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DidascaliaTony Alter, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
L’uso di una classe di farmaci comunemente prescritti per pazienti con obesità e diabete (gli agonisti del recettore GLP-1) può ridurre l’impronta ambientale dell’assistenza sanitaria e migliorare gli esiti clinici quando utilizzata per trattare l’insufficienza cardiaca.
In sintesi, il trattamento dei pazienti con queste terapie ha comportato meno ricoveri ospedalieri e un minor apporto calorico, che si sono tradotti in una diminuzione delle emissioni di gas serra, meno rifiuti medici e una riduzione del consumo idrico.
Lo studio, presentato al Congresso 2025 della Società europea di cardiologia a Madrid (ESC, dal 29 agosto all'1 settembre), è tra i primi a quantificare i benefici ambientali del trattamento farmacologico.
Il settore sanitario è responsabile di quasi il 5% delle emissioni globali di gas serra, evidenziando l’urgenza di interventi per ridurre l’impronta ambientale dell’assistenza clinica.
Nello studio, guidato da Sarju Ganatra, direttore della Sostenibilità e vicepresidente della Ricerca al Lahey Hospital & Medical Center negli Stati Uniti, è stata condotta un’analisi su quattro trial clinici randomizzati (SELECT, FLOW, STEP HFpEF e STEPHFpEF DM) che hanno coinvolto pazienti con insufficienza cardiaca con frazione di eiezione preservata, trattati con agonisti del recettore GLP-1 o placebo. Le stime delle giornate di degenza, dei ricoveri in terapia intensiva, delle visite al Pronto soccorso e ambulatoriali per eventi di insufficienza cardiaca, e delle relative emissioni di gas serra, sono state ottenute da pubblicazioni precedenti.
Sono stati riportati 54 eventi di peggioramento dell’insufficienza cardiaca tra 1.914 pazienti trattati con agonisti del recettore GLP-1, contro 86 eventi tra 1.829 pazienti trattati con placebo.
I pazienti trattati con agonisti GLP-1 hanno mostrato emissioni stimate pari a 9,45 kg di CO₂-equivalente per persona all’anno, rispetto a 9,70 kg tra i pazienti con placebo. La differenza era principalmente legata alle emissioni derivanti dalle degenze ospedaliere e dalle visite ambulatoriali dovute a episodi di peggioramento dell’insufficienza cardiaca.
«L’entità del potenziale risparmio di emissioni ambientali emersa dalla nostra analisi è stata sorprendente» racconta Sarju Ganatra, che è anche presidente di Sustain Health Solutions, un’organizzazione no-profit che aiuta le strutture sanitarie a integrare la sostenibilità nell’assistenza. «Risparmiare 0,25 kg di CO₂-equivalente per persona all’anno grazie alla riduzione dei ricoveri può sembrare poco. Tuttavia – sottolinea - quando questa cifra viene applicata ai milioni di pazienti eleggibili, equivale a oltre 2 miliardi di chilogrammi di CO₂-equivalente risparmiati. Riduzioni su scala simile sono state osservate anche nella produzione di rifiuti e nel consumo d’acqua. Questa ricerca evidenzia come anche piccoli guadagni incrementali a livello individuale possano tradursi in un impatto collettivo significativo».
La ricerca ha inoltre mostrato che chi assumeva agonisti GLP-1 presentava circa 695,33 kg di CO₂-equivalente in meno per paziente all’anno grazie alla riduzione dell’apporto calorico giornaliero rispetto al placebo.
«Combinando i dati dei trial clinici con metriche di valutazione ambientale del ciclo di vita – commenta Ganatra - offriamo una nuova prospettiva per valutare l’impatto complessivo delle decisioni prescrittive. Mostriamo anche che i trattamenti medici possono fornire un duplice beneficio: una salute migliore per i pazienti e un pianeta più sano. Speriamo che in futuro i decisori politici integrino le metriche di sostenibilità nelle valutazioni tecnologiche sanitarie, nelle decisioni di rimborso dei farmaci e nei quadri di approvvigionamento».
Il prossimo passo della ricerca, conclude Ganatra, «è validare la nostra modellizzazione con dati reali sulle emissioni e sugli esiti clinici. In futuro, speriamo che l’impatto ambientale venga integrato nella progettazione dei trial clinici, nei processi regolatori dei farmaci e nelle decisioni sui prontuari terapeutici, così da allineare i sistemi sanitari agli obiettivi di salute planetaria».
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