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Contraccettivi ormonali: basta sospendere il trattamento una settimana prima dell'operazione per non correre rischi
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    Immagine: Anqa, CC0, via Wikimedia Commons
Redazione
I contraccettivi ormonali aumentano il rischio di trombi in determinate circostanze come un’operazione chirurgica o un prolungato allettamento. Finora non era chiaro quando bisognasse interromperne l’assunzione. Secondo un nuovo studio è bene farlo da 1 a 2 settimane prima dell’evento programmato

I contraccettivi ormonali vanno interrotti prima di un intervento chirurgico o di una immobilizzazione prolungata, oppure quando si riduce la dose di anticoagulanti in seguito a un episodio di trombosi. 

È una prassi prevista da molte linee guida di diverse discipline mediche per ridurre il rischio di coaguli di sangue. 

Ma quanto tempo prima bisogna sospendere la pillola o gli altri anticoncezionali che rilasciano ormoni (cerotti, spirali ecc..)? Finora non era stato raggiunto un consenso unanime sul momento ideale per la sospensione. Ora per la prima volta c’è una precisa indicazione fondata sui risultati di una sperimentazione. Secondo uno studio pubblicato su Blood l’interruzione deve avvenire dalle due alle quattro settimane precedenti all’evento programmato (operazione, allettamento o altro). In questo modo si abbassa drasticamente la probabilità di andare incontro a problemi di coagulazione.

La terapia anticoncezionale combinata a base di estrogeni e progesterone ha molti vantaggi: oltre a evitare gravidanze indesiderate,  allevia i disturbi del dolore pelvico, riduce la probabilità di soffrire di anemia e allontana il rischio di sviluppare tumori dell'endometrio e delle ovaie. Ma può aumentare il rischio di trombi prevalentemente in presenza di una predisposizione genetica (trombofilia) o di altri fattori come la concomitante assunzione di alcuni farmaci o in seguito a interventi chirurgici e a periodi prolungati di immobilità. Per questa ragione è importante sapere quando sospenderla in vista di una circostanza che può aggiungere ulteriori rischi. 

I ricercatori hanno raccolto i campioni di sangue di 66 donne che assumevano anticoncezionali. Il prelievo è avvenuto in sei momenti diversi prima e dopo l’interruzione della terapia. I risultati delle analisi sono stati confrontati con quelli di un gruppo di controllo composto da 28 donne che non usavano contraccettivi ormonali. Il dato indicativo è stato fornito da una serie di biomarcatori associati all’assunzione di ormoni e all’attività coagulante (fattori che favoriscono o inibiscono la coagulazione). Come previsto, le partecipanti hanno mostrato livelli elevati di marcatori della coagulazione mentre usavano i contraccettivi. Tuttavia, questi marcatori della coagulazione sono diminuiti drasticamente entro una o due settimane successive alla sospensione dei contraccettivi.  Dopo 12 settimane tutti i marcatori erano simili a quelli del gruppo di controllo.  Nel complesso, circa l’80 per cento del calo totale dei marcatori della coagulazione osservato si è verificato entro due settimane dall’interruzione del controllo delle nascite e l’85 per cento del calo si è verificato entro quattro settimane. Questo dato suggerisce che la probabilità di sviluppare coaguli dovuta all’uso di ormoni ritorna a livelli quasi normali entro le prime settimane dall’interruzione. ​

«Il nostro obiettivo non era quello di esaminare il rischio trombotico dei contraccettivi, ma di determinare quanto tempo occorre per normalizzare il rischio dopo la sospensione dei contraccettivi. È rassicurante sapere che i possibili effetti collaterali della pillola scompaiono rapidamente quando si smette di prenderla», dichiara Marc Blondon, MD, esperto in medicina vascolare presso gli Ospedali universitari di Ginevra, Svizzera, e autore corrispondente dello studio.

 

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