Tra il 2020 e il 2021, cioè nel periodo delle restrizioni per la pandemia Covid, i controlli “saltati” e i ritardi diagnostici e di cura dei melanomi hanno causato la perdita di ben 111.464 anni di vita in 31 Paesi d'Europa, con un costo complessivo di 7,1 miliardi di euro.
A rivelarlo è uno studio internazionale, a cui hanno preso parte per l’Italia i ricercatori dell’Istituto tumori Pascale di Napoli, pubblicato sulla rivista JAMA Network Open, che mostra come nello stesso periodo solo nel nostro Paese siano andati persi 15 mila anni di vita. Il melanoma è il terzo tumore più frequente al di sotto dei 50 anni in Italia: nel 2023 sono state stimate circa 12.700 nuove diagnosi, di cui 7 mila tra gli uomini e 5.700 tra le donne.
Per richiamare l’attenzione sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce la Fondazione Melanoma e il Pascale di Napoli hanno lanciato il nuovo cortometraggio dal titolo “Su noi due”, le cui protagoniste sono due volti noti della soap “Un posto al Sole”, Lara Sansone e Miriam Candurro, e co-protagonisti altri due beniamini della tv, Gigi & Ross. Il corto, che dura poco più di dieci minuti, è diretto da Alessandro Montali e scritto da Chiara Macor. Il direttore artistico è Romano Montesarchio. Le comparse sono tutte infermieri veri e lo stesso corto è stato realizzato negli ambulatori dell’Istituto dei tumori di Napoli e nel presidio ospedaliero Ascalesi, da quattro anni accorpato al polo oncologico. Il corto è stato presentato venerdì 15 marzo a Napoli, ma non può ancora arrivare sulle piattaforme televisive né nelle sale cinematografiche essendo in lizza per i vari festival del cinema, compreso quello di Venezia.
Il cortometraggio, prodotto da Bronx Film con il supporto non condizionante di Bristol Myers Squibb, racconta la storia di due amiche con un approccio ben diverso alla prevenzione del melanoma: Anna, interpretata da Miriam Candurro, più scrupolosa che scopre di avere un melanoma nelle prime fasi della malattia; e Teresa, interpretata da Lara Sansone, meno attenta alla prevenzione che scopre di avere la stessa malattia della sua amica quando ormai il cancro aveva già iniziato a diffondersi. Nel cortometraggio, quando Anna manifesta i suoi timori per un neo sulla coscia, l'amica le consiglia di «non pensarci».
«Pensarci è invece proprio quello che dobbiamo fare noi tutti» avverte Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e direttore dell'Unità di Oncologia melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative dell'Istituto Pascale. «Anche per il melanoma, infatti, prevenire è meglio che curare. Perché - spiega l'oncologo - nonostante questo tumore non ci spaventi più come in passato grazie alla disponibilità di farmaci innovativi, in primis l'immunoterapia che è in grado di guarire il 50% dei pazienti con malattia metastatica, la prevenzione e la diagnosi precoce restano le nostre migliori armi».
Più tardi si arriva alla diagnosi, più la malattia progredisce e diventa più complicato curarla. Proprio come è successo e sta succedendo alle migliaia di pazienti durante pandemia, a causa delle restrizioni, della carenza di personale e della paura di ammalarsi di Covid, hanno rimandato lo screening. «Il nostro studio, basato sui dati di 50.072 pazienti europei – racconta Ascierto - stima che in circa il 17% delle persone con melanoma il cancro sarebbe progredito a uno stadio più alto nel periodo 2020-2021 a causa di soli due o tre mesi di ritardi nella diagnosi o nel trattamento».
Questo è il periodo dell’anno «“ideale” per agire: la stagione estiva, più a rischio in termini di esposizione ai raggi UV, tra i principali fattori di rischio per il tumore alla pelle, è ancora lontana, ma non troppo» spiega Ascierto: «Marzo e aprile possono essere i mesi “perfetti” per sottoporsi alla mappatura dei nei, un esame diagnostico non invasivo che permette l’esame dell’epidermide e che consente di individuare anomalie e irregolarità, eventualmente diagnosticando tumori benigni, o maligni, come il melanoma». Una diagnosi precoce «è in grado di influenzare in maniera importante la prognosi di un paziente. L’aspettativa di vita per i pazienti con melanoma in stadio iniziale raggiunge il 95% a dieci anni dalla diagnosi. Per cui - conclude Ascierto – “pensiamo” alla prevenzione e, soprattutto, “agiamo’”».
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