Emozioni
Quando un sorriso fa arrabbiare
Redazione
I sorrisi non sono tutti uguali. Alcuni sono rassicuranti altri arroganti. Il sistema nervoso reagisce al linguaggio non verbale così come a quello verbale. E un ghigno spocchioso può suscitare emozioni negative come un rimprovero a voce. Lo studio su Science Reports

Alla fine della performance scrutate preoccupati i volti della giuria: i giudici sorridono. Ne sarete contenti? Non è detto. Sì perché secondo uno studio appena pubblicato su Scientific Reports esistono tre tipi di sorrisi e non tutti suscitano emozioni piacevoli in chi li riceve. C’è il sorriso gratificante, un gesto di incoraggiamento che significa “ben fatto!”. Riceverlo è un piacere. Poi c’è il sorriso benevolo che indica amicizia ed è pronto a rassicurare. Anche questo è molto gradito. E, infine, c’è il sorriso dominante sfoggiato con spocchia da chi si sente superiore. Se ne farebbe volentieri a meno.

Gli autori dello studio hanno voluto scoprire le diverse reazioni che questi sorrisi suscitano nei destinatari. E così hanno reclutato 90 studenti universitari per valutare l’impatto dei differenti volti sorridenti sul loro sistema nervoso. Ai partecipanti è stato chiesto di cimentarsi in una performance poco amata dalla maggior parte delle persone: parlare in pubblico di fronte a una telecamera. Nei casi peggiori i sintomi dello stress arrivano tutti insieme, le mani sudano, il battito cardiaco accelera, la voce trema. C’è chi è dotato di un migliore autocontrollo e riesce a tenere a bada le emozioni. In pochi si divertono. 

Finito il discorso, i ricercatori hanno mostrato ai ragazzi la reazione di alcuni “giudici” sorridenti alla loro esibizione e hanno misurato immediatamente dopo il livello di cortisolo, l’ormone dello stress, nella loro saliva. 

Ebbene, di fronte a un sorriso dominante che esprimeva una inequivocabile disapprovazione i valori di cortisolo indicativi dello stress aumentavano sensibilmente, insieme anche al battito cardiaco 

Il che significa che l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (Hpa) del cervello, il sistema centrale di risposta allo stress, è sensibile anche al linguaggio non verbale e può venire attivato da un altisonante rimprovero a voce tanto quanto da un ghigno arrogante.

Gli studenti più fortunati, che erano stati accolti da sorrisi gratificanti o benevoli, non manifestavano alcun sintomo di stress. 

I ricercatori hanno osservato che le emozioni negative dei ragazzi vittime del giudizio sdegnoso faticavano ad andarsene e i livelli di cortisolo restavano alti a lungo. È esattamente quanto accade nel caso di un richiamo verbale comunicato con voce tronfia. 

Dall’esperimento è anche emerso che le persone più emotive, quelle che durante le riprese del video sembravano sotto tortura, reagiscono con maggiore stress al sorriso dominante. 

«I risultati - scrivono gli autori - forniscono ulteriori prove del fatto che i sorrisi non necessariamente simboleggiano riscontri non verbali positivi e che possono influire sulle interazioni sociali influenzando le reazioni fisiologiche delle persone che li percepiscono».

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