- Immagine
DidascaliaImmagine: Jean-Pierre Dalbéra, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
L’abitudine a fare confronti con gli altri e una rete sociale più debole sono due campanelli di allarme che possono indicare i ragazzi con un rapporto problematico con i social network. È il dato che emerge da uno studio coordinato dall’Università degli Studi di Palermo pubblicato sulla rivista PlosOne.
«Negli ultimi anni sono emerse crescenti preoccupazioni circa il potenziale impatto negativo dell’uso dei social media sul benessere degli adolescenti», scrivono i ricercatori. Tuttavia, la ricerca non è riuscita a giungere a conclusioni condivise e a comprendere se i potenziali effetti dannosi dei sociali siano generalizzabili a tutti gli utenti o se, invece, esistano condizioni individuali o di consumo che espongono a un maggior rischio.
Nello studio, i ricercatori hanno coinvolto circa 400 ragazzi tra i 13 e i 18 anni in due scuole di Palermo e Napoli, sottoponendo loro una serie di questionari.
La buona notizia è che «la maggior parte (il 58,31%) del campione ha mostrato un modello non problematico di utilizzo dei social media», scrivono i ricercatori. Oltre a questi erano però presenti altri due gruppi: uno (16,13%), che trascorreva molto tempo sui social, ma che nel complesso non destava particolare preoccupazione; un ultimo gruppo, a cui facevano capo il 25,56% dei ragazzi che, invece, aveva un profilo più a rischio, dal momento che presentava un alto livello di dipendenza dai social e un loro utilizzo molto intenso. A questo gruppo appartenevano soprattutto ragazzi che tendevano a fare confronti con gli altri e avevano più bassi livelli di supporto sociale.
Per i ricercatori lo studio mostra la complessità del rapporto tra ragazzi e social. Inoltre, emerge che il tempo trascorso sulle piattaforme non è l’unica variabile. Soprattutto lo studio «suggerisce che le differenze individuali dovrebbero essere esplorate per il loro contributo a un uso più o meno "sano" delle piattaforme di social media online tra gli adolescenti», concludono i ricercatori.
Su argomenti simili
La partecipazione continuativa ad attività sportive organizzate durante l’infanzia è associata a una riduzione dei comportamenti oppositivo-provocatori nella prima adolescenza, in particolare tra i ragazzi.
A dimostrarlo è un nuovo studio condotto da Matteo Privitera, affiliato al Dipartimento di Sanità pubblica, medicina sperimentale e… Leggi tutto
Cinque milioni di italiani a rischio dipendenza, 910 mila giovani che “si sballano” regolarmente e 79 nuove sostanze psicoattive individuate solo nell’ultimo anno.
È il quadro allarmante che apre il Congresso nazionale della Società italiana patologie da dipendenza (Sipad), in programma dal 19 al 21 novembre a Roma.
«Non… Leggi tutto
Nel sistema di cura della salute mentale esiste una “terra di mezzo” dove molti giovani rischiano di perdersi: è il passaggio dai Servizi di neuropsichiatria infantile a quelli per adulti. In Italia, questa transizione è spesso brusca e disorganizzata, tanto che un paziente su due abbandona le cure proprio nella fase più fragile della propria… Leggi tutto
Sono impegnati da 7 a 35 ore la settimana, il 59% di loro assiste un familiare da oltre un anno e il 32% da più di tre: giovani in età di formazione e ingresso nel mondo del lavoro si assumono una responsabilità di cura quotidiana che ridefinisce progetti e priorità personali. Il 55% fa assistenza “per affetto”, ma otto su dieci chiedono con il… Leggi tutto
Oltre la metà degli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori non sa cos’è il ticket, uno su cinque non conosce il proprio medico di famiglia e oltre l’80% non ha mai usato il Fascicolo sanitario elettronico (Fse). In controtendenza, quasi il 40% utilizza tutti i giorni strumenti di intelligenza artificiale (IA).
Sono… Leggi tutto
Quasi la metà (47%) degli adolescenti tra i 14 e i 18 anni sceglie siti e articoli online per informarsi sulle pratiche sessuali; oltre un quarto (il 26%) pensa sia frequente subire o assistere a discriminazioni legate all’orientamento o all’identità sessuale, il 22% a discriminazioni sessiste, mentre più di uno su tre (il 35%) a episodi di… Leggi tutto
Il 76% dei ragazzi ritiene che la verifica dell'età dovrebbe essere obbligatoria su tutte le piattaforme digitali, mentre gli argomenti per i quali dichiarano di avere più bisogno di informazioni per potersi difendere o per poterli evitare vi sono al primo posto le fake news (40%), seguite da privacy e dati personali (34%), cyberbullismo (32… Leggi tutto
Il numero di adolescenti italiani che non incontrano più i loro amici nel mondo extrascolastico è sensibilmente aumentato dopo la pandemia.
A questo risultato è giunto uno studio condotto dal gruppo di ricerca “Mutamenti sociali, valutazione e metodi” (MUSA) dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del… Leggi tutto
Dopo quasi un secolo la guerra è tornata a popolare gli incubi degli adolescenti italiani. Per quasi due su tre è un pensiero ricorrente.È forse questo il dato più forte che emerge dall’annuale Indagine nazionale sugli stili di vita degli adolescenti che vivono in Italia realizzata dal Laboratorio Adolescenza e Istituto di ricerca IARD.
… Leggi tuttoIl mondo medico e quello sportivo organizzano il “Campionato della Salute” per i più giovani. Attraverso giochi, domande, approfondimenti ciascun giovane potrà “on line” aumentare la propria educazione e formazione su temi fondamentali come i corretti stili di vita.
… Leggi tutto«La storia si sta ripetendo. L’industria del tabacco cerca di vendere ai nostri figli la stessa nicotina, ma in imballaggi diversi. Queste industrie stanno prendendo di mira attivamente scuole, bambini e giovani con nuovi prodotti che sono essenzialmente una trappola al gusto di caramella». Le parole sono del direttore generale dell’Oms Tedros… Leggi tutto
Piccoli dispetti o gravi prepotenze. Il cyberbullismo striscia silenzioso tra i ragazzi. Ha mille forme: violenze verbali via telefono, condivisione di foto senza il consenso, esclusione dai gruppi online, ricatti. E coinvolge i più giovani sia nelle vesti di vittime sia di persecutori. Uno su 6 tra gli 11 e i 15 anni riporta di aver subito… Leggi tutto
Sono consapevoli del valore del servizio sanitario nazionale, considerano la salute come frutto dell’interazione tra uomini, animali e ambiente, tuttavia, 1 su 3 non ha mai visto il proprio medico di famiglia. È il ritratto degli studenti delle scuole superiori che emerge da un’indagine della Fondazione Gimbe in 8 istituti scolastici di Bologna… Leggi tutto
Mancanza di sviluppo puberale, infertilità e talora assente o ridotta capacità olfattiva. Sono i tratti clinici distintivi dell’ipogonadismo ipogonadonatropo congenito, una malattia endocrina rara che si stima colpisca un maschio ogni 30 mila. Uno studio internazionale, che ha coinvolto l’Università Statale di Milano e l’IRCCS… Leggi tutto
Aumentano i casi di suicidio, aumenta l’aggressività tra i giovani, aumentano i disturbi mentali nelle persone che hanno avuto Covid. Non si assiste però a un corrispondente aumento degli specialisti che si occupano di persone affette da disturbi mentali. Il servizio sanitario fatica a soddisfare i bisogni dei pazienti. È quanto emerge dall’… Leggi tutto
Prima bambino, poi adulto. Il passaggio dal pediatra al medico “dei grandi” è un passaggio delicato per tutti. Ma lo è a maggior ragione per chi soffre di malattie reumatiche, per chi deve lasciare il pediatra reumatologo ed essere preso in cura dal reumatologo degli adulti.
Questa fase della presa in carico non viene gestita dai… Leggi tutto
In Italia solo l’8,2% degli adolescenti svolge almeno un’ora al giorno di attività fisica moderata o intensa secondo quanto raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il 18,2% è in sovrappeso e il 4,4% obeso. Il periodo post-pandemia registra un netto peggioramento degli stili di vita degli under 18 del nostro Paese. Prima… Leggi tutto
Per l’anagrafe erano ancora bambine e non si aspettavano che i cambiamenti del corpo indicativi del passaggio alla fase adolescenziale arrivassero così presto. È uno dei tanti effetti della pandemia, tra i meno studiati finora. A metterlo in evidenza è uno studio italiano su 133 ragazze: nell’arco di quattro anni, tra gennaio 2016 e marzo 2020… Leggi tutto
