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Indagine europea
Alzheimer: servono diagnosi tempestive e assistenza primaria proattiva
Redazione
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Otto neurologi italiani su dieci concordano che diagnosticare precocemente la malattia di Alzheimer nelle fasi di declino cognitivo lieve (MCI) o demenza lieve sia fondamentale per offrire opzioni di cura significativamente migliori ai pazienti. È il dato nazionale che emerge da un’indagine di IPSOS commissionata da Lilly su 400 neurologi di Francia, Spagna e Germania insieme a cento specialisti italiani.

Oggi, però, meno del 20 per cento delle persone riceve una diagnosi accurata e tempestiva della malattia. Il divario tra le aspettative degli specialisti e la realtà della pratica clinica sembra essere legato a diversi fattori, tra cui lo stigma associato alla malattia di Alzheimer per cui, secondo la quasi totalità (97%) dei neurologi, i pazienti o le loro famiglie spesso cercano di nascondere o minimizzare i sintomi durante le visite iniziali.

Oggi sono circa 600 mila le persone con malattia di Alzheimer in Italia e si stima che siano complessivamente oltre un milione quelle con demenza; e che circa 3 milioni siano coloro direttamente coinvolti nell'assistenza ai loro cari che ne soffrono.

«Riconoscere la malattia di Alzheimer nelle sue fasi iniziali è decisivo: significa poter offrire trattamenti più adeguati – sottolinea Andrea Arighi, direttore della Ssd Malattie neurodegenerative del Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano - e, allo stesso tempo, costruire insieme al paziente e alla sua famiglia un percorso di cura più chiaro e sereno. Perché questo sia possibile è necessario superare lo stigma che ancora porta molte persone a minimizzare o nascondere i primi sintomi».

Secondo il 73 per cento dei neurologi italiani l’innovazione farmaceutica nel trattamento della malattia avrà un impatto positivo sulla qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie, e secondo l’85 per cento l'integrazione di innovazioni diagnostiche nella pratica clinica consentirà la diagnosi precoce della malattia, con il 41 per cento che evidenzia l’importanza della disponibilità di biomarcatori plasmatici. Emerge però la necessità di miglioramento dell’individuazione della malattia nell’assistenza primaria, con la richiesta di un approccio più proattivo da parte degli operatori sanitari nell'individuare i primi sintomi della malattia, tra cui i problemi legati alla memoria (75 per cento).

«Il diritto alla diagnosi, oggi, per i pazienti, presuppone tempestività di individuazione dei sintomi – interviene Patrizia Spadin, presidente dell’Associazione italiana malattia di Alzheimer - e quindi miglioramento in competenza e innovazione dei medici di medicina generale e dei Centri esperti. Una presa in carico adeguata e precoce e un accesso equo ai trattamenti, per i pazienti di oggi e per quelli di domani, significherà un peso e un costo inferiore della malattia sia a livello sociale che sulla vita delle persone».

Questa indagine «evidenzia l’urgente necessità di superare lo stigma e accelerare verso una diagnosi precoce – sostiene infine Elias Khalil, presidente e amministratore delegato Lilly Italy Hub - per trasformare l’assistenza nella malattia di Alzheimer. In occasione del mese dedicato all’awareness sull’Alzheimer, dobbiamo riconoscere di trovarci a un punto di svolta. È il momento di trasformare l’assistenza per questa malattia progressiva che colpisce milioni di europei e le loro famiglie.
 

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