Il 76% dei ragazzi ritiene che la verifica dell'età dovrebbe essere obbligatoria su tutte le piattaforme digitali, mentre gli argomenti per i quali dichiarano di avere più bisogno di informazioni per potersi difendere o per poterli evitare vi sono al primo posto le fake news (40%), seguite da privacy e dati personali (34%), cyberbullismo (32%) e adescamento (31%).
Sono alcuni risultati dell’indagine di Telefono azzurro e BVA-Doxa presentata lunedì 10 febbraio a Milano in occasione dell’evento organizzato per il Safer Internet Day 2025.
Dall’indagine emerge tra i giovani una mancanza di consapevolezza sui potenziali effetti negativi dei social media che evidenzia la necessità di programmi educativi mirati. Il 63% degli intervistati dichiara di aver provato almeno un’emozione mentre era sui social: il 24% invidia verso la vita degli altri, il 21% si è sentito diverso/a, il 19% inadeguato/a.
I ragazzi e le ragazze dichiarano inoltre che se fossero vittima di violenza sessuale online, lo segnalerebbero soprattutto ai genitori (76%), solo il 40% alle Forze dell’ordine (40%) e il 14% agli amici. In caso di contenuti online potenzialmente dannosi o illeciti riguardanti altri minori o di episodi di cyberbullismo contro altri, la quasi totalità dei ragazzi segnalerebbe il fatto (98%-99%) e più del 70% anche in questo caso ai genitori.
Dallo studio emerge poi che il 44% dei ragazzi ritiene l’age verification uno strumento utile per proteggere i minori, mentre il 33% la ritiene fastidiosa, ma necessaria e solo il 15% la considera inutile. Il 76% ritiene che dovrebbe essere obbligatoria su tutte le piattaforme che offrono contenuti potenzialmente inappropriati per i minori e il 37% indica in 16 anni l'età “giusta” fino alla quale è necessaria la verifica. La consapevolezza dell’importanza dell’age verification è comunque più alta tra i genitori, dove la percentuale di chi la ritiene una pratica utile e necessaria sale al 71%.
Anche in merito all’intelligenza artificiale una delle preoccupazioni principali dei ragazzi (40%) è legata alle fake news, ovvero al timore di non riuscire a capire quali siano le informazioni affidabili e quali no. L’Ia sta modificando profondamente anche lo scenario del cyberbullismo e dello sfruttamento sessuale online, introducendo nuovi rischi legati alla generazione e alla diffusione di contenuti di abuso e violenza. I deepfake, in particolare, costituiscono una delle minacce più preoccupanti legate all’Ia nel contesto di CSAM (Child Sexual Abuse Material) e CSEM (Child Sexual Exploitation Material). I giovani affermano infatti che un deepfake che li ritrae causerebbe in loro forti disagi emotivi: il 40% teme, per esempio, che tali contenuti possano distruggere le loro relazioni sociali e la loro reputazione.
«Affrontare la sfida di costruire un ambiente digitale più sicuro e inclusivo richiede un impegno globale» commenta il presidente di Telefono azzurro, Ernesto Caffo. «È fondamentale investire in infrastrutture sostenibili – sostiene - rafforzare la governance delle piattaforme digitali per proteggere i diritti dei minori e promuovere una cooperazione internazionale che riduca le disuguaglianze». Anche le piattaforme, per Caffo, «devono farsi promotrici di questo cambiamento e privilegiare il benessere di bambini e adolescenti rispetto agli interessi commerciali, promuovendo l’educazione digitale sia per i più giovani che per genitori ed educatori. È una responsabilità collettiva verso un futuro in cui ogni bambino possa prosperare in un ambiente digitale sicuro e favorevole al suo sviluppo. Ogni passo in questa direzione – conclude - rappresenta un investimento per un domani più equo, sostenibile e inclusivo per tutti i minori del mondo».
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