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Rischio Hikikomori tra gli adolescenti italiani: aumentano i “ritirati sociali”
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    Sam Wolff from Phoenix, USA, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons
Redazione
Dopo la pandemia è cresciuto il numero di adolescenti che non incontrano più i loro amici nel mondo extrascolastico. Ma in molti si 'disconnettono' anche dalle interazioni virtuali

Il numero di adolescenti italiani che non incontrano più i loro amici nel mondo extrascolastico è sensibilmente aumentato dopo la pandemia.

A questo risultato è giunto uno studio condotto dal gruppo di ricerca “Mutamenti sociali, valutazione e metodi” (MUSA) dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Cnr-Irpps), che ha indagato, attraverso un approccio di tipo socio-psicologico, l’eziologia del ritiro sociale identificando i fattori che scatenano questo comportamento tra gli adolescenti.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature, si è basata sui dati di due indagini condotte dal gruppo nel 2019 e nel 2022 su studenti di scuole pubbliche secondarie di secondo grado e su campioni rappresentativi a livello nazionale composti rispettivamente da 3.273 e 4.288 adolescenti con un’età compresa tra 14 e 19 anni. Sono stati identificati tre profili di adolescenti: le “farfalle sociali", "gli amico-centrici” e i "lupi solitari": proprio all’interno di quest’ultimo profilo, è stato individuato un sottogruppo composto da adolescenti che non incontrano più i loro amici nel mondo extrascolastico, il cui numero è quasi raddoppiato dopo la pandemia, passando dal 5,6% del 2019 al 9,7% del 2022. Si tratta dei “ritirati sociali”.

Precedenti studi dello stesso gruppo di ricerca avevano già chiarito le cause di alcuni effetti negativi del mutamento delle interazioni sociali accelerato della pandemia, «che ha esacerbato la trasposizione delle relazioni umane verso la sfera virtuale» spiega Antonio Tintori, tra gli autori del lavoro assieme a Loredana Cerbara e Giulia Ciancimino del gruppo di ricerca MUSA. «Si è visto in particolare – precisa -che l’iperconnessione, ossia la sovraesposizione ai social media, ha un ruolo primario in questo processo corrosivo dell’interazione e dell’identità adolescenziale e successivamente del benessere psicologico individuale. L’iperconnessione è principale responsabile tanto dell’autoisolamento quanto dell’esplosione delle ideazioni suicidarie giovanili». Lo studio mostra «che non solo dal 2019 al 2022 sono drasticamente aumentati i giovani che si limitano alla sola frequentazione della scuola nella loro vita – aggiunge Tintori - ma anche nel mondo adolescenziale è significativamente diminuita l’abitudine a trascorrere il tempo libero faccia a faccia con gli amici: i “lupi solitari” sono addirittura triplicati in tre anni, passando dal 15 al 39,4%».

Sebbene leggermente più diffuso tra le ragazze, il fenomeno riguarda entrambi i sessi e non presenta sostanziali differenze regionali, di tipologia scolastica frequentata o di background socio-culturale ed economico familiare, come invece si è supposto in passato. Questo starebbe a indicare che il problema sta diventando globale ed endemico.

Ad accomunare questi giovani sono la scarsa qualità delle relazioni sociali (con i genitori, in particolare con la madre), la bassa fiducia nella relazioni, la vittimizzazione da cyberbullismo e bullismo, iperconnessione da social media, scarsa partecipazione alla pratica sportiva extrascolastica e insoddisfazione per il proprio corpo. Questi fattori, alimentati dalle pressioni sociali a conformarsi a standard irraggiungibili, erodono l'autostima favorendo un senso di inadeguatezza nelle interazioni sociali con i coetanei.

«Abbiamo, inoltre, constatato - aggiunge Tintori - che coloro che già versano in uno stato di ritiro sociale presentano un uso più moderato dei social media: ciò apre all’ipotesi che, all’aumentare del tempo di isolamento fisico ci si disconnetta gradualmente anche dalle interazioni virtuali, ossia ci si diriga verso la rinuncia totale alla socialità».

Il fenomeno, assimilabile a quello degli hikikomori del Giappone, secondo gli studiosi potrebbe generare una vera e propria emergenza sociale.

Il gruppo di ricerca MUSA avvierà ora una vasta indagine che coinvolgerà migliaia di adolescenti per cinque anni con lo scopo di rispondere agli interrogativi ancora aperti e chiarire maggiormente i fattori del processo che conduce all’auto-isolamento.

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