occhiello
Lo studio
L’interazione sociale nel primo anno di vita arricchisce la diversità dei ceppi microbici intestinali
Redazione
Corpo

Il microbioma di bambini e bambine viene modellato non solo dalla famiglia ma anche dalle relazioni sociali fin dalla tenera età. La conferma arriva da un lavoro condotto al Dipartimento di Biologia cellulare, computazione e integrata dell’Università di Trento e pubblicato dalla rivista scientifica Nature.

Il risvolto pratico di queste conoscenze di base potrebbe riguardare future strategie di intervento basate sul microbioma. «L'uso della trasmissione artificiale del microbioma attraverso trapianti fecali in alcune categorie di pazienti oncologici sotto terapia immunoterapica, ad esempio – osserva Nicola Segata, professore di Genetica al Dipartimento Cibio e coordinatore scientifico del lavoro – è già stato tentato con successo in altri studi a cui abbiamo contribuito e comprendere i modelli di trasmissione potrebbe portare a strategie preventive e ad approcci bioterapeutici mirati».

Il gruppo di ricerca di Metagenomica computazionale ha indagato la trasmissione del microbioma in contesti e fasce d’età finora mai esplorati, avvalendosi della collaborazione dell’Ufficio Servizi per l'infanzia e istruzione del Comune di Trento e di tre nidi d'infanzia del territorio comunale.

In precedenti studi condotti sempre nello stesso laboratorio del Dipartimento Cibio era stata osservata la trasmissione di microbi nel corpo umano attraverso la madre già durante il parto e poi quella tra persone adulte conviventi. Ma la dinamica di come il microbioma della prima infanzia viene assemblato nei pochi anni dopo la nascita per diventare un ecosistema complesso e individuale in età adulta è ancora poco compresa.

L’ipotesi iniziale era che i primi contesti sociali nella vita di un essere umano, come i nidi d'infanzia, potessero essere luoghi di scambio e acquisizione di microbi intestinali. Un processo che plasma il microbioma durante i primi cruciali mille giorni di vita. L’analisi si è concentrata quindi su come vengono acquisite le componenti batteriche del microbioma.

Sono state 134 le persone coinvolte. Tra loro, 41 al primo anno di nido tra i quattro e i 15 mesi di età, i genitori, fratelli e sorelle e gli animali domestici presenti in famiglia, educatori, educatrici e personale in servizio nei nidi. Da settembre 2022 a luglio 2023 sono stati raccolti regolarmente campioni di ogni partecipante, che sono stati poi studiati attraverso il processo del sequenziamento metagenomico e dell’analisi bioinformatica dei dati ottenuti.

«Quello che abbiamo osservato – spiega Liviana Ricci, prima firmataria della ricerca – è che durante i primi tre mesi il numero di ceppi iniziava a essere condiviso da chi era nello stesso gruppo, ma non da coloro che frequentavano nidi d’infanzia diversi. Inizialmente, quindi, i bambini tra loro non avevano di norma nessun ceppo in comune. Alla fine della nostra attività abbiamo riscontrato che, in media, circa un 20 per cento dei ceppi presente in ognuno era condiviso con almeno un'altra persona al nido».

Uno dei risultati descritti nello studio riguarda per esempio il tracciamento di un singolo ceppo di Akkermansia muciniphila, una specie batterica comune nell'intestino. «Abbiamo rilevato – racconta Vitor Heidrich, coautore dello studio che si è occupato dell’analisi computazionale dei dati – il suo passaggio da una madre e un figlio a un coetaneo presente nella stessa classe e infine ai genitori di quest’ultimo, dove ha sostituito addirittura un ceppo residente esistente».

«Condividere gli stessi spazi, interagire socialmente nel primo anno di vita con coetanei contribuisce allo sviluppo del nostro microbioma tanto quanto l’acquisizione del microbioma dai membri della propria famiglia e questo porta a definire il corredo unico di batteri che ognuno di noi porta con sé» sottolinea Segata.

Un altro aspetto interessante ha riguardato l’impatto dei trattamenti antibiotici sulla dinamica di trasmissione microbiologica. «L’assunzione di antibiotico non solo elimina il patogeno per il quale il farmaco viene assunto – ricorda Segata - ma come effetto indesiderato diminuisce anche la quantità e varietà batterica del microbioma. Nel bambino invece, ed è questa la novità, nel periodo seguente al trattamento antibiotico si notava un incremento nell’acquisizione di nuovi ceppi o di nuove specie dai propri coetanei. Questo perché probabilmente il disequilibrio intestinale indotto dall’antibiotico rendeva l’intestino del bambino più pronto ad accogliere batteri esterni e ripristinare quindi una più adeguata configurazione microbica».
 

Ricevi gli aggiornamenti di HealthDesk

The subscriber's email address.

Su argomenti simili

Un integratore pensato per accompagnare l’uso degli antibiotici e proteggere il microbiota intestinale ha ottenuto il primo premio Innovation & Research a Cosmofarma 2026. Il riconoscimento è stato assegnato «per l’elevato valore scientifico e l’approccio innovativo nella gestione del microbiota durante terapia antibiotica, con un beneficio… Leggi tutto

Con l’avanzare dell’età la memoria tende a diventare meno affidabile. È una convinzione diffusa, quasi un luogo comune. Eppure non è una regola universale: alcune persone restano mentalmente lucide anche a cento anni, mentre altre iniziano a sperimentare difficoltà già nella mezza età. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica… Leggi tutto

Un possibile nuovo alleato dell’immunoterapia arriva dall’intestino. Un ampio studio italiano, pubblicato su Nature Medicine, suggerisce che il trapianto di microbiota fecale proveniente da donatori che hanno già risposto in modo ottimale al trattamento può migliorare la risposta clinica nei pazienti con carcinoma renale metastatico che… Leggi tutto

Uno studio internazionale a cui ha preso parte anche l’Italia con il Cnr-Ispaam, l’Università di Roma Tor Vergata e l’Istituto Neuromed, ha rivelato che il batterio intestinale Dysosmobacter welbionis svolge un ruolo chiave nel proteggere la salute del fegato e nel prevenire e migliorare possibili disturbi di natura metabolica. Questo batterio… Leggi tutto

Il microbiota intestinale potrebbe un giorno diventare uno strumento di routine per la diagnosi precoce di tante malattie e di guida al trattamento. Al momento, però, mancano solide evidenze scientifiche a supporto di queste indicazioni. Nonostante ciò si moltiplicano le offerte di kit commerciali per effettuare “test fai-da”-te ancora del… Leggi tutto

Un gruppo di ricercatori dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano ha individuato nel nostro microbiota intestinale fattori in grado di predire, con un semplice test su cellule del sangue, quali pazienti con melanoma avanzato risponderanno all’immunoterapia e quali no, aprendo una nuova strada per lo sviluppo di un vaccino terapeutico… Leggi tutto

Una dieta basata su verdure e pesce allontana il rischio di tumore al colon. La conferma arriva da uno studio coordinato dall’Istituto di biologia e biotecnologia agraria del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr-Ibba) assieme al Dipartimento di Neuroscienze, psicologia, area del farmaco e salute del bambino (Neurofarba) dell’Università… Leggi tutto

Uno studio dell’Università di Bologna ha sperimentato un "intervento di biodiversità": per quindici giorni, in un campo estivo, dieci bambini residenti in aree urbane hanno interagito per circa dieci ore al giorno con i cavalli di una fattoria didattica. Al termine del periodo trascorso in ambiente rurale, il microbiota dei bambini si è… Leggi tutto

Lo studio appena pubblicato su Cell potrebbe segnare un punto di svolta nella ricerca sulle malattie genetiche della vista. Il condizionale è d’obbligo perché la scoperta, che per molti aspetti appare rivoluzionaria, deriva da studi su animali e deve essere ancora verificata sull’uomo. 

Secondo i ricercatori, le mutazioni genetiche… Leggi tutto

Lo stress cronico può scatenare o acutizzare malattie gastrointestinali, come la sindrome dell’intestino irritabile. Tutto dipende dalla presenza dell’ormai celebre e sempre più esplorato asse intestino-cervello. A gestire la comunicazione tra i due organi è ancora una volta il microbioma intestinale: lo stress induce dei cambiamenti nella sua… Leggi tutto