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Cibi ultra-processati e salute cardiovascolare: un consenso europeo per la pratica clinica dei cardiologi
Redazione
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Gli adulti con il più elevato consumo di alimenti ultra-processati mostrano fino al 19% in più di rischio di malattie cardiache, il 13% in più di rischio di fibrillazione atriale e fino al 65% in più di rischio di mortalità cardiovascolare rispetto a chi ne fa un consumo ridotto.

Sono alcune cifre ricordate nel documento di consenso della Società europea di cardiologia (ESC), pubblicato sull’European Heart Journal. Il documento è concepito come strumento pratico per i cardiologi, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza clinica sui rischi cardiovascolari associati a questi alimenti e di supportarne la gestione nella pratica quotidiana. Anche perché, sottolinea il documento, il consumo di questi alimenti è in crescita in molti Paesi europei.

Il lavoro è stato elaborato dal Council for Cardiology Practice della European Society of Cardiology e dalla European Association of Preventive Cardiology, insieme a un gruppo internazionale di esperti coordinato da Luigina Guasti dell’Università dell'Insubria di Varese, Marialaura Bonaccio dell’Istituto Neuromed di Pozzilli, Massimo Piepoli dell’Università di Milano e Licia Iacoviello della Università LUM di Casamassima e dell’Istituto Neuromed.

Basato su una revisione approfondita degli studi disponibili, il documento non si limita a sintetizzare i dati scientifici, ma offre raccomandazioni pratiche e operative per aiutare i cardiologi a integrare la valutazione del consumo di alimenti ultra-processati e il counselling nutrizionale nella cura di routine. Viene inoltre proposto un approccio graduale alla prevenzione cardiovascolare, con strumenti utili a migliorare la comunicazione con il paziente e favorirne il coinvolgimento attivo.

Per Licia Iacoviello è necessario che «la prevenzione delle malattie cardiovascolari, anche nella pratica clinica, non si concentri, come ancora avviene, sui nutrienti, ma anche sul grado di trasformazione industriale degli alimenti. Anche prodotti con un buon profilo nutrizionale possono infatti risultare dannosi se altamente processati».

Gli autori invitano pertanto i cardiologi a includere sistematicamente la valutazione del consumo di alimenti ultra-processati nell’anamnesi alimentare dei loro pazienti, soprattutto in presenza di rischio cardiovascolare, e a discutere strategie concrete per ridurne il consumo, integrando queste indicazioni nei percorsi di prevenzione.

Il documento evidenzia inoltre che anche in ambito clinico molte linee guida alimentari continuano a concentrarsi soprattutto sui nutrienti, mentre il grado di trasformazione industriale riceve ancora un’attenzione limitata.

Gli autori sottolineano infine la necessità di ulteriori studi a lungo termine per comprendere meglio gli effetti della riduzione degli alimenti ultra-processati sulla salute cardiovascolare e chiarire il ruolo di additivi, composti derivati dalla lavorazione industriale e modifiche della struttura degli alimenti, con l’obiettivo di fornire indicazioni sempre più precise e utili ai cardiologi nella gestione dei loro pazienti e nei programmi di prevenzione della popolazione sana.

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