L’ipotesi
L’inaspettato legame tra i batteri intestinali e le malattie genetiche della vista
  • Immagine
    Didascalia
    Immagine: Nicola Fawcett, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
Redazione
Un nuovo studio su Cell individua un legame tra le mutazioni genetiche responsabili di malattie della retina e la presenza di batteri intestinali negli occhi. Suggerendo la possibilità di un approccio terapeutico a base di antibiotici. Ma le incognite sono ancora tante

Lo studio appena pubblicato su Cell potrebbe segnare un punto di svolta nella ricerca sulle malattie genetiche della vista. Il condizionale è d’obbligo perché la scoperta, che per molti aspetti appare rivoluzionaria, deriva da studi su animali e deve essere ancora verificata sull’uomo. 

Secondo i ricercatori, le mutazioni genetiche, in particolare quelle del gene CRB1, non sarebbero le sole responsabili di malattie della retina come come la retinite pigmentosa (RP) e l’amaurosi congenita di Leber (LCA). Sorprendentemente contribuirebbero allo sviluppo delle patologie anche i batteri intestinali che, fuoriusciti dalle pareti dell’intestino, viaggerebbero fino all’occhio danneggiandolo. 

L’ipotesi in un primo momento stupisce per due ragioni: intanto per la distanza tra i due organi, ma anche per la presenza negli occhi di uno strato di tessuto che serve da barriera difficile da oltrepassare. In realtà, approfondendo la questione, emerge che ricerche precedenti avevano suggerito che la presenza dei batteri negli occhi non è così rara come si pensava. E il nuovo studio lo conferma individuando anche un nesso tra l’anomalia genetica associata alla malattia della vista e la presenza dei batteri intestinali negli occhi. 
Le mutazioni del gene CRB1, oltre a indebolire la barriera protettiva introno all’occhio, indeboliscono i legami tra le cellule che rivestono il colon favorendo così la fuoriuscita dei batteri. 
I ricercatori hanno osservato che i topi con mutazione del gene CRB1 che erano stati totalmente privati dei batteri intestinali  non mostravano segni di anomalie nella retina al contrario degli animali con la stessa mutazione e con livelli normali di batteri intestinali. 

Inoltre, dopo la somministrazione di antibiotici il danno agli occhi risultava ridotto.

«Ciò suggerisce che le persone con mutazioni CRB1 potrebbero trarre beneficio dagli antibiotici o dai farmaci antinfiammatori che riducono gli effetti dei batteri. Se questo nuovo approccio terapeutico si dimostrasse valido potrebbe trasformare la vita di molte famiglie»,  afferma Richard Lee, oftalmologo dell’University College London coautore dello studio. 

Troppo belle per essere vero? Lo studio, in effetti, presenta alcuni limiti evidenti che invitano a frenare gli entusiasmi. Secondo Jeremy Kay, neurobiologo della Duke University di Durham negli Stati Uniti, intervistato da Nature, è troppo presto per poter ipotizzare una terapia antibiotica per malattie genetiche della vista. Lo scienziato individua due punti deboli nello studio. Innanzitutto, la malattia della vista negli animali si sviluppa in tempi molto più lunghi rispetto alla durata dello studio e quindi i danni agli occhi potrebbero essere emersi più avanti anche nei topi privati dei batteri all’insaputa dei ricercatori. Inoltre, manca la certezza che la quantità di batteri presente negli occhi sia sufficiente a danneggiare la vista. Resta da capire, infine, come mai la fuoriuscita di batteri dall’intestino negli animali con la mutazione CRB1 non provochi infezioni anche in altre parti del corpo. 

 

Ricevi gli aggiornamenti di HealthDesk

The subscriber's email address.

Su argomenti simili

Un integratore pensato per accompagnare l’uso degli antibiotici e proteggere il microbiota intestinale ha ottenuto il primo premio Innovation & Research a Cosmofarma 2026. Il riconoscimento è stato assegnato «per l’elevato valore scientifico e l’approccio innovativo nella gestione del microbiota durante terapia antibiotica, con un beneficio… Leggi tutto

Con l’avanzare dell’età la memoria tende a diventare meno affidabile. È una convinzione diffusa, quasi un luogo comune. Eppure non è una regola universale: alcune persone restano mentalmente lucide anche a cento anni, mentre altre iniziano a sperimentare difficoltà già nella mezza età. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica… Leggi tutto

Un possibile nuovo alleato dell’immunoterapia arriva dall’intestino. Un ampio studio italiano, pubblicato su Nature Medicine, suggerisce che il trapianto di microbiota fecale proveniente da donatori che hanno già risposto in modo ottimale al trattamento può migliorare la risposta clinica nei pazienti con carcinoma renale metastatico che… Leggi tutto

Uno studio internazionale a cui ha preso parte anche l’Italia con il Cnr-Ispaam, l’Università di Roma Tor Vergata e l’Istituto Neuromed, ha rivelato che il batterio intestinale Dysosmobacter welbionis svolge un ruolo chiave nel proteggere la salute del fegato e nel prevenire e migliorare possibili disturbi di natura metabolica. Questo batterio… Leggi tutto

Il microbioma di bambini e bambine viene modellato non solo dalla famiglia ma anche dalle relazioni sociali fin dalla tenera età. La conferma arriva da un lavoro condotto al Dipartimento di Biologia cellulare, computazione e integrata dell’Università di Trento e pubblicato dalla rivista scientifica Nature.

Il risvolto pratico di queste… Leggi tutto

Il microbiota intestinale potrebbe un giorno diventare uno strumento di routine per la diagnosi precoce di tante malattie e di guida al trattamento. Al momento, però, mancano solide evidenze scientifiche a supporto di queste indicazioni. Nonostante ciò si moltiplicano le offerte di kit commerciali per effettuare “test fai-da”-te ancora del… Leggi tutto

Un gruppo di ricercatori dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano ha individuato nel nostro microbiota intestinale fattori in grado di predire, con un semplice test su cellule del sangue, quali pazienti con melanoma avanzato risponderanno all’immunoterapia e quali no, aprendo una nuova strada per lo sviluppo di un vaccino terapeutico… Leggi tutto

Una dieta basata su verdure e pesce allontana il rischio di tumore al colon. La conferma arriva da uno studio coordinato dall’Istituto di biologia e biotecnologia agraria del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr-Ibba) assieme al Dipartimento di Neuroscienze, psicologia, area del farmaco e salute del bambino (Neurofarba) dell’Università… Leggi tutto

Uno studio dell’Università di Bologna ha sperimentato un "intervento di biodiversità": per quindici giorni, in un campo estivo, dieci bambini residenti in aree urbane hanno interagito per circa dieci ore al giorno con i cavalli di una fattoria didattica. Al termine del periodo trascorso in ambiente rurale, il microbiota dei bambini si è… Leggi tutto

Lo stress cronico può scatenare o acutizzare malattie gastrointestinali, come la sindrome dell’intestino irritabile. Tutto dipende dalla presenza dell’ormai celebre e sempre più esplorato asse intestino-cervello. A gestire la comunicazione tra i due organi è ancora una volta il microbioma intestinale: lo stress induce dei cambiamenti nella sua… Leggi tutto