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Il confronto
Nuove sfide nella gestione delle Malattie infiammatorie croniche intestinali
Redazione
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Dalla diagnosi precoce alla terapia personalizzata, passando per l’uso dell’intelligenza artificiale: a Cagliari gli esperti si confrontano sulle malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici) nell’VIII edizione del corso avanzato che abbraccia il percorso dal paziente pediatrico all’adulto.

«Le Mici rappresentano ancora una sfida complessa per il clinico – sottolinea Giammarco Mocci, gastroenterologo presso l’ARNAS G. Brotzu di Cagliari e responsabile scientifico dell’evento - soprattutto nella fase adulta, quando spesso il paziente presenta un lungo decorso e una storia di trattamenti multipli. Questo corso vuole fornire strumenti pratici per affrontare i casi più critici con un approccio integrato e aggiornato». 

Negli ultimi anni «abbiamo assistito a un significativo incremento dei casi pediatrici – osserva Paolo Lionetti, responsabile della Struttura di Gastroenterologia e nutrizione dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, anch'egli responsabile scientifico dell'incontro - e l’impressione è che sono in aumento forme non monogeniche a esordio molto precoce. È fondamentale intervenire con tempestività e con protocolli specifici per la pediatria, condivisi con i gastroenterologi dell’adulto, per garantire in seguito una transizione efficace e una presa in carico multidisciplinare che preveda la presenza del dietista, dello psicologo e, nei casi refrattari alla terapia medica, del chirurgo esperto di chirurgia delle Mici».

Ampio spazio è stato dedicato anche all’apporto dell’Intelligenza artificiale, sia in fase di ricerca (per lo screening e la selezione di molecole promettenti) sia nel supporto alla diagnostica per immagini, migliorando l’efficienza dell’imaging endoscopico.

«La digitalizzazione e l’intelligenza artificiale rappresentano un’opportunità concreta non solo per migliorare la qualità della vita delle persone con Mici – spiega Salvatore Leone, direttore generale di Amici Ets - ma anche per anticipare la diagnosi, personalizzare i percorsi terapeutici e, forse, un giorno, arrivare a una cura definitiva. L’alleanza tra sapere clinico dati e nuove tecnologie può cambiare radicalmente il modo in cui affrontiamo queste patologie croniche, mettendo davvero al centro il paziente».

Dal canto suo, Rita Limbania Vallebella, presidente regionale dell’Associazione Amici e sindaco di Stintino, ha condiviso la sua esperienza diretta come paziente affetta da malattia di Crohn: «Ancora oggi molti pazienti vivono un vero e proprio percorso a ostacoli prima di arrivare a una diagnosi certa. Serve più informazione, ma anche più connessione tra pazienti e Centri specialistici per ridurre la mobilità sanitaria e garantire cure di qualità vicino a casa».

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