Lo studio real-world STEER presentato a Madrid al recente Congresso della Società europea di cardiologia (ESC)n mostra che semaglutide 2,4 mg riduce il rischio di eventi cardiovascolari maggiori del 57 per cento rispetto a tirzepatide in persone con sovrappeso o obesità e malattia cardiovascolare. Al Congresso dell'Associazione europea per lo studio del diabete (EASD, a Vienna dal 15 al 19 settembre) è stata presentata inoltre l’indagine INFORM, condotta su persone obese in cura con semaglutide 2,4 mg, che ha evidenziato come il farmaco contribuisca a placare i pensieri ricorrenti sul cibo (food noise).
I risultati dello studio STEER, in particolare, hanno mostrato che il trattamento con semaglutide 2,4 mg di Novo Nordisk è associato a una riduzione del rischio di infarto, ictus e morte per qualsiasi causa del 57 per cento rispetto a tirzepatide, nelle persone che non hanno interrotto il trattamento per oltre trenta giorni.
Considerando inoltre l'analisi statistica che includeva tutte le persone trattate nello studio STEER, indipendentemente da eventuali interruzioni del trattamento, semaglutide 2,4 mg ha mostrato una riduzione del 29 per cento del rischio di infarto, ictus e morte per qualsiasi causa rispetto a tirzepatide.
«Oggi stiamo assistendo a un importante sviluppo nella gestione del rischio cardiovascolare in persone con eccesso di peso e malattia cardiovascolare nota» osserva Giuseppe Musumeci, direttore della Struttura di Cardiologia del Mauriziano di Torino. La rilevanza dei dati dello studio STEER e quelli già noti dello studio clinico SELECT, sottolinea l'esperto, «è confermata dall’inserimento di semaglutide nelle linee guida ESC 2024 come terapia raccomandata nei pazienti con sindrome coronarica cronica e sovrappeso o obesità. L’eccesso di peso è presente in circa il 40 per cento dei pazienti cardiopatici – ricorda Musumeci – e aumenta il rischio di nuovi eventi; ogni due anni in più vissuti in sovrappeso o obesità, il rischio cresce del sette per cento».
L’indagine INFORM, condotta su oltre 500 persone con obesità e presentata all'EASD di Vienna, ha evidenziato inoltre come il farmaco abbia un effetto anche sul food noise (il “rumore alimentare”) che può influire notevolmente sul benessere mentale, sulla qualità della vita e sugli sforzi per perdere peso. Dopo aver iniziato il trattamento, il numero di persone che pensavano costantemente al cibo durante il giorno è diminuito del 46 per cento e di conseguenza circa due terzi degli intervistati (64 per cento) hanno riferito un miglioramento della propria salute mentale. Una maggioranza significativa ha anche riferito di aver adottato uno stile di vita più sano (76 per cento) e abitudini più salutari (80 per cento).
«Oggi sappiamo che questa molecola ha anche un effetto sui pensieri indesiderati e intrusivi sul cibo - commenta Paolo Sbraccia, presidente dell'Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation (IBDO) - favorendo un miglioramento del benessere mentale e abitudini più salutari. Si tratta del primo strumento che consente alle persone con sovrappeso e obesità di migliorare non solo il proprio peso, ma anche la salute mentale e l’aspettativa di vita».
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