiente all’interno della rete familiare e può sviluppare problematiche di tipo ansioso o depressivo, autoimponendosi limiti nella vita quotidiana per paura di provare dolore. Complice la scarsa consapevolezza, in molti casi i pazienti vivono con rassegnazione la propria condizione dolorosa, accedendo con notevole ritardo a cure specifiche.

«La presentazione di questo nuovo Manifesto, a due anni dal lancio del primo - sostiene Luciano Ciocchetti, vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera - costituisce un momento cruciale per rafforzare l’attenzione su questa tematica e promuovere un cambiamento concreto nelle politiche sanitarie».

La Legge 38 prevede una rete assistenziale dedicata alla terapia del dolore, multidisciplinare e integrata, in grado di garantire una diagnosi tempestiva e tempi adeguati di accesso alle cure, riducendo il numero di interventi inappropriati, effetti indesiderati e complicanze. A oggi, tuttavia, la rete non trova ancora un’applicazione omogenea sul territorio nazionale.

«Il paziente con dolore cronico è spesso disorientato nel percorso diagnostico-terapeutico – sottolinea Gabriele Finco, Past President dell'Associazione italiana per lo studio del dolore (Aisd) - e si trova a dover consultare numerosi specialisti prima di arrivare a un centro specialistico di terapia del dolore, anche con gravi conseguenze psicofisiche oltre che economiche. Per questo è fondamentale rafforzare e diffondere la “cultura del dolore” partendo dai giovani medici e coinvolgendo tutti i professionisti socio-sanitari. È urgente investire nella formazione sugli aspetti fisiopatologici, sociali e psicologici del dolore cronico – conclude - essenziali per una corretta gestione del paziente».

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