A letto le italiane sono più insoddisfatte rispetto agli uomini ma più consapevoli. Sei donne su dieci vorrebbero discuterne dal medico assieme al partner, l'uomo invece, in caso di disturbi sessuali, spesso fa finta di niete o addossa la colpa alla donna. È questa la fotografia delle coppie italiane fra le lenzuola, scattata da un'indagine su benessere sessuale e disfunzione erettile, discussa in occasione del XI congresso nazionale della Società italiana di andrologia medica e medicina della sessualità (Siams), appena concluso a Cagliari.
L'indagine, condotta da Datanalysis intervistando 3.000 uomini e donne tra i 18 e i 65 anni, rivela che 13 milioni di donne sono scontente della loro vita sessuale perché i rapporti sono inadeguati e troppo sporadici, mentre sono 11 milioni gli uomini che non si sentono appagati sotto le lenzuola. Perfino quando hanno disturbi come la disfunzione erettile, che riguarda oltre 3 milioni di uomini, in due casi su tre gli uomini affermano di essere soddisfatti, mentre oltre il 60% delle loro partner è scontenta. Spesso poi gli uomini non intendono affrontare il problema con un medico, tanto che il 20% ritiene giusto evitare di parlarne, il 25% addirittura crede che sia lei a dover trovare soluzioni.
«I risultati dipingono uomini e donne con una consapevolezza diversa del benessere sessuale e di ciò che vorrebbero dai rapporti», spiega Mario Maggi, presidente Siams e ordinario di Endocrinologia all'Università di Firenze. «Le donne oggi si rendono conto che un disturbo di lui può avere ripercussioni anche sul proprio benessere e vogliono cercare soluzioni: la disfunzione erettile, uno dei disturbi sessuali più comuni che spesso si associa ad anorgasmia nella partner, è ritenuta un problema della coppia da affrontare in due dal 57% delle donne e appena il 22% degli uomini. Colpisce, poi, la mancanza di dialogo: in caso di disfunzione erettile, il 20% degli uomini non vuole parlarne affatto mentre il 95% delle donne ritiene sia un problema da affrontare. E c'è perfino un 25% di uomini secondo cui è giusto che a trovare una soluzione sia soltanto lei, autoassolvendosi da ogni responsabilità».
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