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DidascaliaImmagine: Jiyoung kim, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
Quasi la metà (47%) degli adolescenti tra i 14 e i 18 anni sceglie siti e articoli online per informarsi sulle pratiche sessuali; oltre un quarto (il 26%) pensa sia frequente subire o assistere a discriminazioni legate all’orientamento o all’identità sessuale, il 22% a discriminazioni sessiste, mentre più di uno su tre (il 35%) a episodi di body shaming. Quasi uno su quattro (il 24%) ritiene la pornografia una rappresentazione realistica dell’atto sessuale, mentre il 17% dei ragazzi e delle ragazze è d’accordo che l’autoproduzione di materiale pornografico possa aiutare a soddisfare alcune necessità economiche.
Sono alcuni dati di un’indagine realizzata da Save the Children in collaborazione con IPSOS nell’ambito della ricerca “L’educazione affettiva e sessuale in adolescenza: a che punto siamo?”, pubblicata in occasione di San Valentino.
«Dalla ricerca emergono passi avanti significativi nel dialogo tra giovani e genitori sui temi della sessualità. Tuttavia – commenta Antonella Inverno, responsabile Ricerca e analisi dati di Save the Children - il digitale rimane la risorsa principale delle informazioni su questi aspetti e colpiscono i dati sullo scarso accesso ai servizi sanitari, ai consultori e la percentuale molto limitata di adolescenti che si sottopongono al test Hiv, così come la resistenza di stereotipi e false credenze».
Inoltre, aggiunge Inverno, «preoccupa fortemente il comune sentire rispetto alle discriminazioni subite o testimoniate e ad alcuni comportamenti a rischio, come il binge drinking associato alla sessualità, anche se si tratta di dati basati sulla percezione delle e degli adolescenti rispetto ai loro coetanei».
In concomitanza con la pubblicazione della ricerca, Save the Children ha lanciato la campagna “#Facciamoloinclasse”: a partire dal 14 febbraio nelle 15 città in cui sono attivi i gruppi locali del Movimento giovani per Save the Children, i ragazzi e le ragazze organizzeranno attività di sensibilizzazione rivolte ai coetanei, nelle scuole e non solo, con l'obiettivo di coinvolgerli nella campagna e far sentire anche la loro voce.
Il video realizzato per l'iniziativa, che ha per protagonista Aurora Ramazzotti, simula un quiz con domande sulla sessualità e l'affettività a ragazze e ragazzi di diverse generazioni per sottolineare l’importanza di fornire a tutte e tutti gli strumenti necessari per vivere questi temi in modo responsabile e consapevole.
Sessualità ed emozioni
Sono amore (47%), piacere (43%) e scoperta (37%) le parole che gli adolescenti associano maggiormente alla sessualità, ma emergono anche delle emozioni negative come insicurezza (13%, avvertita in particolare dalle ragazze, tra le quali la percentuale sale al 18% rispetto al 9% dei ragazzi), ansia (11%), vergogna (10%).
Il 60% degli intervistati dichiara di sentirsi a proprio agio a discutere di sessualità (63% dei ragazzi e 56% delle ragazze), una percentuale che sale al 71% tra chi ha una relazione intima, rispetto al 50% di chi non la vive. Dal punto di vista dei genitori, il 75% dichiara di sentirsi a proprio agio nel parlare di sessualità con i figli (80% dei padri e 71% delle madri). Dati che da una parte sottolineano un’apertura fra genitori e figli nel discutere questi temi, anche se va sottolineato il dato del 40% di adolescenti che non si sentono a proprio agio a parlarne.
Le prime esperienze sessuali
Il 66% degli adolescenti tra i 14 e i 18 anni dichiara di aver avuto un’esperienza sessuale (72% dei ragazzi e 59% delle ragazze). La curiosità e la scoperta sono le motivazioni principali che hanno spinto gli intervistati a vivere le prime esperienze sessuali (per il 55%), seguite dal desiderio di intimità e affetto (52%) e dalla percezione che fosse il momento giusto (43%). Preoccupante il dato che riguarda il 16% (18% nei ragazzi) che lega la prima esperienza alla pressione sociale (“non sentirsi diversi”) e il 9% alla pressione dei partner o di altre persone (8%), oltre che agli adolescenti che dichiarano di averlo fatto perché si sono lasciati andare sotto l’effetto di sostanze (5%).
Rispetto alle prime esperienze prevalgono emozioni positive: secondo il 24% rafforzano le relazioni intime, per il 21% rendono più felici e soddisfatti e per il 20% più grandi e maturi. Tuttavia, si registrano anche vissuti negativi, tra cui vergogna e chiusura (5%), perdita di interesse verso le amicizie e la vita sociale (5%), cambiamenti comportamentali (4%), depressione e ansia (4%).
Le fonti d’informazione
È principalmente al web che gli adolescenti ricorrono quando cercano informazioni da soli sulla sessualità. Il 47% degli intervistati sceglie siti web e articoli online per informarsi sulle pratiche sessuali e il 57% quando vuole approfondire il tema delle infezioni sessualmente trasmissibili. Seguono, ma a grande distanza, altre fonti che includono libri o manuali scientifici per le infezioni sessualmente trasmissibili (22%) e video pornografici per le pratiche sessuali (per il 22%). Questi ultimi, sono utilizzati soprattutto dai più grandi (16-18 anni) per informarsi sulle pratiche sessuali.
Ma, quando non cercano in autonomia, a chi si rivolgono ragazze e ragazzi per avere informazioni? Per quanto riguarda le infezioni sessualmente trasmissibili, i genitori sono indicati come prima fonte di informazioni (46%), seguiti da amici o amiche (42%). Invece, per le pratiche sessuali, gli amici sono la fonte principale (57%), seguiti dai genitori (31%).
L’accesso ai servizi
Solo il 24% degli adolescenti saprebbe con certezza a chi rivolgersi in caso di urgenza legata alla sessualità, mentre il 54% lo saprebbe solo probabilmente, ma più di uno su cinque (il 22%) non saprebbe a chi chiedere (probabilmente no 18% e sicuramente no 4%). I genitori sono più ottimisti: solo l'11% ritiene che il figlio/la figlia non saprebbe a chi rivolgersi in caso di necessità.
L'82% degli adolescenti non ha mai fatto un test HIV. Tra il 16% che lo ha fatto (principalmente maschi, 20%), il 6% si è rivolto alla farmacia o ha usato un self-test, il 5% al consultorio o a un checkpoint e il 5% in ospedale. Totalmente in linea con quanto dichiarato dai figli, il 17% dei genitori ha accompagnato il proprio figlio a fare il test dell'HIV almeno una volta.
Solo il 12% degli adolescenti è stato in un consultorio, con una percentuale leggermente maggiore tra le ragazze (15%). L'8% avrebbe voluto accedervi ma non lo ha fatto, mentre il 77% dichiara di non averne sentito il bisogno. Coerentemente con questo dato, il 13% dei genitori afferma di aver accompagnato i propri figli al consultorio. Le principali barriere all'accesso per chi avrebbe voluto andare, ma non lo ha fatto, sono la vergogna (31%) e la difficoltà a recarvisi da soli (26%). Inoltre, il 24% di chi avrebbe voluto andare, ma non lo ha fatto, segnala l'assenza di un consultorio nelle vicinanze.
Dal punto di vista dei genitori, il pediatra o il medico di famiglia sono considerati i principali alleati nella promozione della salute sessuale dei figli (49%). Seguono psicologi (24%), scuola (23%), consultori (23%) e altri medici specialisti (22%).
La percezione sui comportamenti sessuali
Oltre alle esperienze dirette, l’indagine ha voluto approfondire anche alcune opinioni degli adolescenti sui comportamenti dei loro coetanei. In particolare, è stato chiesto agli intervistati quale fosse la loro percezione rispetto alla frequenza con cui i ragazzi e le ragazze della loro fascia di età mettono in atto determinati comportamenti legati alla sessualità. Il 66% di loro ritiene possa succedere che le ragazze abbiano esperienze sessuali dopo aver bevuto molti alcolici (binge drinking) e il 69% che subiscano pressioni dal partner per avere rapporti intimi senza preservativo. Il 65% pensa che le ragazze seguano profili di informazione sessuale sui social e il 62% che guardino contenuti erotici di creator amatoriali accedendo a piattaforme per adulti. Per quanto riguarda i ragazzi, invece, l’83% degli adolescenti ritiene che guardino contenuti erotici di creator amatoriali e video pornografici (82%), il 79% film e serie TV che trattano di sesso e sessualità, mentre il 73% pensa che possano avere esperienze sessuali a seguito del binge drinking.
Inoltre, il 61% ritiene che i ragazzi usino app di incontri (il 55% lo pensa per le ragazze), il 62% che diffondano contenuti intimi (foto e video propri) tramite sexting (il 55% per le ragazze); il 60% pensa che i ragazzi possano entrare in contatto con esperienze sessuali pericolose (il 54% lo pensa per le ragazze).
Le discriminazioni
Più di un adolescente su 4 tra i 14 e i 18 anni (il 26%) pensa sia frequente subire o assistere a discriminazioni legate all’orientamento o all’identità sessuale, il 22% a discriminazioni sessiste, mentre più di uno su tre (il 35%) a episodi di body shaming. A pensare che accada “qualche volta” sono il 32% riguardo alle discriminazioni per orientamento e identità sessuale, il 37% a quelle sessiste, il 31% a quelle legate all’aspetto corporeo. Questi fenomeni sembrano intensificarsi nella fascia d’età 16-18 anni, tra chi ha avuto esperienze sessuali e/o è in una relazione.
Le preoccupazioni dei genitori
L’82% dei genitori indica le infezioni sessualmente trasmissibili tra le preoccupazioni principali sulla sessualità dei propri figli, ma le paure non si limitano al solo ambito medico: il 75% teme relazioni tossiche, il 72% le violenze sessuali, il 71% la possibilità di avere rapporti sotto effetto di alcool o droghe, il 67% il revenge porn. Più di un genitore su dieci (il 13%) si è trovato ad affrontare relazioni intime ‘tossiche’ dei propri figli.
La pornografia e gli stereotipi sul piacere
Il 30% degli adolescenti intervistati è molto e o abbastanza d’accordo con l’affermazione che la pornografia sia un passatempo nei momenti di noia, il 29% è molto e abbastanza d’accordo sul fatto che sia un modo veloce per apprendere molte cose sul sesso, mentre il 26% è molto e abbastanza d’accordo con l’affermazione che sia utile per comprendere meglio la sessualità. Circa un adolescente su 4 (24%) crede che la pornografia offra una rappresentazione realistica dell’atto sessuale, per il 22% di loro è usuale condividere contenuti intimi tramite smartphone. Infine, preoccupante il dato secondo il quale il 17% degli adolescenti si dichiara molto e o abbastanza d’accordo con l'affermazione “autoprodurre materiale pornografico mi aiuta a soddisfare alcune necessità economiche”.
L’analisi evidenzia inoltre la resistenza di alcuni stereotipi: il 43% degli intervistati concorda con l’idea che il sesso sia sempre piacevole per entrambi i partner, mentre il 38% di ragazze e ragazzi consultati ritiene che le ragazze sappiano quasi sempre come raggiungere l’orgasmo, rivelando come quello del piacere femminile sia ancora un tema di cui si parla poco nella coppia. Solo il 12% considera il sesso online equivalente al sesso dal vivo.
“È ancora troppo alto il numero di adolescenti che considera la pornografia uno strumento di apprendimento sul sesso – osserva Antonella Inverno –con il rischio di alimentare false credenze e stereotipi legati alla sessualità. Preoccupano inoltre e meritano un approfondimento ulteriore i dati che riguardano la produzione e condivisione di contenuti intimi su piattaforme on line a cui i minorenni non dovrebbero avere accesso”.
Il dialogo in famiglia
Il 68% dei giovani dichiara di aver ricevuto un’educazione sessuale in famiglia (20% “sicuramente sì”, 48% “probabilmente sì”), con una maggiore prevalenza tra i ragazzi e le ragazze della fascia d’età 14-15 anni. A specchio, l’80% dei genitori afferma di aver fornito un’educazione sessuale ai propri figli, il 51% a partire dalla fascia 11-13 anni, mentre un 21% riferisce di aver affrontato l’argomento ancora prima, in particolare le madri.
Il 75% dei giovani descrive l’educazione sessuale ricevuta in famiglia come rispettosa dei tempi, degli spazi e delle curiosità, rivelando un dialogo familiare più diffuso e attento di quanto ci si potrebbe aspettare. Tuttavia, emerge anche come l’educazione sia ancora fortemente focalizzata sulla prevenzione dei rischi (64%). Il 56% definisce libero il dialogo in famiglia sulla sessualità, mentre il 19% degli adolescenti riporta disagio e imbarazzo e il 9% ritiene che la sessualità venga percepita in famiglia come qualcosa di negativo, da reprimere, o che venga affrontata troppo tardi.
Anche dal punto di vista dei genitori, l’educazione sessuale fornita ai propri figli è descritta come rispettosa nel 79% dei casi, focalizzata sulla prevenzione nel 66% e improntata a un dialogo libero nel 63%, in linea con quanto dichiarato dai giovani.
L’educazione sessuale e affettiva a scuola
Meno di 1 studente su 2 (47%) dichiara di aver ricevuto un’educazione sessuale a scuola, con un’ampia disparità territoriale. La percentuale è infatti superiore al 55% al Nord (57% nel Nord-Ovest, il 61% nel Nord-Est), mentre scende sotto il 40% al Centro (39%) e al Sud e nelle Isole (37%).
Nella maggior parte dei casi, l’educazione sessuale a scuola è stata affrontata in modo sporadico: il 44% riporta di aver partecipato a lezioni che si sono svolte solo per qualche settimana, mentre il 32% parla di un unico evento isolato di una giornata. I corsi, nella maggior parte dei casi (53%) sono tenuti da personale esterno alla scuola, seguiti da iniziative condotte da personale interno (28%) o da un mix di entrambi (15%). L’82% di chi ha partecipato a corsi di educazione sessuale a scuola li ha considerati in ogni caso utili e arricchenti.
Più di 9 genitori su 10 (95%) ritengono utile fare educazione affettiva e sessuale a scuola, dando la giusta attenzione alle diverse fasce d'età (38% estremamente d'accordo, 31% molto d'accordo e 26% abbastanza d'accordo) e una quota solo leggermente inferiore, il 91%, è d'accordo con l'utilità di istituire l'educazione sessuale e affettiva come materia obbligatoria per i giovani (estremamente d'accordo il 27%, molto d'accordo il 35% e abbastanza d'accordo il 29%). Parallelamente, il 92% ritiene necessario fornire un supporto formativo ai genitori stessi per affrontare i temi della sessualità con i propri figli. Il 68% dei genitori, tuttavia, ritiene che i bambini della scuola primaria siano troppo piccoli per ricevere un’educazione sessuale (un dato che potrebbe riflettere una scarsa conoscenza della gradualità prevista dai programmi, che in questa fascia d’età si concentrano su aspetti emotivi, sul genere e sul consenso, con l’obiettivo di prevenire situazioni di violenza e promuovere uno sviluppo più armonico e sano del bambino). Il 49% dei genitori pensa che l’educazione sessuale possa incoraggiare i giovani a fare esperienze sessuali; il 36% condivide l’idea che questa possa andare contro i valori culturali e religiosi di molte famiglie, ma il 64% del campione si dichiara per nulla o poco d’accordo con questa affermazione.
La campagna #Facciamoloinclasse
In concomitanza con la pubblicazione della ricerca, l’Organizzazione ha lanciato la campagna “#Facciamoloinclasse”, insieme al Movimento Giovani per Save the Children, la rete di ragazze e ragazzi dai 14 ai 25 anni impegnati nella difesa dei diritti di adolescenti e giovani, per l’introduzione di percorsi obbligatori di educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole. Il video ironico, che ha per protagonista Aurora Ramazzotti, TV host & content creator - simula un quiz con domande sulla sessualità e l'affettività a ragazze e ragazzi di diverse generazioni per sottolineare l’importanza di fornire a tutte e tutti gli strumenti necessari per vivere questi temi in modo responsabile e consapevole.
A partire dal 14 febbraio nelle 15 città in cui sono attivi i gruppi locali del Movimento giovani per Save the Children, i ragazzi e le ragazze organizzeranno attività di sensibilizzazione rivolte ai coetanei, nelle scuole e non solo, con l'obiettivo di coinvolgerli nella campagna e far sentire anche la loro voce.
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