Il progetto
Malattia renale cronica per 1 lavoratore su 15. Al via screening su dipendenti degli ospedali
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    Didactic model of a mammal Kidney
    Didascalia
    Immagine: Museum of Veterinary Anatomy FMVZ USP / name of the photographer when stated, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
Redazione
Dopo un progetto pilota a Bari che ha sfruttato la visita del lavoro per identificare le persone con danno renale, si punta ora a estendere l’iniziativa a 15 strutture sanitarie

Intercettare le malattie renali quando sono ancora silenti e nelle persone che sono meno avvezze ad andare dal medico perché ancora giovani e apparentemente sane. Questo l’obiettivo di un progetto nazionale di screening promosso dalla Federazione delle Società Medico-Scientifiche Italiane (FISM) che si propone di sfruttare, per far emergere le patologie renali, un momento presente nella vita della gran parte dei lavoratori: la visita del lavoro. 

Il progetto è stato presentato alla Camera dei Deputati nel corso dell’evento “L’importanza dello screening e della gestione dei dati sanitari per la prevenzione delle nefropatie nei lavoratori delle Aziende Sanitarie”, promosso dall’onorevole Enzo Amich. Il progetto, è realizzato in collaborazione con Fiaso, Fnomeo, Fismelab, Siml, Sin, Sipmel e Sibioc, il supporto di Bistoncini Partners e con il contributo non condizionante di AstraZeneca, Bayer, Boehringer Ingelheim e Novartis.

Malattia renale cronica, emergenza dimenticata

La malattia renale cronica è tra le patologie a più alto impatto sociale in Italia e nel mondo. Globalmente colpisce circa 850 milioni di persone; più del diabete (circa 800 milioni), del cancro (circa 20 milioni di nuovi casi e 55 milioni di survivor a 5 anni) o dell’Hiv (40 milioni). Causa, inoltre, circa 1,4 milioni di decessi ogni anno. Più di due milioni di persone sono in trattamento dialitico o hanno subito un trapianto di rene; questo numero rappresenta però solo il 10% delle persone che ne avrebbero bisogno. A oggi, la malattia renale cronica rappresenta la dodicesima causa di morte e la diciassettesima causa di disabilità nel mondo.

Inoltre, il suo peso è destinato ad aumentare: si prevede che entro il 2040 la malattia renale cronica sarà la quinta causa di anni di vita persi a livello globale. A determinare questo evento un complesso mix di fattori: l’invecchiamento della popolazione; la crescita della prevalenza  di diabete e malattie cardiache che ne rappresentano noti fattori di rischio; la diffusione su scala globale di regimi alimentari poco salutari; i cambiamenti ambientali e climatici.

Nonostante ciò, l’attenzione a questa patologia rimane a tutt’oggi bassa, al punto che si stima che circa i due terzi dei pazienti con malattia renale cronica non sia diagnosticato. Ciò avviene soprattutto a causa della natura asintomatica della malattia nelle fasi iniziali. 

L’esperienza di Bari

Da questa consapevolezza nel 2021 è stato avviato al Policlinico di Bari un progetto pilota finalizzato a identificare precocemente le malattie renali nei dipendenti della struttura sanitaria in occasione della visita del lavoro. Il protocollo prevedeva l’esecuzione dell’analisi combinata di due parametri rilevati nelle normali analisi effettuate per la visita del (eGFR e ACR). Dei 12 mila operatori coinvolti, il 6,7 % presentava segni iniziali di malattia renale cronica. Tassi superiori al 4% anche negli under-30. 

«Con questo progetto abbiamo dimostrato che è possibile intercettare la malattia renale in fase precoce, proteggendo i lavoratori e rafforzando il sistema», ha dichiarato il presidente della Fism Loreto Gesualdo. “Il riscontro positivo del progetto pilota spinge oggi la Fism con le sue Federate a proporre l’estensione dell’iniziativa a livello nazionale, con l’obiettivo di coinvolgere un numero crescente di aziende sanitarie e porre le basi per una rete organica di prevenzione».

Oggi è stato lanciata dunque la fase nazionale del progetto che prevede il coinvolgimento di una quindicina di ospedali. L’auspicio è però che, nel tempo, questo protocollo diventi uno standard, vista la sua efficacia e i bassissimi costi. 

«Oggi abbiamo evidenze solide che dimostrano quanto la diagnosi precoce della malattia renale cronica possa fare la differenza nel rallentarne la progressione e migliorare la qualità della vita. Come comunità nefrologica, dobbiamo continuare a sostenere con forza la prevenzione come primo, indispensabile atto di cura», ha affermato il presidente della SIN, Luca De Nicola. 

«Gli indicatori precoci di danno renale, come l’eGFR e l’ACR, rappresentano strumenti diagnostici semplici, affidabili e standardizzati, fondamentali per intercettare tempestivamente le nefropatie anche in soggetti asintomatici», ha aggiunto Marcello Ciaccio, Presidente della SIBioC. «Il monitoraggio regolare di questi parametri nel contesto lavorativo permette di attivare interventi di prevenzione efficaci, riducendo l’impatto della malattia e migliorando la qualità della vita dei lavoratori».

Visita del lavoro cruciale

Il progetto, però, conferma anche che la visita del lavoro può dare qualcosa di più dell’idoneità a svolgere le proprie mansioni. 

«La sorveglianza sanitaria nei luoghi di lavoro è uno strumento fondamentale per individuare precocemente fattori di rischio e proteggere la salute dei lavoratori», ha evidenziato Maurizio Coggiola, presidente della SIML. «È proprio attraverso un’azione sistemica e continua di integrazione della valutazione e gestione dei rischi lavorativi e dell’analisi dei bisogno di salute dei lavoratori che la prevenzione può diventare parte integrante della cultura del lavoro». 

Dello stesso avviso Luigi Vimercati, ordinario di Medicina del Lavoro dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. «Fondamentale il ruolo svolto dalla Medicina del Lavoro nelle visite di sorveglianza sanitaria per l’identificazione anche di esposizioni lavorative potenzialmente nefrotossiche — come turni notturni, stress cronico, disidratazione o contatto con agenti chimici — che possono contribuire allo sviluppo di CKD. In tal senso, lo screening occupazionale non solo risponde agli obblighi normativi di tutela, ma si propone come strumento di sanità pubblica in grado di promuovere consapevolezza, prevenzione attiva e protezione della capacità lavorativa nel lungo periodo”, ha evidenziato.

L’importanza dei dati

Lo screening di una popolazione sempre più ampia, tuttavia, chiama in causa un altro tema: quello dei dati sanitari.  “La protezione dei dati non è un vincolo da aggirare, ma un valore collettivo da coltivare. Prevenzione e fiducia viaggiano insieme: la trasparenza nella gestione dei dati è la chiave per una sanità moderna ed efficace”, ha sottolineato il promotore dell’iniziativa Enzo Amich

Sul legame tra salute e qualità del lavoro è intervenuto l’onorevole Silvio Giovine, ricordando che «la salute è parte integrante della qualità del lavoro. Portare la prevenzione nei luoghi di impiego significa rafforzare la dignità e la sicurezza dei lavoratori». Un approccio condiviso anche dall’onorevole Chiara Gribaudo, che ha evidenziato: «La prevenzione nei luoghi di lavoro è una responsabilità collettiva che richiede attenzione costante e strumenti adeguati. Promuovere la salute durante l’attività lavorativa significa riconoscere la dignità del lavoro e investire nel benessere delle persone». 

«La prevenzione non è un costo, ma un investimento nel capitale umano del nostro SSN»; ha chiosato l’onorevole Ilenia Malavasi.

Sulla stessa linea anche l’onorevole Chiara Tenerini: «Promuovere la salute nei luoghi di lavoro pubblici non è solo un dovere, ma un’opportunità per innovare il modo in cui intendiamo il lavoro stesso. Le aziende sanitarie devono essere esempio di ambienti inclusivi, sicuri e orientati al benessere. Costruire una cultura della prevenzione nel settore pubblico può generare un impatto positivo che va ben oltre il comparto sanitario, diventando un modello per tutto il mondo del lavoro», ha affermato.

«Siamo pronti a fare la nostra parte per portare questo progetto in modo capillare sui territori», ha concluso coordinatore vicario della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome Federico Riboldi.

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