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Le imprese dei “farmaci accessibili” nel 2026 hanno retto l'urto, ma ora la redditività rallenta
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    ProjectManhattan, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
Redazione
Secondo l’XI Rapporto Egualia-Nomisma-TEHA, le imprese dei farmaci accessibili crescono (6,8 miliardi di ricavi, +1,9% di addetti) ma vedono contrarsi la redditività al 2,8% per l'aumento dei costi (+32,1%). Egualia chiede di rivedere la governance farmaceutica per garantire la sicurezza delle forni

Le imprese dei “farmaci accessibili” hanno retto l’urto dell’aumento dei costi, riorganizzando processi e produzione senza smettere di crescere dimensionalmente e assumere. Ma dopo anni di adattamento arriva un primo segnale di rallentamento: la redditività del comparto infatti si attesta al 2,8%, 0,3 punti percentuali in meno rispetto all’anno precedente.

È il quadro che emerge dall’XI Rapporto dell’Osservatorio sui farmaci accessibili di Egualia, realizzato con il contributo di Nomisma e TEHA Group, presentato martedì 29 settembre a Roma.

Il comparto resta solido, con 6,8 miliardi di euro di ricavi e 11.792 addetti diretti, in crescita dell’1,9% in un anno. Se si considerano anche gli effetti indiretti e indotti, l’impatto economico complessivo raggiunge 20,4 miliardi di euro e quello occupazionale supera i 49 mila addetti.

Ma tra il 2020 e il 2024 i costi di produzione sono cresciuti del 32,1%, spinti dall’aumento delle materie prime (+30,9%) e soprattutto dei servizi (+34,4%).

«Le imprese dei farmaci accessibili hanno dimostrato una forte capacità di adattamento, continuando a investire, innovare e creare occupazione nonostante l’aumento dei costi. Oggi, però, - spiega Lucio Poma, capo economista di Nomisma - vediamo un primo segnale di discontinuità nella redditività. Il punto è che, in un mercato a prezzi regolati, l’efficienza ha un limite e non può compensare indefinitamente la crescita dei costi».

«La crescita della spesa farmaceutica e le difficoltà della filiera – interviene Daniela Bianco, responsabile Health & Life Sciences di TEHA Group - ci impongono di ripensare la governance, superando una logica concentrata prevalentemente sul contenimento dei costi. Innovazione e farmaci accessibili svolgono ruoli diversi, ma complementari per il Servizio sanitario nazionale, per questo serve una maggiore integrazione tra politica sanitaria e politica industriale, riconoscendo ai farmaci accessibili non solo il contributo alla sostenibilità della spesa, ma anche il loro valore strategico per la resilienza delle filiere e la sicurezza degli approvvigionamenti».

Il mercato farmaceutico,segnala il Rapporto, è sempre più polarizzato. Nel 2025, a fronte di quantità sostanzialmente stabili, la spesa ospedaliera è aumentata del 5,2%, raggiungendo 13,1 miliardi di euro. A determinarne la dinamica sono soprattutto i farmaci ancora coperti da brevetto, che assorbono ormai il 94,7% della spesa ospedaliera, mentre gli equivalenti incidono solo per il 2,1%.

La questione non riguarda più soltanto la sostenibilità delle imprese. Tra il 60 e l’80% dei principi attivi utilizzati nei medicinali commercializzati in Europa viene oggi prodotto fuori dall’Unione, prevalentemente in Cina e India. In uno scenario segnato dalla competizione tra Stati Uniti e Cina e da crescenti tensioni geopolitiche, mantenere economicamente sostenibili le produzioni dei farmaci accessibili diventa quindi una questione di sicurezza degli approvvigionamenti e di autonomia produttiva europea.

Da qui le richieste di Egualia in vista dei prossimi interventi sulla governance farmaceutica: adeguare i prezzi dei farmaci accessibili ed essenziali quando l’aumento strutturale dei costi ne compromette la sostenibilità; rendere pienamente operativi gli accordi quadro multi-aggiudicatario; rivedere il payback per i farmaci fuori brevetto già sottoposti alla competizione delle gare; intervenire sulle forti e ingiustificate differenze territoriali nell’utilizzo degli equivalenti.

Un aggiornamento, quello della governance, che, sottolinea l’Osservatorio, non significa spendere di più ma creare le condizioni per spendere meglio.

Tra il 2016 e il 2025 equivalenti, biosimilari e farmaci fuori brevetto hanno generato 8,2 miliardi di euro di risparmi, oltre 850 milioni nel solo 2025. Le nuove scadenze brevettuali previste tra il 2026 e il 2028 potrebbero liberare altri 1,2 miliardi di euro, creando nuove risorse per finanziare l’innovazione e i bisogni di salute.

«Le imprese hanno dimostrato in questi anni una straordinaria capacità di adattamento – sostiene Riccardo Zagaria, presidente di Egualia - assorbendo aumenti dei costi superiori al 30%, riorganizzando i processi e continuando a investire e creare occupazione. La prima flessione della redditività ci dice però che questo equilibrio sta diventando sempre più fragile». 

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