Bastano appena 100 grammi al giorno di cibi ultraprocessati per aumentare del 2,5% la mortalità per tutte le cause e un aumento del 10% degli stessi alimenti nella dieta aumenta il rischio di prediabete del 51%. Una diminuzione del 10%, invece, diminuisce del 14% il rischio di diabete di tipo 2.
Non sono solo junk food come patatine, snack, merendine e bevande zuccherate: gli alimenti ultraprocessati (Upf, anche detti ultra lavorati o ultra elaborati) sono preparazioni industriali in cui le materie prime sono scomposte e ricombinate. ricche di additivi, coloranti, emulsionanti, stabilizzanti e rappresentano fino al 50-60% dell'apporto calorico giornaliero in alcuni Paesi occidentali.
Per affrontare questa sfida per la sanità pubblica, l’Intergruppo parlamentare Stili di vita e riduzione del rischio ha promosso il Convegno “Alimenti ultraprocessati e salute. Dalla classificazione NOVA alle politiche pubbliche” che si è tenuto a Roma mercoledì 17 dicembre a Roma.con l'obiettivo di portare all'elaborazione di un position paper che possa contribuire ad orientare le politiche nazionali nei prossimi anni.
»È il momento di discutere dell’argomento, prima che l'Italia raggiunga i livelli di altri Paesi dove gli Upf dominano la dieta quotidiana» sostiene Simona Loizzo, presidente dell’Intergruppo. «La prevenzione – sottolinea - è più efficace e meno costosa dell'intervento tardivo. Le politiche di contenimento della diffusione sono più urgenti proprio dove i consumi sono sotto controllo e il modello di cibo pronto non sia prevalente».
Il carico sui sistemi sanitari è destinato a crescere esponenzialmente, con proiezioni che indicano un incremento della spesa sanitaria del 15-25% entro il 2040 in assenza di politiche preventive efficaci.
«L’idea di questo convegno nasce da una domanda: perché i cibi pronti costano meno dei singoli ingredienti se hanno alle spalle un processo industriale?» racconta la direttrice del MOHRE Johann Rossi Mason. «Dopo essermi documentata - prosegue - ho trovato la risposta: in questi cibi non ci sono materie prime di qualità, ma surrogati; la lavorazione elimina nutrienti essenziali e sapore che sono aggiunti con sostanze chimiche per dare forma, sapore, stabilità e allungare a dismisura la vita sugli scaffali».
In Italia, gli alimenti ultraprocessati rappresentano attualmente il 20% delle calorie consumate ogni giorno, percentuale significativamente inferiore rispetto ad altri Paesi occidentali. Tuttavia il trend è in costante crescita, particolarmente allarmante nelle fasce pediatriche e giovanili.
L'esperienza internazionale, ricordano gli esperti, dimostra la fattibilità di interventi regolatori efficaci. È tempo che anche l'Italia si doti di una strategia sistemica per proteggere la salute dei cittadini, in particolare delle fasce più vulnerabili, preservando al contempo la nostra tradizione alimentare mediterranea e la cucina italiana che è appena stata nominata Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’Unesco.
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