Alimentazione
Per un cuore sano metti più spezie nel piatto
Cristina Gaviraghi
L’aggiunta di erbe e spezie ai cibi potrebbe contribuire a ridurre fino al 30 per cento la concentrazione di trigliceridi nel sangue. Il merito? Dei polifenoli contenuti in essi

Rosmarino, cannella, zenzero, polvere d’aglio. Sono solo alcune delle spezie ed erbe, nostrane o un po’ più esotiche, con cui, a volte, insaporiamo i nostri piatti e che dovremmo abituarci a usare più spesso, magari miscelandole insieme. 

Il consiglio non arriva, però, da uno chef quotato, ma da una ricerca scientifica pubblicata da un team di nutrizionisti della Penn State University sulla rivista Nutrition Today. 

Secondo lo studio, infatti, l’aggiunta di erbe e spezie ai cibi potrebbe contribuire a ridurre fino al 30 per cento la concentrazione di trigliceridi nel sangue. 

La ricerca è stata condotta su un piccolo numero di persone: sei uomini tra i 30 e i 65 anni, in sovrappeso, ma nel complesso in buona salute. Per due giorni sono stati preparati loro pasti a base di pollo, pane e biscotti come dessert con o senza l’aggiunta di una miscela di spezie ed erbe. Questa consisteva in ben14 grammi di un miscuglio di pepe nero, cannella, chiodi di garofano, aglio in polvere, zenzero, origano, paprika, rosmarino, e curcuma. 

Gli esperti hanno poi valutato dopo i pasti, a intervalli di 30 minuti, le concentrazioni di trigliceridi, insulina e glucosio presenti nel sangue dei partecipanti, confrontandole anche con quelle registrate prima dell’esperimento. Dai dati raccolti è emerso che l’aggiunta di spezie ai cibi era correlata a una riduzione di circa il 30 per cento della concentrazione di trigliceridi e del 20 per cento della risposta insulinica. 

In altre parole, con più spezie ci sarebbero meno grassi che circolano nel sangue e servirebbe meno insulina per tenere a bada i livelli plasmatici di zucchero, a tutto vantaggio della salute di cuore e arterie. 

«I nostri risultati, nonostante riguardino solo un piccolo numero di persone, sono estremamente interessanti perché mostrano che erbe e spezie possono avere significativi effetti metabolici rilevanti per la salute cardiovascolare, senza l’implicazione di effetti collaterali tipici delle terapie farmacologiche», dichiara Sheila West, autrice dello studio. 

A supporto di questi risultati ci sarebbe anche la revisione di una decina di studi condotti su diabetici, effettuata dalla stessa West, in cui si mostra la capacità della cannella di ridurre il colesterolo in questi pazienti. L’analisi di una quarantina di ricerche cliniche sui benefici dell’aglio ha poi anche rivelato che la polvere di questo bulbo aromatico, negli ultracinquantenni, potrebbe ridurre dell’otto per cento le concentrazioni di colesterolo con una conseguente diminuzione del rischio cardiovascolare che sfiora il 40 per cento. 

Ma a cosa si devono tante virtù? 

C’è ancora molto da studiare in materia, ma pare che l’artefice dei benefici apportati da spezie ed erbe sia la loro ricchezza in polifenoli, sostanze dalle forti proprietà antiossidanti. Non a caso, un altro dato che emerge dallo studio di West e colleghi è che mangiare più speziato aumenti anche del 13 per cento la capacità di neutralizzare i radicali liberi. 

Serviranno, però, altre ricerche per svelare con più precisione i meccanismi con cui le spezie esercitano i loro benefici e per definirne le quantità che li possono garantire. 

Resta il fatto che un pizzico di pepe qua e là, un po’ di aglio e rosmarino o una spruzzata di paprika regalano alle pietanze più sapore, permettendo di risparmiare in sale, zucchero e grassi e di soddisfare maggiormente il palato che, appagato, richiederebbe anche meno cibo. 

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