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DidascaliaImmagine: © HealthDesk
Promuovere l’alfabetizzazione, in particolare tra i più giovani, sui corretti stili di vita; aumentare l’adesione agli screening oncologici e migliorare la presa in carico dei pazienti; potenziare l’assistenza socio-sanitaria di tutte le persone che vivono con malattie croniche.
Sono queste le priorità sulle quali è necessario intervenire secondo la Fondazione IncontraDonna che lunedì 7 luglio a Roma, ha presentato il proprio Manifesto: Un impegno per la Salute 2025-2027.
Il documento, risultato di un anno di lavoro, ha visto l’impegno di più di 50 tra Società scientifiche e Associazioni. Suggerisce 21 obiettivi chiave inseriti all’interno di un piano di advocacy pluriennale volto alla promozione della salute per la collettività e all’implementazione di un efficace patient journey in oncologia. Gli interventi proposti spaziano dalla creazione di un Coordinamento nazionale-locale, volto a garantire un accesso più consapevole alle informazioni e più equo alle opportunità di screening e vaccinazioni, all’integrazione ospedale-territorio per una più efficace presa in carico dei pazienti in fase avanzata di malattia, fino all’attivazione tempestiva delle cure palliative.
Secondo gli ultimi dati in Italia vivono più di 3,7 milioni di persone con una diagnosi di cancro. Molte di più sono le persone affette da cronicità varie, più o meno gravi. «Proprio a loro è dedicato il Manifesto che rappresenta il nostro impegno rinnovato e concreto nella Patient Advocacy» spiega Antonella Campana presidente della Fondazione IncontraDonna. Il Manifesto «segna inoltre l’avvio di un percorso volto a promuovere la salute della collettività, garantire equità di accesso alle cure e mettere davvero al centro i diritti dei pazienti in ogni fase del percorso oncologico. È fondamentale che la voce dei pazienti venga ascoltata e integrata nei processi decisionali, per questo il terzo settore deve essere parte attiva. Per limitare l’impatto delle patologie croniche e oncologiche in una società che invecchia rapidamente, dobbiamo anche investire nell’educazione alla salute, a partire dai più giovani: nelle scuole, nelle università, nei contesti sportivi».
Sempre in Italia nei prossimi venti anni il numero assoluto di tumori aumenterà, in media, dell’1,3% circa per gli uomini e dello 0,6% circa per le donne. «Noi oncologi ancora in molti casi siamo costretti ad intervenire troppo tardi – osserva Francesco Perrone, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom). «Ogni ritardo diagnostico comporta l’aumento di neoplasie individuate in stadio avanzato – sottolinea - che sono le più difficili da trattare. Fondamentale risulta l’adesione ai programmi di screening e spesso capita che la presa in carico della paziente cominci proprio con l’esito di questi esami salvavita».
Per Adriana Bonifacino, fondatrice di IncontraDonna, «è necessario adeguare lo screening mammografico alle esigenze attuali delle donne e alle opportunità offerte oggi dalla tecnologia: digitalizzazione dell’intero processo a partire dalla chiamata attiva, adottare la tomosintesi già dal primo livello e permettere un accesso diretto ai referti».
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