L’obesità non è una colpa, ma una malattia a tutti gli effetti
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    Immagine: Bill Branson, National Cancer Institute, Public domain, via Wikimedia Commons
Redazione
Se non ci fosse l’obesità, avremmo il 12% di tumori in meno nell'uomo e il 13,5% in meno nella donna. La chirurgia non esclude i nuovi farmaci ma si conferma la terapia più efficace. L’appello di Sicob e Ifso riuniti Ifso a Napoli: superare la colpevolizzazione del paziente

Una condizione complessa dovuta a diversi fattori. Una malattia a tutti gli effetti, dalle specifiche caratteristiche e conseguenze che va riconosciuta come tale dalla politica e della società. L’obesità non è  non è una colpa, non è la conseguenza di vizi e stravizi. Non basta mettersi a dieta e fare attività fisica per guarire. 

A rilanciare la necessità di questo cambio di paradigma che comporta parecchi miti da sfatare è la comunità scientifica internazionale dedicata alla cura dell’obesità che si è riunita nei giorni scorsi a Napoli in due eventi consecutivi e correlati, il congresso della Società italiana di chirurgia dell’Obesità e delle malattie metaboliche (29-30 agosto) e il congresso della Federation of National Bariatric and Metabolic Surgery Societies (30-31 agosto e 1° settembre. I due appuntamenti hanno rappresentato l’occasione per ribadire i tre pilastri su cui fondare il trattamento dell’obesità: estendere l’assistenza, umanizzare la terapie e superare la colpevolizzazione del paziente.

L’obesità, patologia o fattore di rischio? Certamente non è una colpa

Con quasi la metà degli italiani in sovrappeso e il 10 per cento, una persona su dieci, clinicamente obesa nel nostro Paese, come in molti altri nel mondo, l’obesità ha i numeri di un’epidemia. I dati preoccupano anche per le varie malattie correlate alla condizione: diabete tipo 2 per quasi il 60 per cento dei casi, cardiopatia ischemica nel 21 per cento dei casi e fino al 42 per cento di alcuni vengono ricondotti all’obesità che causa, nei pazienti più gravi – di classe III – una riduzione dell’aspettativa di vita tra i 10 e i 15 anni. Non solo. L’obesità è associata a una maggiore predisposizione a forme tumorali quali ad esempio al colon e, nelle donne, all’endometrio, ma anche a neoplasie epato-bilio-pancreatiche, neoplasie linfoproliferative e cancro al seno post menopausale. È, infine, una condizione complessa, che richiede un approccio multidisciplinare ed un percorso del paziente capace di integrare supporto psicologico e psichiatrico, terapia farmacologica, corretto regime alimentare e, ove indicato, l’intervento chirurgico.  

«Tutti i dati in nostro possesso dimostrano che l’obesità è una malattia in sé stessa e come tale va riconosciuta sia dallo Stato che dalla società. Questo significa capire che i malati d’obesità non hanno colpa della loro condizione», dichiara Giuseppe Navarra, responsabile del centro di eccellenza di chirurgia bariatrica e direttore delll'UOC Chirurgia Generale ad indirizzo oncologico del Policlinico G. Martino di Messina e presidente eletto della Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle malattie metaboliche. 

La chirurgia, risorsa ancora poco sfruttata

La chirurgia dell’obesità (o chirurgia metabolica e bariatrica) è, per quella parte di pazienti con un indice di massa corporea superiore a 30, la cura più efficace per l’obesità, portando alla riduzione di fino al 70 per cento del peso in eccesso. Ma all’intervento si ricorre molto raramente, solo l’1 per cento dei pazienti,  rispetto al bisogno effettivo. Gli interventi sono aumentati sì del 300 per cento negli ultimi dieci anni, toccando i circa 30mila all’anno, ma coloro che potrebbero, potenzialmente ed effettivamente, trarne beneficio si stima superino i 3 milioni, ovvero il 50 per cento delle persone con obesità, in Italia circa 6 milioni.  

«Bisogna sfatare un pregiudizio che ancora oggi persiste e cioè che la chirurgia metabolica e bariatrica possa essere considerata un intervento di tipo estetico volto a soddisfare i capricci del paziente, “colpevole” di essere una persona con obesità. Questo approccio trascura invece i tantissimi fattori che portano all’obesità quali predisposizione genetica, traumi psicologici, problematiche culturali. Manca la consapevolezza del fatto che si tratta di una malattia per la quale l’intervento si può rivelare un vero salva-vita. Non a caso l’obesità patologica è spesso definita il cancro del terzo millennio. Se non ci fosse l'obesità avremmo il 12 per cento di tumori in meno nell'uomo e il 13,5 per cento nella donna. Per questo tutti questi fattori fanno dell'obesità una malattia gravissima, la seconda causa di morte al mondo. Ma fino a quando continueremo a considerarla un problema estetico di cui il paziente è responsabile, non ne verremo mai fuori», dichiara  Marco Antonio Zappa, attuale presidente della SICOB.

Nuovi farmaci e informazione corretta

L'innovazione ha recentemente ampliato anche la disponibilità di nuovi farmaci per la cura dell’obesità. «Uno dei risultati dell’avvento di farmaci efficaci è quello di contribuire a far comprendere l’obesità come un problema medico, non di stile di vita» sottolinea Francesco Rubino, ordinario di Chirurgia Metabolica al King’s College London Secondo una ricerca appena effettuata dall’organizzazione internazionale non-profit Metabolic Health Institute di cui Rubino è fondatore e presidente, vi è ancora una diffusa tendenza, anche fra le stesse persone affette, ad attribuire le cause dell’obesità ad un problema di mancanza di responsabilità personale. Lo studio-sondaggio condotto su una popolazione di 1.000 persone affette da obesità, dal titolo “Knowledge and Attitudes About Bariatric Surgery and Weight Loss Drugs Among Adults with Obesity”, ha rivelato infatti che la maggior parte degli intervistati considera l’obesità semplicemente come conseguenza di scelte individuali e facilmente modificabili come mangiare troppo e fare poco esercizio fisico. «La ricerca scientifica ci ha mostrato tuttavia che questo non è vero: le cause dell’obesità sono infatti più complesse e in parte ancora sconosciute. In particolare, contribuiscono allo sviluppo dell’obesità, predisposizione genetica e familiare e il ridotto accesso a cibi sani e non ultra-processati (il che spiega, almeno in parte, la correlazione tra obesità e povertà)», afferma Rubino.

I miti da sfatare

«Bisogna sfatare, perciò, due miti sbagliati e dannosi: non è vero che l’obesità è semplicemente una “scelta” dell’individuo e, d’altra parte, non è vero che dieta e movimento fisico da soli possano far guarire dall’obesità. Una dieta equilibrata e l’attività fisica possono sì prevenire l’insorgenza dell’obesità e adiuvare i trattamenti per curarla, ma non sono la cura in sé, allo stesso modo come l’evitare di fumare è importante nella prevenzione dei tumori ma non nella loro cura: ad oggi, la cura più efficace per l’obesità e, in particolare, per il diabete di tipo 2, è la chirurgia metabolica e bariatrica. Nel caso di diabete di tipo 2 grave e comorbidità multiorgano l’intervento chirurgico è infatti spesso risolutivo e salva-vita. Lo studio del Metabolic Health Institute dimostra tuttavia come i pazienti e il pubblico in generale non siano quasi per nulla al corrente di quest’evidenza scientifica. Ciò spiega in buona parte il perchè oggi meno del 1% dei candidati alla chirurgia ricorrano a questa terapia. E’ vero, peraltro, che i nuovi farmaci sono oggi un’ottima aggiunta alle nostre opzioni terapeutiche; se gli studi ulteriori confermeranno i risultati anche sul lungo periodo saremo presto in grado di approcciare l'obesità in maniera simile a come trattiamo oggi altre malattie croniche. La speranza è quella di non continuare a confondere - come invece troppo spesso accade oggi - prevenzione e terapia e di poter approcciare l’obesità in maniera più razionale, facilitando l’accesso dei pazienti a terapie scientificamente provate ed efficaci», conclude Rubino. 

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